Anche nella sede di Napoli prevale la bocciatura del’intesa raggiunta la scorsa settimana.
Il risultato del referendum AlmavivA è di quelli col “botto”: la stragrande maggioranza dei lavoratori ha infatti detto no all’intesa salva posti raggiunta tra azienda e sindacati il 26 aprile scorso. Sconfessate dunque le indicazioni delle segreterie nazionali dei sindacati, che avevano sostanzialmente invitato i lavoratori a votare si. Dalle urne del referendum tenuto in questi giorni nei vari call center italiani della multinazionale stanno uscendo dati schiaccianti a favore della bocciatura di un’intesa che, ed il caso di sottolinearlo, è stata raggiunta all’Unione degli Industriali di Roma soltanto sotto forma di “impegno verbale”. Nessun testo scritto, quindi. Però il quesito referendario c’è stato lo stesso. Cosa che ha alimentato sconcerto e confusione tra le maestranze. Un quesito che ha puntato sul comunicato delle segreterie nazionali dei sindacati di categoria, stilato il giorno dopo l’esito del confronto della settimana scorsa presso Unindustria. All’interno del documento era stata sottolineata la necessità di traghettare questa fase difficile cogliendo “l’opportunità di evitare il ricorso ai licenziamenti”. Questo perché l’azienda si era impegnata a revocare la procedura di mobilità avviata per 2990 dei 7862 addetti del comparto italiano. Procedura che era già stata sospesa fino alla metà del prossimo settembre ma che con il no all’intesa rischia ora di essere riattivata. La sensazione dunque è che il sindacato stia uscendo con le ossa rotte da questa turbolenta fase della vertenza. Nelle sedi di Roma e di Milano si è già votato, l’altro ieri. A Roma su 1730 addetti si sono recati alle urne del referendum in 1276. Risultato: 1108 no e 176 si. A Milano, dove peraltro le condizioni dell’intesa erano molto più morbide, su 598 dipendenti hanno votato in 262: 206 no e 56 si. Determinante è risultato il voto di Palermo, la cui sede conta ben 3247 unità in organico. Qui il no ha superato il 90 %. Nella sede napoletana di Almaviva (868 addetti) il referendum si concluderà invece stasera. Ma pure nel call center partenopeo il no ha vinto. A ogni modo il dado è tratto. L’intesa appena bocciata, che prevedeva una maggiore flessibilità degli orari e la prosecuzione per sei mesi dei contratti di solidarietà a Napoli (35 %) e a Palermo e a Roma (45 %), puntava alla revoca della procedura di licenziamento per 920 addetti di Roma, 1670 di Palermo e 400 di Napoli. Da ora in poi, però, si navigherà a vista. Futuro più che incerto. “Non capisco il risultato che si sta delineando – commenta Salvatore Topo, segretario regionale della Fistel-Cisl Campania – in questo momento se dovessi scoprire che Almaviva sta bleffando allora inviterei tutti e tre i sindacati a non fare più accordi con questa azienda”. A Napoli si è parlato di una spaccatura nella Cgil. “Nessuna spaccatura – smentisce però Osvaldo Barba, segretario della Slc-Cgil partenopea – nel comunicato nazionale non si parla di Napoli ma i lavoratori ci hanno appena conferito il mandato a proseguire comunque la trattativa caratterizzandola in chiave territoriale”. “E’ stato un errore non aver sottoscritto un’ipotesi di accordo – conclude Massimo Tagliatela, segretario regionale della Uilcom – ed è stato un errore avere spinto per arrivare a una soluzione in tempi così rapidi: ora la situazione è estremamente complicata”.







