I carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza hanno sgominato una vasta rete costituita da 26 soggetti (tutti napoletani pregiudicati) dediti alla commissione di rapine e soprattutto di furti su tutto il territorio nazionale (in particolare Lombardia, Piemonte, Basso Lazio e Campania) in danno di supermercati.
Le indagini, condotte fra il febbraio e l’agosto di quest’anno traggono origine da una rapina commessa all’ufficio postale di Cesano Maderno (MB) in seguito alla quale incrociando i dati di telecamere autostradali, i carabinieri hanno individuato un gruppo di soggetti napoletani con precedenti specifici nei cui confronti sono state avviate attività di investigazione di carattere tecnico.
In breve si è delineato un vero e proprio contesto associativo finalizzato al compimento di reati predatori mediante la cosiddetta tecnica del buco, vale a dire la foratura di muri perimetrali di supermercati, banche, uffici postali dopo averne inibito i sistemi d’allarme tranciandone i cavi con l’asportazione del contante da casseforti o bancomat mediante l’utilizzo di cannelli ossiacetilenici.
Le indagini hanno evidenziato come l’individuazione degli obiettivi riguardasse anche furti ai danni di mezzi pesanti in sosta notturna presso aree attrezzate dove i rimorchi venivano svuotati caricandone le merci su altri mezzi pesanti procurati per l’occasione dai malviventi, ovvero furti a mezzi d’opera carichi di materiali per l’edilizia (flessibili, trapani, lampade, cacciaviti) al fine di procacciarsi il materiale per praticare i varchi d’accesso agli obbiettivi.
Il sodalizio era costituito da diversi soggetti con vere e proprie mansioni assegnate ai singoli in base alla posizione nella struttura piramidale associativa: individuazione dell’obiettivo, reclutamento della manovalanza, bonifica delle autovetture, briefing “operativo” prima della partenza per i crimini, vedette per controllo intervento pattuglie dell’Arma, disattivazione dei sistemi d’allarme, apertura casseforti con fiamma ossidrica.
La pianificazione dei colpi era assolutamente certosina, per quelli in Nord Italia i malviventi avevano affittato un’abitazione a Settimo Torinese (equidistante fra Milano e Torino così da ampliare il raggio d’azione senza appesantire gli spostamenti logistici) da cui partivano per le loro scorrerie giovandosi di ricetrasmittenti, telefoni dedicati (intestati a cittadini stranieri) da impiegare per ogni singolo episodio delittuoso, disturbatori di frequenze.
Nel mese di maggio, i malviventi, sentendosi braccati, hanno “limitato” la loro operatività alla sola Campania, al basso Lazio, all’alta Calabria ed alla Capitanata in Puglia, ma questo non ha impedito ai militari dell’arma di ricostruire numerosissimi furti riconducibili all’associazione criminale che aveva il suo nucleo nel “fortino” dei quartieri Barra e San Giovanni a Teduccio di Napoli dove sono state eseguiti la maggior parte degli arresti.
Di costoro 19 sono stati tradotti in carcere e 7 agli arresti domiciliari. 1 si trovava già in carcere per altra causa.
Oltre 250.000. euro il valore stimato della refurtiva sottratta.
(Fonte foto: rete internet)







