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San Sebastiano, ma cos’è la protezione civile?

Abbiamo incontrato il nuovo presidente di “Save me”, la ONLUS che ricopre le mansioni di protezione civile a San Sebastiano al Vesuvio. I suoi chiarimenti e le nostre perplessità.

Lanciare le provocazioni come pietre può far male, a chi le riceve così come talvolta anche a chi lo fa. Questo accade per il fatto che, pur essendo consapevoli di toccare l’altrui suscettibilità, si agisce per innescare una reazione positiva e propositiva di una controparte apparentemente distratta o assopita.

È accaduto un qualcosa di simile dopo il nostro articolo sulla protezione civile di San Sebastiano al Vesuvio, dopo l’aver esposto, senza mezzi termini, i nostri dubbi a riguardo le mansioni e la funzionalità della struttura locale. Siamo per questo stati contattati da Giuseppe Cacace, l’attuale presidente dell’associazione “Save me” e abbiamo cercato di chiarire alcuni passaggi fondamentali della questione.

Finalmente sappiamo che, non solo esiste una associazione di Protezione Civile a San Sebastiano ma che c’è anche un presidente e questo francamente ci fa piacere, per il semplice fatto che non era stato reso noto alcun atto dell’avvicendamento e, in base alle affermazioni fatte dal suo predecessore e dal prof. Rolandi (autore del PEC), a sua volta informato dal Comandante dei Vigili Urbani, non si capiva se ci fosse un organo simile ad operare sul territorio comunale. In verità ci era stato detto che non esisteva e quindi, essendo la PC un organo innanzitutto statale, ci viene il dubbio che ci si riferisse a quella e non a una delle tante associazioni che potrebbero collaborare in tale contesto. Ma va bene così, esiste un’associazione, la “Save me” e questa dovrebbe dunque ricoprire le funzioni di protezione civile grazie a una convenzione con il Comune di San Sebastiano e questo sembrerebbe esser un bene e auguriamo ai soci e al nuovo presidente tutto il bene possibile.

Ma, veniamo al dunque dei nostri dubbi, alla richiesta se esistesse un rimborso da parte del comune, Cacace ci mostra la convenzione stipulata in data 24/12/2013 (Det. n°26, prot. A.P. n°132/2014), là dove, all’articolo 7, leggiamo: “Il Comune di San Sebastiano al Vesuvio, nel pieno rispetto delle finalità e degli scopi della presente convenzione, riconosciuti gli oneri che comportano tali attività, si impegna a riconoscere alla Associazione Volontari di Protezione Civile “Save me” la somma di € 3.000,00 (euro tremila) annui al fine di consentire il pagamento delle spese assicurative e quelle di gestione. […]”

Giuseppe Cacace ci informa, come del resto aveva fatto anche l’ultimo presidente dell’associazione, Armando Madeo, che nella realtà dei fatti, dopo la prima elargizione, il comune non ha più rispettato la convenzione, costringendo i soci, in passato come attualmente, ad autotassarsi o ad istituire banchetti per la raccolta fondi. Rimaniamo allibiti quindi per l’ambiguità della situazione e per l’inadempienza dell’amministrazione, là dove un comune che spende 37.000 euro e forse più per il Piano di Emergenza Comunale (senza soffermarsi sui milioni di euro transitati per le casse comunali per le più disparate ed esose delle spese), non trova tremila euro per mandare avanti un qualcosa di fondamentale quale dovrebbe essere un’azione di volontariato in tal senso.

In verità ci chiediamo il perché non esista una Protezione Civile comunale e perché sia stata scelta la formula associativa, anche perché, nella Legge Nazionale sulla Protezione Civile, la 225 del 1992, si evince, all’articolo 11, che: “Costituiscono strutture operative nazionali del Servizio nazionale della protezione civile: a) il Corpo nazionale dei vigili del fuoco quale componente fondamentale della protezione civile; b) le Forze armate; c) le Forze di polizia; d) il Corpo forestale dello Stato; e) i Servizi tecnici nazionali; f) i gruppi nazionali di ricerca scientifica di cui all’articolo 17, l’Istituto nazionale di geofisica ed altre istituzioni di ricerca; g) la Croce rossa italiana; h) le strutture del Servizio sanitario nazionale; i) le organizzazioni di volontariato; l) il Corpo nazionale soccorso alpino-CNSA (CAI)” e inoltre, all’art. 3 comma 7 si afferma: “Alle attività di cui al presente articolo le amministrazioni competenti provvedono nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”.

