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Sant’Anastasia, la «buona scuola» in un’iniziativa della scuola «Tenente Mario De Rosa»

Incontro importante all’auditorium del convento di Madonna Dell’Arco. Si è parlato di docenti e di scuola, ricordando che si deve puntare alla formazione.

Una sala gremita per l’incontro «La funzione docente alla luce della riforma scolastica – L.107/2015” organizzato dal I° istituto comprensivo di Sant’Anastasia Tenente Mario De Rosa. Il dirigente Maria Capone coadiuvata dal vicario Nunzia De Falco, ha presentato al pubblico l’intervento di Anna Armone, direttore della rivista trimestrale di Scienza dell’Amministrazione Scolastica, esperta in campo giuridico amministrativo. Il principio su cui si parte è la discussione riguardo la legge 107 che, nella sua prima stesura, tante piccole perplessità ha lasciato nel mondo docente, nonostante non ci sia ancora una vera modifica negli organi collegiali. Sappiamo che «Allo stato attuale, secondo i dettami della Legge 107, la formazione dei docenti assumerà un carattere obbligatorio, permanente e strutturale, rientrando all’interno degli adempimenti della funzione docente; a stabilirlo il comma 124 dell’art.1 che definisce una condizione di perentorietà e di continuità sul tema della formazione in servizio». È la differenza tra l’aspetto giuridico e amministrativo il punto chiave su cui ruota il discorso della Armone. Come sulla fondamentale relazione docente-dirigente, per cui mentre il dirigente ha un profilo compiuto, la figura dell’insegnante risulta essere sempre penalizzata. Seppur nata nel nucleo originario della costituzione, nel corso del tempo ha affrontato sempre e comunque la difficoltà, nata dalla riserva della libertà di insegnamento. Sembra un controsenso ma non lo è.

E mentre L’OCSE afferma che i paesi devono “formulare in modo chiaro e conciso cosa gli insegnanti devono sapere e devono essere capaci di fare……I profili devono essere stabiliti in base ad una visione molto ampia dell’insegnamento e includere una solida conoscenza della disciplina, competenze pedagogiche, la capacità di lavorare efficacemente con una grande varietà di studenti e colleghi, di apportare il proprio contributo alla scuola e alla professione, e la capacità di continuare a svilupparsi”. Il discorso riportato, vuole considerare i docenti -non come una massa indistinta, a cui lo Stato ha chiesto decenni fa di ripetere ogni giorno lo stesso “compito in classe” –  ma cominciare a considerarli finalmente come persone e come professionisti disposti ad assumersi impegni diversi, e a cui lo Stato chiede oggi di mettersi al servizio della scuola e dei colleghi, di non accontentarsi delle prospettive di carriere fondate sul mero dato dell’anzianità. Per fare questo è necessario ripensare la carriera dei docenti, per introdurre elementi di differenziazione basati sul riconoscimento di impegno e meriti oltre che degli anni trascorsi dall’immissione in ruolo.

 Occorre quindi, prima di ogni altra cosa, un nuovo status giuridico dei docenti, che consenta incentivi economici basati sulla qualità della didattica, la formazione in servizio, il lavoro svolto per sviluppare e migliorare il progetto formativo della propria scuola…” E fare in modo che non sia tutto lasciato fermo su carta mentre inevitabilmente ci si chiede cosa rimane di tutto questo scritto contenuto in quella Buona Scuola in cui tanti avevano creduto… Niente, dice la dottoressa. Niente per una serie di problematiche e variegate responsabilità da affrontare con lunghissimo dialogo. Occasioni di incontro come queste tra condivisioni, e chiarimenti possono essere alcune delle strade da percorrere per credere in una legittimità veritiera, fatta di diritti, che viaggiano di pari passo con i doveri ai quali nessuno vuole sottrarsi. E mentre l’aula si scalda a discutere sulla legittimità della valutazione dei docenti si si dibatte ancora sul fatto che fino ad oggi il sistema di equiordinazione tra il dirigente e la quota professionale dei docenti non ha funzionato, e forse perché l’attribuzione di potere deve correlarsi alla responsabilità del suo esercizio e del risultato raggiunto. E nella scuola questa correlazione necessita ancor più dalla presenza di utenti finali che godono di un diritto soggettivo di natura pubblica, il diritto all’istruzione e alla formazione. Diritto di tutti.

(Fonte foto: rete internet)

 

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