Sabato scorso, una piccola delegazione rappresentativa di cittadini volontari, con il conforto indispensabile di storici locali (in primis Domenico Russo e Mimmo Parisi), ha ospitato la professoressa Marina D’Aprile, docente dell’Università Vanvitelli, per una ricognizione di massima del perimetro delle Mura Aragonesi del borgo Casamale. Insieme a lei lo storico Maurizio Bugno con Domenico Camardo e Mario Notomista, archeologi. Ovviamente sono solo i primi passi per un lavoro scientifico di approfondimento necessario per stabilire con maggior rigore la datazione della singolare opera difensiva. É indispensabile pertanto allargare il campo delle professionalità. Come è indispensabile la costituzione di un riferimento organizzativo per la definizione di programmi ed iniziative di respiro pubblico e di collegamento alla pubblica amministrazione. Di seguito l’accorato appello di Franco Mosca.
Nei mesi scorsi si è registrata una grande attenzione sul Casamale per vicende legate alla vita quotidiana di questo straordinario Borgo. Un po’ la coincidenza della Festa delle Lucerne un po’ eventi spiacevoli legati a rumorose e invasive frequentazioni notturne, non proprio gradevoli, hanno focalizzato la necessità di adottare nuove regole sulla viabilità, sulla limitazione del traffico veicolare, anche a invocare l’isola pedonale. Un complesso dibattito, molto utile ed ancora in corso.
Tutti hanno però compreso l’urgenza di decisioni significative per tentare soluzioni a problemi non nuovi ma che di anno in anno si fanno sempre più gravi. Non è la prima volta per la verità e non sarà l’ultima. Questo è segno di grande vitalità ma delle iniziative innovative vanno pur prese.
Tra i tanti incontri ve ne è stato uno avvenuto un po’ in sordina, promosso essenzialmente dall’associazione Amici del Casamale e da padre Giuseppe D’Agostino molto sensibile alle sorti del Borgo. Con il concorso di un gruppo di “intellettuali” si tentò una ricognizione su quello che era stato fatto e quello che dovrebbe essere fatto per il futuro della comunità. Vennero fuori diverse idee interessanti. Una in particolare coinvolse maggiormente.
Si possono intraprendere tante altre iniziative: tutte le feste possibili (anche se sono già tante quelle svolte ed in cantiere); tante manifestazioni di mobilitazione, civili e religiose; tanti convegni e pubblicazioni e via di seguito. Ma è arrivato il momento di intraprendere ragionamenti e approfondimenti che interessano l’esistenza stessa del Borgo. É arrivato il momento di accendere l’attenzione non più su dettagli (anche se importanti) ma sulla sostanza principale. In tutti questi decenni mai si è posto il problema della struttura “portante” del Casamale. Struttura che detta i connotati del Borgo, dal punto di vista storico, dal punto di vista geografico e dal punta di vista monumentale. Parliamo delle Mura Aragonesi. Lo stato delle Mura. Il futuro delle Mura.
É noto a tutti che un tratto del perimetro è transennato da tempo. Le piogge intensive dell’anno scorso fecero qualche ulteriore danno al tratto della Murazione di vico Torre. Come è noto a tutti il degrado del perimetro difensivo normanno-angioino-aragonese è totale. Nella quasi totalità del percorso è abbandonato a se stesso. Né un intervento riparatorio (tranne qualche eccezione presso il Convento dei Trinitari), né un restauro serio è intervenuto mai. Secondo noi, e secondo quel consesso civico, questo è il problema principale. Se non si mette mai mano a questo aspetto mai si potranno seriamente affrontare tutti gli altri problemi.
Senza affrontare questo tema e tentarne soluzioni è quasi inutile proporre altre iniziative. L’esempio ci viene da Santa Maria del Pozzo. Salvare gli affreschi delle chiese inferiori era ormai impossibile senza una ristrutturazione complessiva di tutto l’edificio. E fortunatamente così è andata. Affrontare i problemi del Casamale senza affrontare prima il degrado e l’abbandono della Murazione Aragonese è quasi inutile. La soluzione sta tutta lì. Se non si prende coscienza di quella storia e di quella importanza, il resto serve solo a distrarre la comunità. É necessaria una grande opera di restauro. Un grande, grandissimo progetto di valorizzazione. É difficile. Certo! E’ complicatissimo? Sicuro. Ma bisogna pur provarci, altrimenti quelle pietre che hanno resistito al tempo, alle eruzioni, agli assalti rotoleranno definitivamente nell’oblio. E forse ci sarà qualcuno che giustamente ce ne chiederà conto. A chi daremo la colpa?
Tutta Santa Maria del Pozzo (proprietà la Provincia dei Frati Minori) è stata restaurata. San Domenico (proprietà comunale) è quasi completata. Castello d’Alagno (proprietà comunale) quasi – finalmente (?)- agibile. E le mura cosiddette Aragonesi? Niente! Ma di chi sono? Chi ne è il proprietario? Chi ci deve mettere mano? É qui forse il problema? Può darsi.
Proviamo a fare il punto. I monumenti di cui sopra vantano un interminabile elenco di richieste di aiuto da parte dei religiosi, dei fedeli, degli appassionati di storia, di Enti vari e di cittadini comuni. Presentati i progetti i soldi li ha messi quasi tutti la comunità europea. Bisogna fare la stessa cosa per le nostre Mura! E’ impossibile? Niente è impossibile alla comunità sommese sopravvissuta a tante catastrofi. La differenza sostanziale non è nella proprietà, ma nella mancanza di richieste di aiuto. La realtà è che non se ne occupa nessuno. Non c’è il religioso di turno. Non c’è il fedele, non c’è l’appassionato di storia non c’è il cittadino comune e – mai – e non c’è l’Ente. Bisogna allora cominciare a ribaltare la congiuntura tutta negativa.
Accendiamo l’attenzione. Questo quindi il primo obiettivo. Proviamo ad adottare il presente e forse il futuro di questa opera colossale di cui godiamo un po’ tutti. Cominciamo ad accendervi su i riflettori. Cominciamo a convincere i proprietari della loro importanza. Cominciamo a chiedere per esempio al Comune di farsi promotore, presso se stesso, ma anche verso l’Enel, la Tim e così via, di eliminare tutti quei cavi elettrici che vi si appoggiano. Proviamo a chiedere a tutti i proprietari di renderle “visibili” o quantomeno a non nasconderle. Avviamo, dove possibile, la pratica di riconoscimento della loro “pubblica monumentalità”.
Per fare questo lavoro è necessaria la totalità della comunità del Casamale ma anche di tutta Somma e di tutti gli enti preposti (Parco Nazionale e Sovrintendenza compresi). C’è bisogno di tutte le Associazioni, di tutte le competenze e Somma quando vuole ne ha da vendere. C’è bisogno di un’unità di intenti, altrimenti non si va da nessuna parte. Tutte le associazioni del Borgo devono assolutamente dare una mano. Questo è solo un grido di dolore e un primo tentativo di aiuto. C’è bisogno soprattutto del consenso di tutti gli abitanti e dei proprietari in particolare. Il sogno è quello di ripristinare dove possibile l’intera struttura originaria: merli e passerelle comprese. Questo sì che potrebbe segnare la svolta. Con un monumento non più ingombrante ma funzionale al posizionamento di tutta Somma in un contesto di turismo culturale di livello internazionale con presenze significative ed uniche di un numero incredibile di edifici storici-artistici unici.
Franco Mosca, Presidente della ProLoco di Somma Vesuviana






