Stop del comune alle quattro lavoratrici del consorzio unico di bacino, senza stipendio da due anni e mezzo.
“ Siamo qui, ferme: il caposervizio lunedì ci ha detto che non possiamo più lavorare ”. Le addette del consorzio unico di bacino sono in preda allo sconforto. Lavorano dal 2000 in posizione di “comando” presso l’isola ecologica di Pomigliano. Hanno distribuito per 15 anni di fila i sacchetti per la raccolta differenziata. Da due giorni, però, si sono ritrovate con le braccia conserte. E per forza. Non possono più effettuare quel servizio per conto del comune. Servizio che fino a venerdi scorso hanno continuato a garantire nonostante l’assenza di un salario. Il consorzio di bacino infatti non le paga da due anni e mezzo. Come del resto sta facendo con altri migliaia di suoi addetti a Napoli e Caserta. “ Comunque il comune di Pomigliano – spiega Antonio Di Nardo, responsabile del settore ambiente dei Cobas – non ha mai revocato in forma ufficiale e scritta il comando destinato alle quattro lavoratrici ”. Nonostante ciò Antonietta Cesarini, di Afragola, Maria Esposito, Annamaria Montano e Maddalena Esposito, di Acerra, sono costrette a non far niente. Stanno là in attesa di avere un ordine scritto. “ Il comune le ha utilizzate per 15 anni e ora questo è il benservito ”, aggiunge Di Nardo. Annamaria Montano ha nel frattempo vinto una causa con il comune di Pomigliano. Il giudice del lavoro di Santa Maria Capua Vetere ( la sede legale del consorzio unico di bacino si trova a Marcianise ) ha riconosciuto ad Annamaria circa 42mila euro di prestazioni svolte dal 2013 al 2014, di cui 19mila dell’anno 2013 sono da sborsare entro giugno. La magistratura ha dato ragione alla donna sulla base dell’istituto del comando, in base al quale l’ente pubblico che utilizza personale comandato diventa responsabile in solido del personale stesso.



