C’è poca voglia di parlare fuori allo stabilimento della Fiat Chrysler di Pomigliano. L’unica voce che ieri si sentiva all’ingresso 2 era quella che rimbombava dalle casse portate da Si Cobas e dal Comitato di lotta per l’assemblea pubblica convocata con lo scopo di urlare “no” alla trasferta a Cassino. Gli organizzatori hanno condiviso con i lavoratori le proprie idee, le ragioni della posizione contraria, i dubbi su un’operazione aziendale che temono rappresenti solo la premessa di un progetto di smantellamento della fabbrica di Pomigliano e del reparto logistico di Nola.
«Chi va a Cassino non torna più. Qui ci sono 3 mila esuberi» ha sostenuto Mimmo Mignano al microfono, lui che dalla Fiat Chrysler era stato licenziato due anni fa insieme ad altri quattro colleghi, ieri presenti, e che potrà ritornare in fabbrica grazie alla sentenza di settembre scorso dei giudici della Corte d’Appello di Napoli. Un reintegro che di fatto ancora non c’è stato perché l’azienda li ha dispensati dal lavoro in attesa che si definisca il giudizio. Mentre le sue parole vibravano nello spiazzale, ieri ai cancelli procedeva il volantinaggio. Una parte degli organizzatori distribuiva gli stampati ai lavoratori che oltrepassavano il varco in entrata o in uscita per il cambio tra il primo e il secondo turno. Tutti prendevano i volantini e proseguivano. «Cosa ne pensa della trasferta a Cassino e di quest’assemblea?». La risposta prevalente degli intervistati: il silenzio. Pochi quelli che hanno detto qualcosa, e solo per non commentare. Un metalmeccanico fuggendo via ha proferito un secco «Non voglio dire niente». Un altro: «Vado di fretta». Chi procedeva a passo svelto, chi ad occhi bassi, chi faceva l’indifferente. Intanto, davanti allo striscione con la scritta “Comitato No Cassino”, per circa un’ora, al microfono continuavano a darsi il cambio. E sono volate dure accuse, senza risparmiare nessuno. Oltre ad andarci giù pesante con la Fiom, criticata negli ultimi giorni da tutti i sindacati per aver sottoscritto l’accordo che porterà circa 500 lavoratori di Pomigliano in trasferta a Cassino a partire dal 28 febbraio, nell’elenco dei bersagliati non mancava nessuno, nemmeno l’ex vescovo di Nola Beniamino Depalma, contro il quale Mignano ha dichiarato pubblicamente: «Se un vescovo prende per i fondelli i lavoratori ha fatto un peccato». Intorno a lui c’erano anche i lavoratori della logistica della Tnt di Teverola, arrivati a portare il loro supporto. «Noi non molleremo e questa fabbrica la difenderemo a denti stretti. Non permetteremo ai sindacalisti di spegnere i diritti dei lavoratori. Fca sottovaluta la forza sociale e politica che metteremo in campo per difendere questo stabilimento» ha concluso Mignano. La tesi dei promotori del Comitato No Cassino è che nell’impianto di Piedimonte San Germano della Fca saranno impiegati più dei circa 500 lavoratori attualmente dichiarati: «Da informazioni che abbiamo noi, diventeranno 1.050». L’accordo siglato a Roma nei mesi scorsi però è quello che per ora parla chiaro.