Quindi, come si evince dalla normativa, le organizzazioni di volontariato, vengono solo dopo tutta una serie di organismi dello stato che concorrono a formare il complesso sistema della Protezione Civile. Inoltre i compiti della PC sono innanzitutto un onere delle amministrazioni e delle proprie risorse umane. Del resto, pare che il comune conosca molto bene quale sia il suo ruolo in questo contesto, nel momento in cui stanzia, come da PEC, circa 6.000,00 euro per l’attività dei Vigili Urbani in qualità di esperti di PC e concretizzata nell’esclusiva presenza di questi alle relazioni del Prof. Rolandi presso gli istituti scolastici cittadini. Ma va ancora bene così, purché si dia alla “Save me” e alla PC pari dignità e pari spesa, ad esempio, di quella fornita per la costruzione di una fontanella pubblica. (LEGGI)

Ma ancora, alla domanda di come pagassero e se pagassero le assicurazioni, il nuovo presidente ci comunica l’intenzione di pagarle ma di non averlo fatto ancora. Strano a dirsi e in vero ci siamo chiesti ed abbiamo chiesto, come avrebbero fatto in caso di incidente durante un intervento e se avessero potuto agire senza assicurazione ma ci è stata esclusivamente ribadita l’imminenza della stipula delle polizze che speriamo, all’atto della pubblicazione di quest’articolo, sia cosa avvenuta. Nel frattempo però c’è ancora chi li guida per le strade del paese in una non meglio specificata funzione di ausilio alle forze dell’ordine e non si sa in base a quale autorità, vista la vacanza istituzionale in cui versiamo ormai da mesi.

In effetti, Giuseppe ci mostra, all’articolo 2 della convenzione, le attività garantite dall’associazione dove, oltre a quanto previsto dalla già citata normativa nazionale, “L’ente si avvale del gruppo volontari dell’Associazione al fine di garantire, nell’ambito del proprio territorio, le seguenti attività: […] d) collaborazione con il servizio di Polizia Locale durante manifestazioni che comportano un afflusso straordinario di persone o che espongono la cittadinanza a rischi derivati dallo svolgimento delle stesse […] f) Svolgere attività di assistenza logistica durante le manifestazioni pubbliche che si terranno sul territorio comunale, patrocinate dal comune stesso.” Abbiamo già sottolineato nel nostro precedente articolo  (LEGGIl’incongruenza di tali mansioni rispetto alla normativa nazionale ma è pur vero che in apparenza non si commette nulla di illegale. Il problema è però legato al fatto che agendo in questo modo, non solo si svilisce la legge ma anche il compito e l’immagine di una protezione civile che è pur sempre fatta di volontari, uomini e donne che si impegnano sul territorio gratuitamente e si aggiornano costantemente, e non certo per andare esclusivamente appresso i santi e presenziare alle sagre di paese, tutto questo lo si lasci alla libera iniziativa di altri, perché è questo l’equivoco di fondo e che va ben chiarito, perché la PC, come abbiamo specificato, è ben altra cosa.

Last but not least la questione della sede. La protezione civile ha la sua collocazione e ce lo conferma anche il suo presidente e con tanto di delibera (la n°8110 del 3/9/2015) che affida alla “Save me” i locali comunali in via M. Capasso. Ma, l’esistenza di tali locali, attrezzati con sistema radio e sala operativa, con posto auto per il fuoristrada, con in deposito attrezzi e strumentazione per il soccorso e le emergenze, è stata negata al Prof. Rolandi dal Comandante dei Vigili Urbani Alberto Baldissarra, indicandogli come sede del costituendo COC quella ben più angusta e non attrezzata dell’ufficio “informagiovani”, di fronte al Comune. Pare quindi che i locali di via Michele Capasso, sottostanti l’abbandonata piazza 19 marzo 1944, non meritino più d’esser considerati sede operativa mentre, sui “social”, si leggono altre possibili o quanto meno auspicate nuove destinazioni d’uso del sito, quali, ad esempio, un centro polivalente per i giovani o una sua totale ristrutturazione e riadattamento ad opera di una cordata pubblico/privata; insomma, la struttura, così come la PC, tutti la vogliono ma al momento nessuno se la piglia e gli eventi naturali non stanno certo a guardare quello che gli uomini faranno.

 

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