Sono tanti, tantissimi, i post commemorativi per l’anniversario della morte di Giancarlo Siani pubblicati ieri sui social, tanti gli articoli che sulla carta stampata e sul web lo ricordano. Due parole non costano nulla ma la biblioteca di Madonna dell’Arco, intitolata proprio al giornalista, è ancora interdetta al pubblico.
«Dopo 31 anni, Giancarlo Siani ancora vive» – scrive il sindaco Abete sulla sua pagina facebook. Dopo un anno la biblioteca, unica struttura a Sant’Anastasia che porta il nome del giornalista del Mattino ucciso dalla camorra, è ancora «morta».
Toccante e puntuale il ricordo di Abete (o di chi per lui cura la pagina facebook ufficiale del sindaco) nel giorno dell’anniversario della morte di Siani. Eccolo: «Il 23 settembre di 31 anni fa, 12 colpi di arma da fuoco tentarono di imporre il silenzio, quello stesso silenzio che Giancarlo aveva efficacemente rotto durante la sua breve ma intensa carriera da cronista, durante quale si era gettato anima e corpo nel ricomporre e rendere chiaro il crudele e complesso sistema criminale della camorra. C’e voluto tantissimo tempo per cercare, in qualche modo, di dargli giustizia ma il suo più grande risultato, aldilà dei suoi preziosi articoli pubblicati su Il Mattino, divenuti veri ed autentici spaccati di realtà storica, è appunto quello di essere diventato un faro, un punto di riferimento per chi non si è piegato e per chi continua a combattere. In via Romaniello, a Napoli, Giancarlo è stato ricordato stamane con l’inaugurazione di questo murale. Lo ricordo e spero lo facciate tutti, con orgoglio e tanta speranza».
Bene ha fatto il sindaco a non dimenticare ma se chi passa in via Romaniello, o in altri luoghi dedicati a Siani (come la rampa adiacente la salita Arenella), potrà ora ricordare dedicando un pensiero a Giancarlo, chi invece transita in via Arco e guarda la biblioteca a lui intitolata non può provare né sentimenti di orgoglio, né di speranza. Quell’intitolazione la volle, fortemente, il sindaco Enzo Iervolino. Toccò poi al sindaco Carmine Pone, in un partecipatissimo convegno, apporre la targa commemorativa. Ad oggi, basterebbe un mini sondaggio da sottoporre alla città per capire chi ricordi che quella struttura è intitolata al giornalista o, ancor peggio, chi sappia che a Sant’Anastasia una biblioteca (almeno di nome, vista la scarsa dotazione anche quando era aperta) c’è.







