Somma Vesuviana, il sequestro di beni all’avvocato indagato per evasione fiscale parte da un’inchiesta di due anni fa

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 L’operazione della Guardia di Finanza che ieri ha sequestrato beni per oltre 1.700mila euro ad un legale con studio in città, parte da lontano: da un’inchiesta del 2013 che ebbe come conseguenza misure cautelari per diversi avvocati del Foro di Nola e di Avellino, oltre che l’interdizione alla professione.

Le indagini che ieri hanno portato i militari della Guardia di Finanza della compagnia di Nola, guidata dal capitano Luca Modestino Gelormino, al sequestro dei beni dell’avvocato Nunzio Cerciello (due case, a Ischia e in Sardegna, quattro terreni, due automobili tredici conti correnti e vari oggetti di valore trovati nella sua abitazione) parte da lontano.

Le forze dell’ordine confermano infatti che l’applicazione della misura cautelare di ieri è in pratica segmento, la coda, di un’inchiesta che nel novembre 2013 portò all’applicazione di sedici misure cautelari, divieti di dimora e interdizione dalla professione, con 400 indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, corruzione, falsa testimonianza, frode assicurativa. Finirono sotto sequestro anche allora una villa di Ischia e beni per oltre 4 milioni di euro.

Quell’inchiesta durò oltre quattro anni e fu condotta proprio, oltre che dai carabinieri, dalla Guardia di Finanza di Nola agli ordini del comandante Gelormino coordinati dalla Procura di Nola. Si evidenziò allora che, a capo dell’organizzazione che in Campania truffava le compagnie assicurative, c’erano diversi professionisti che avevano messo su un ben collaudato sistema «inventandosi» falsi incidenti.

Fu accertato un totale di un milione e mezzo di euro di utili e al vertice dell’organizzazione c’erano proprio gli avvocati: finirono coinvolti vari studi legali, uno di Avellino e gli altri del Foro di Nola.  «Sono proprio i legali – scrisse allora la Procura nella richiesta cautelare (nei destinatari c’era anche lo studio dell’avvocato al quale ieri sono stati requisiti beni per un milione e 700mila euro) – a ideare, programmare ed attuare le singole richieste».

In tutto gli avvocati erano dodici e procacciavano falsi certificati sanitari servendosi di medici compiacenti: in tutto ne furono coinvolti 62, in servizio al Loreto Mare di Napoli, al Santa Maria della Pietà di Nola, all’Asl Napoli 3, qualcuno anche con trascorsi politici nell’hinterland vesuviano e nolano. Avvocati, medici, periti assicurativi, impiegati bancari, un sistema perfetto e rodato che assoldava intermediari e procacciatori per trovare persone comuni da impiegare, dietro compenso, come falsi testimoni.

Ma ieri, mentre la Guardia di Finanza agiva a Somma Vesuviana, i carabinieri della compagnia di Baiano scoprivano, guarda caso, un’altra truffa a Lauro, deferendo in stato di libertà dieci persone, di cui molte pregiudicate, residenti tra i comuni del Vallo di Lauro e dell’hinterland di Napoli, per aver truffato una nota compagnia di assicurazione. Anche lì, gli attuali indagati per truffa, potevano contare sulla complicità di alcuni professionisti del settore che prestavano la propria opera e le conoscenze in materia.

 

Daniela Spadaro
Daniela Spadaro
Giornalista professionista

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