Ci sono luoghi che, per quanto conosciuti, riescono ogni volta a sorprendere. Il Lago d’Averno è uno di questi. Piccolo, suggestivo, immerso nella natura e nella storia, rappresenta una delle mete preferite delle nostre immancabili gite fuori porta tra amici.
Con lo spirito delle storie #PerStradaPerCaso, voglio raccontare non solo la bellezza di questo luogo straordinario, ma anche un episodio che mi ha fatto sorridere e riflettere.
Era una splendida giornata di primavera. Seduto a tavola in uno dei caratteristici ristorantini affacciati sul lago, stavo assaporando quel magico connubio fatto di buon cibo, panorama mozzafiato e compagnia sincera. Gli antipastini di mare continuavano ad arrivare senza sosta, come da tradizione, e tutto lasciava presagire l’ennesima giornata perfetta.
Fu proprio in quel momento che la mia attenzione venne catturata da un gruppo di visitatori, evidentemente non del posto, accompagnati da alcuni bambini.
Con grande zelo e senza tralasciare alcun dettaglio, spiegavano ai piccoli che quel lago era stato citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia e che, secondo antiche credenze, proprio lì si trovava una delle porte dell’Inferno.
Ora, dico io...
Ma vi sembra normale parlare dell’Inferno a dei bambini mentre stanno ammirando un lago così bello e magari aspettano pure il pranzo?
Fino a un attimo prima quei piccoli osservavano incuriositi gli uccelli, i riflessi dell’acqua e i colori della natura. Dopo quella spiegazione, invece, i loro volti si fecero improvvisamente seri. Qualcuno guardava il lago con sospetto, qualcun altro sembrava persino preoccupato.
E allora, dentro di me, pensai:
“Ma guarda questi! Hanno intossicato i bambini e mi hanno rovinato il paesaggio!”
Fu in quel preciso istante che nacque una sorta di ispirazione pseudo-poetica.
Perché, sinceramente, ogni volta che mi trovo al Lago d’Averno, circondato dagli amici, dal buon cibo e dalla serenità che questo luogo sa regalare, faccio davvero fatica a immaginarlo come la porta dell’Inferno.
Anzi.
Se proprio devo immaginare una porta, allora quella è senza dubbio…
‘O PURTONE DO’ PARADISO!
E se non mi credi, amico caro del Nord, chiedi pure ai miei compagni di avventura.
Ogni volta che ce ne andiamo ci diciamo sempre la stessa cosa:
“Dobbiamo tornare.”
E dobbiamo tornare con le nostre famiglie, con i nostri figli, con “e criature nost”, perché un posto così bello merita di essere vissuto e condiviso.
Nota poetica suppositiva
Rispettosamente parlando…
Dante, senti a mme.
Io poeta sommo non sono, ma una spiegazione ce l’avrei.
Forse a Natale hai mangiato troppo capitone.
E siccome sei fiorentino e non eri abituato…
Nun l’hê digerito.
Hai avuto qualche visione strana.
Comm’a nu drogato!
Perché, credimi, guardando questo lago oggi, di infernale c’è ben poco.
Qui, più che l’Inferno, sembra di stare alle porte del Paradiso.
Brevi note
Il capitone è una pietanza tipica del Natale napoletano, notoriamente non leggerissima da digerire.
Il Lago d’Averno, di origine vulcanica e situato nel territorio di Pozzuoli, nell’antichità veniva considerato uno degli accessi al mondo degli Inferi per via delle sue caratteristiche naturali e delle leggende che lo circondavano.
Per il progetto #LegatialFilo2026 a favore dell’Ospedale Santobono.
Ciro Notaro Autore solidale #PerStradaPerCaso





