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Dati sconfortanti sul controllo dei rapporti tra clan e pubblica amministrazione in provincia di Napoli.

Tra il 2004 e il 2009 in provincia di Napoli sono stati sciolti per infiltrazioni o condizionamenti della camorra 16 comuni dei 90 presenti nel territorio. Una cifra, come dire, di tutto rispetto anche se non del tutto soddisfacente rispetto alla palese “mafiosità” di tanti municipi, se non altro attestata dalla facce assai poco rassicuranti di amministratori e funzionari pubblici.
Ma il “bello” sul fronte dei controlli è venuto dopo, nel quinquennio 2010-2015. Ebbene, in questi altri sei anni sono stati commissariati per mafia appena 4 comuni in provincia di Napoli: Gragnano nel 2012, Giugliano e Quarto nel 2013 e Arzano nel 2015. Dunque: uno nell’area stabiese, due in quella flegrea e uno nella cintura a nord di Napoli.

Tutto tranquillo, nulla da registrare, invece, nelle zone tra le più mafiose della Campania e dell’intero Paese e cioè nel Nolano e nel Vesuviano. Qui è come se non accadesse nulla. Da un pezzo. Tutti angioletti, tutti pubblici amministratori illibati da quelle parti. Tutta gente che si è praticamente rifatta una verginità.

A questo punto viene da chiedersi: ma nei comuni  e negli altri enti della provincia di Napoli la camorra non c’è più? E’ sparita? Si è ritirata? Padrini, reggenti e rampolli dei clan se ne sono andati in pensione? Hanno cambiato “mestiere” improvvisamente?

Ovviamente però la sensazione è un’altra ed è quella che purtroppo porta dritta a precise responsabilità politiche. Nell’ambiente locale dei controlli antimafia si vocifera di personaggi, peraltro sotto processo, della politica regionale e nazionale, che una volta preso il potere, qualche anno fa, hanno fatto ricorso a tutti i loro appigli per bloccare, neutralizzare, rimuovere chi tra le forze dell’ordine avrebbe voluto continuare a fare il proprio dovere, come nel periodo che va dal 2004 al 2009.

Una fase, questa, particolarmente prolifica sotto il profilo dell’azione preventiva antimafia. Un’attività che evidentemente ha dato parecchio fastidio.
Quindi meglio togliere di mezzo quei rompiscatole di 007 antimafia che nel napoletano hanno tentato di fare qualcosa, di dare l’esempio, di far vedere che lo Stato, quello vero, tutto sommato c’è ancora. Intanto lo stesso discorso fatto per i comuni si potrebbe fare anche per le aziende del riciclaggio.
Che nel Napoletano abbondano al punto da costituire un pericolo costante per l’economia onesta, legale. Un tessuto, quello pulito, sempre più impoverito, costretto ad arretrare costantemente davanti all’arrembaggio, spesso a prezzi ultracompetitivi, di locali, supermercati, bar, pub, ristoranti e pompe di benzina. Esercizi commerciali che tutti sanno essere il frutto del riciclaggio di danaro sporco ma che nessuno controlla più.
In provincia di Napoli infatti parallelamente alla diminuzione degli scioglimenti degli enti pubblici per mafia si registra pure una netta diminuzione delle interdittive, vale a dire dello strumento che il ministero dell’Interno ha per bloccare, congelare, neutralizzare società in chiaro rapporto con i clan.

(Fonte foto: rete internet)