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Salvataggio sul Monte Somma

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È stato tratto in salvo il ventinovenne di Scisciano infortunatosi su Punta Nasone; tanta paura e qualche contusione ma Nicola è stato riportato a valle grazie al pronto intervento congiunto del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile di Somma. Il VIDEO

Nel tardo pomeriggio di ieri arriva una telefonata che allerta la PC di Somma Vesuviana che a sua volta contatta il CNSAS, le voci si rincorrono e sono confuse, chi parla di un ragazzo, chi di un uomo con la gamba rotta, chi parla del monte Somma e chi del Ciglio, ovvero Punta Nasone, il punto più alto dell’antica caldera.

Arrivarci lì non è facile, il sentiero, in genere carrozzabile, che porta da Santa Maria a Castello alla Traversa a quota 800 mslm. è malridotto per le piogge intense e i 4×4 dei VVF e del Soccorso Alpino passano a stento rasentando le profonde frane che intaccano il percorso, realmente impervio e che crea seri problemi ai soccorritori. Giunti finalmente alla Traversa in poco meno di un’ora affrontano subito con le attrezzature di soccorso lo scosceso pendio che porta in vetta al Somma, dove il giovane attende i soccorso a mille metri di altezza.

Scopriamo infatti che, per fortuna, Nicola è in buone condizioni e si è rifugiato nella cappella della Mamma Schiavona ma bisogna fare presto poiché lì su fa freddo e il rischio di ipotermia, senza un abbigliamento idoneo e in condizioni precarie, è sempre in agguato. Salgono due squadre, la prima, quella che raggiungerà Nicola è composta dai membri dei due gruppi di PC di Somma e dai Vigili del Fuoco, la seconda è invece composta dai membri del CNSAS e da me che li guidavo come accompagnatore del Club Alpino Italiano. Li raggiungiamo a pochi passi dal Ciglio, là dove verifichiamo con gioia e sollievo il buono stato di salute del malcapitato e ridiscendiamo con cautela il ripido e oscuro sentiero del Somma.

A valle riconsegniamo Nicola all’affetto dei cari, fortemente provati per un evento che avrebbe potuto avere un altro esito e che per fortuna ha avuto il suo lieto fine.

In altri casi non è stato purtroppo così e in altre occasioni sono stato testimone di eventi dall’esito diverso, a volte tragico tragico, serva per cui quest’incidente come monito a questo ragazzo così come per tutti coloro che affrontano la montagna con superficialità. La montagna, ‘a Muntagna nosta, è una madre generosa ma per apprezzarla ed amarla bisogna affrontarla col rispetto che merita, ma questa è un’attitudine che si acquisisce solo col tempo e con la conoscenza.

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