Somma Vesuviana, il progetto “Insieme per costruire” tra la bellezza della vita e ricchezze architettoniche

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Il progetto Insieme per costruire – messo a punto da Don Nicola De Sena in collaborazione con le Associazioni di Promozione Sociale APS Soma & Psiche e Jesce sole!, comprende una serie di azioni volte a sostenere sia la ristrutturazione del complesso Casa delle suore nell’antico convento dei Carmelitani, sia la ricostruzione sociale, morale e psicologica della società dopo la pandemia.

 

 

Il progetto nasce concretamente per restituire possibilmente un mondo migliore alle future generazioni in relazione ai numerosi disagi che sono emersi negli ultimi due anni. C’è  tutta la voglia di voler agire concretamente. Il progetto di Don Nicola De Sena e delle associazioni  – tra cui si aggiungono Annalisa Durante, Smile for two e il Torchio – prevede non solo la realizzazione di una centro di socializzazione per bambini, adolescenti e giovani, ma la creazione di un centro d’ ascolto per le famiglie, una biblioteca, una mensa, un laboratorio di ristoro per i bisogni primari delle persone in difficoltà economica.

L’ APS Soma&Psiche, si è costituita nel 2017 e si configura come ente del terzo settore, che persegue finalità generali di utilità sociale: mira, dapprima, alla prevenzione ed alla cura del disagio fisico, emotivo e sociale; favorisce, successivamente, l’integrazione nel contesto sociale dei diversamente abili e di persone appartenenti a culture diverse; e, infine, promuove la formazione di cittadini ed operatori socio-sanitari in materia di benessere fisico, psichico e sociale.

Per l’occasione, abbiamo intervistato la Dott.ssa  Filomena Castaldo, nutrizionista e presidente APS Soma&Pische,

In relazione alla sua attività, quali sono le sue considerazioni sugli ultimi due anni di pandemia:

Sintetizzare gli ultimi due anni con una parola, probabilmente penseremmo al termine “paura”.  La paura di leggere l’esito di un tampone, di contagiare i propri cari o addirittura la paura di morire. Da una routine fatta di famiglia, lavoro e progetti personali, molti si sono ritrovati a dover fare i conti con un profondo senso d’ angoscia costante e d’incertezza per il futuro. La paura del contagio ha portato, inoltre, a ridurre drasticamente i rapporti sociali e se da una parte i lockdowns sono stati necessari, dall’altra hanno creato situazioni estremamente difficili da gestire, sia dentro che fuori casa, per i più giovani in particolare”.

Riguardo alle sue conoscenze, che tipo di ambiente manca ai bambini e agli adolescenti in questa società?

L’isolamento ed i digiuni coinvolgono la stessa area cerebrale. La socialità appare tra i bisogni fondamentali (come cibo e sonno). Per quanto questa categoria tenda a passare inosservata ad alcuni, in realtà la pandemia sta avendo su bambini e adolescenti forti ripercussioni che rischiano di influenzare il loro normale sviluppo. Per questa ragione è necessario assumere un occhio di riguardo verso questa fascia di età, creare degli ambienti sicuri al di fuori degli ambienti scolastici e familiari, dove è possibile mettersi in gioco, costruendo la propria identità, scoprendo e fortificando i veri valori della vita, quelli che abbiamo respirato da piccoli, frequentando le stesse mura del complesso architettonico conventuale che vogliamo contribuire a ripristinare

Quali sono stati, in particolare, gli effetti psicologici della pandemia?

“Alcuni escono e trasgrediscono con atti di vandalismo; altri, al contrario, reagiscono guardando serie TV o giocando alla Play Station tutto il giorno. Logico è  un continuo peggioramento della qualità del sonno, una difficoltà di concentrazione ed un aumento dei sintomi depressivi. Il conseguente bisogno di alleviare l’umore, la solitudine profonda e i sintomi depressivi ha fatto si che aumentassero alcune dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo, i videogiochi, la pornografia, dal cibo con il conseguente aumento dei Dan – disturbi del comportamento alimentare e nutrizionale (anoressia, bulimia, Binge eating disorder, vigoressia, ortoressia)”.

Di quali bisogni sociali siamo in cerca?

“Abbiamo bisogno degli altri come del pane per vivere. Non è soltanto un modo di dire. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista “Nature Neuroscienze”, infatti, i nostri bisogni sociali, di comunanza di scambio con gli altri esseri umani accendono nel nostro cervello le stesse aree stimolate dalla fame. Fame da Cibo. Dunque la socialità come cibo per la mente? Sembrerebbe di si. La flessione economica causata dalla pandemia, la guerra in Ucraina, hanno avuto un impatto drammatico sul mercato del lavoro. Ciò ha portato ad aggravare le disuguaglianze, ad aumentare il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale e a limitare l’accesso ai servizi”.

Come bisogna intervenire?

“Anche se il virus ci ha insegnato a guardare ogni persona con diffidenza, come possibile portatore d’ infezione e di malattie e ha insidiato in tutti noi l’inganno, il sospetto, il timore in modo subdolo e profondo: ha introdotto nella nostra società l’idea che l’altro possa portare qualcosa di cattivo e dannoso, anche se involontariamente, noi crediamo che tutto ciò possa essere ribaltabile se si interviene con intelligenza e concretezza! Bisogna rispolverare il concetto di “bellezza” della “vita” a partire dal ripristino delle “ricchezze” architettoniche già presenti sul nostro territorio e restituirle ai bambini agli adolescenti ai giovani perché possano crescere sani cittadini di comunità”.