Bisognerebbe pur dirglielo. Forse i vicini glielo hanno detto. Chissà? Per la verità dovrebbe averglielo detto l’Autorità locale. Quando gli hanno concesso l’uso del piccolo spazio pubblico antistante, poi riparato dai vasi con siepe. Immaginiamo gli abbiano illustrato il “prezioso” reperto che lo delimita ad occidente. Chissà?
Ma l’autorità sa del “prezioso” reperto stradale? Dovrebbe saperlo. Ne parlano diversi libri e pubblicazioni. Tra questi uno commissionato dal Comune. “I Fasti di Somma” (wow!). Era il 1974. Amministrazione Antonio D’Ambrosio. Altri tempi direte. Sì. Ma il reperto risale al terzo secolo, ha dunque 1700 anni (doppio wow!). Inoltre l ‘Amministrazione Alfonso Auriemma (1993 -1997), ancora tempi d’oro, se ne occupò aggiungendovi un cartello esplicativo, piccolino (si risparmiava su tutto), ma in bronzo e che sta ancora lì vicino, attaccato a spiegare.
E pensare che se n’è occupato l’ archeologo Matteo della Corte nel 1929. Ma tutta roba vecchia, state pensando? Ma certo! Senza questa “roba vecchia”, però, Somma sarebbe, esagerando, solo cemento e nullità. Per nostra grande fortuna abbiamo tantissima “roba vecchia”. Necessita però di un minimo di conoscenza per restituire al “nostro” passato comune il rispetto dovuto e la dignità richiesta.
Ma torniamo al nostro reperto. E’ un blocco in travertino (circa 60 cm per 80 x 70) usato come pietra di fondazione, paracarro, alla base del palazzo ex De Stefano costruito un paio di secoli fa, inizio via Gobetti, a sinistra (già via Valle) . E come accadeva allora si utilizzavano materiali, anche nobili, rinvenuti sul posto o nei dintorni.
Fin qui nulla di eccezionale. Ha incisa però una iscrizione latina risalente al terzo secolo dopo Cristo. Più o meno ben conservata fino a qualche anno fa. Ora si presenta nascosta alla vista. Ricettacolo di rifiuti vari e quindi diventata riparo di privati oggetti riposti, pubblici pali variopinti, ecc. E’ un vero peccato.
Parla di un certo Pubblio Probato che non doveva essere uno qualsiasi per l’Impero di Roma visto che il “cippo” doveva essere la base di una statua in marmo, posta lungo una strada o ai lati di un “forum”, a lui dedicata. Ha un grande valore scientifico per gli studiosi. Per noi sommesi dovrebbe avere un grande valore documentale perché ci porta ai primissimi secoli dopo l’eruzione del 79 d. C. Era, ed è, una straordinaria testimonianza di qualcosa di importante relativo alla grandezza di Somma di epoca romana, sepolta nel 472 d. C., nota già prima dello scavo della cosiddetta Villa Augustea di questi anni.
Dunque qualcosa bisogna pur fare per questo reperto pubblico, su strada pubblica. Ora vi vorremmo risparmiare la solita tiritera: se stava altrove, (per dire lontanissimo da Somma), ne avrebbero fatto una icona della comunità, un monumento, con segnali, luci, fiori ecc. Purtroppo per lui (reperto) sta a Somma, in via Gobetti, inizio, a valle. Starà lì, o nei pressi, da 17 secoli. Già per questo merita tanta dignità.
Eppure l’attività commerciale che lo sommerge non è invasiva, riguarda degustazioni, meditazioni, di solito serali. Chi meglio dei suoi clienti e avventori amanti di prelibatezze del palato potrebbe apprezzare, insieme alla bevanda ai malti e ai cereali vari, anche un pezzo di storia antica. Invece sta lì (la storia), ferma, innocua, trascurata da tutti. Non fa pagare fitto né tributi, ma nessuna se la tira. Verranno tempi migliori? Mah.
Speriamo che gli addetti, il gestore, il proprietario, l’operatore ecologico, qualche cliente, ecc. leggano almeno il Mediano. Oppure speriamo che chi legge il Mediano si adoperi nello informare gli addetti. Non costa niente, il leggere ed il rispettare. Necessita solo un po’ di maggiore attenzione da parte di un po’di bella gente (i lettori) per rendere così un po’ più bella ed interessante (sic!) la gente che non legge.




