Carmine Cimmino: “I cittadini di Somma sono fortunati e un po’ lo sono anche io”. Alla scoperta delle raffinate bellezze della Collegiata.
Ci sono in ogni occasione, ogni volta che bisogna mostrare il volto storico e culturale della loro amata città. Volti noti, giovani, appassionati, sorridenti. Attivisti sempre e comunque. Da sempre in prima linea per valorizzare le bellezze artistiche e monumentali di Somma e per organizzare manifestazioni importanti come quella delle Lucerne o del Palio. E proprio per dare continuità alla suggestiva feste delle lucerne, tenutasi all’inizio di agosto, e per preparare la strada al Palio 2015, questi giovani, che sanno stare e collaborare con tutte le associazioni del territorio, hanno messo in campo l’interessante iniziativa “Attimi vagabondi di storia”, ossia un viaggio tra i vicoli del Casamale per scoprire le bellezze infinite della Chiesa Collegiata e dell’intero borgo antico. A “formare” i giovani ci ha pensato Carmine Cimmino, scrittore e cultore della vesuvianità e non solo nonché punta d’eccellenza del nostro giornale. Con l’umiltà e il carisma che lo contraddistinguono, lo scrittore ottavianese ha incantato i giovani sommesi nell’ imponente e storica Chiesa Collegiata conducendoli agli orizzonti della storia e dell’arte.
“Non è una visita guidata – dice, serio, Carmine Cimmino – perché non sono abituato a “guidare”, e perché sulla Collegiata di Somma nulla posso aggiungere alle luminose “letture” che della Chiesa hanno dato gli storici sommesi”. E dunque l’incontro di domenica 23 agosto tra alcuni giovani di Somma e Carmine Cimmino, che insieme hanno visitato la Collegiata, è stata solo l’occasione per un confronto, “per dirci, ancora, una volta – dice il professore ottavianese – che siamo tutti colpevoli: la natura e la storia ci hanno dato tesori che meriterebbero rispetto, attenzione, amore: ma siamo tutti distratti da altre cose”. Carmine Cimmino fa notare che in questa Chiesa il barocco, essendo temperato, non fa contrasto con la struttura romanica , anzi costituisce un elegante “richiamo” allo schema complesso del sistema urbano: l’insieme, ribadisce Cimmino, è un “unicum” tra i sistemi architettonici del territorio. Egli condivide l’opinione del Bove che la quadreria della Chiesa risponda a un coerente disegno teologico, al cui centro c’è Maria Madre di Salvezza. Questo disegno viene condiviso da tutti i Vesuviani dopo l’eruzione del 1631, quando il culto della Madre che protegge sostituisce quello del Padre che giudica, e i riti e i carismi della Madonna Nera entrano a far parte della cultura del territorio: ma il fenomeno si manifesta a Somma con largo anticipo, e la cosa merita di essere approfondita. Cimmino invita i giovani a notare che questa “dialettica” è splendidamente espressa dai due quadri che ornano la Cappella della Madonna delle Grazie. Il quadro di San Michele vincitore degli angeli ribelli contiene elementi che uno storico sommese ha giustamente riportato a una matrice solimenesca: chi ha disegnato e colorato il diavolo che, steso sul dorso, viene con la testa verso lo spettatore è certamente un pittore che conosce tutti i segreti dell’arte.
Raffinata è la struttura del coro ligneo: Cimmino, dopo aver sottolineato l’eleganza del progetto e l’alta qualità delle soluzioni tecniche, fa notare il valore simbolico del delfino che orna gli stalli: il delfino è, già nei primi Padri della Chiesa, simbolo dell’anima che cerca il porto della salvezza, ma da Ildegarda da Bingen in poi è l’anima che si salva grazie alla devozione per la Madre di Cristo. Sul “retablo” di Angiolillo Arcuccio Cimmino non si discosta dalla lettura del Bove, ma fa notare la novità “teologica” del modo con cui Arcuccio imposta la relazione tra il Bambino e la Madre. “ Il Bambino, disteso sul cuscino rosso – il rosso è colore “imperiale” ed è prefigurazione del sangue della Passione – indica ai devoti la Madre, La investe del ruolo di Prima Patrona degli uomini, e di Regina della Salvezza: da qui l’importanza del trono su cui la Madre siede. E’ anche la Regina della Purezza: lo indica la vasta superficie del manto colorato d’azzurro, colore che da sempre è il simbolo della Purezza della Vergine. ( La Chiesa era consacrata, un tempo,alla Madonna della Sanità). Il carattere “fiammingo” di questo retablo sta anche nella ricchezza e nella preziosità dei colori usati dal pittore: tra l’altro, l’uso di pigmenti costosi ( l’oro, il color porpora, l’azzurro) è anche la prova della potenza e della ricchezza dei committenti.”. Cimmino promette ai giovani che riprenderà il discorso su questo capolavoro, ma li esorta a non trascurare la bellezza del Crocifisso che sta sull’altare maggiore: in sacrestia egli esprime qualche perplessità sull’attribuzione a Pacecco De Rosa del quadro della “Madonna delle Grazie”, pur riconoscendo la particolarità dell’iconografia e della impaginazione.
Alla fine, Cimmino ringrazia i giovani: “ Mi avete dimostrato che in questo territorio c’è chi non vuole arrendersi, chi sente ancora il bisogno di conoscere la storia e di confrontarsi con il bello. Se è vero che la Bellezza salverà il mondo, allora voi Sommesi siete fortunati, e meritate questa fortuna.”. E a questo punto egli non può trattenersi dal dire che suo padre era sommese, e che perciò anche lui è un po’ sommese.












