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Per il “Cerchio d’Estia” Ferdinando Guarino canta i capolavori di Napoli, da “Fenesta vascia” a “Carmela”

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A un pubblico di 140 persone, ospiti a San Giuseppe della famiglia Carillo- Ambrosio, il cantante di Torre del Greco, che è anche regista, giornalista e studioso di Di Giacomo, Viviani e Eduardo, ha “donato” le sue interpretazioni “filologiche” delle più belle e complesse canzoni napoletane. Il commento di Vittorio Paliotti sulla musica di “Santa Lucia luntana”. L’attività culturale del “Cerchio d’Estia” è importante per il territorio. L’intero incasso della “serata” è stato donato in beneficenza.

 

Ferdinando Guarino ha cantato “Fenesta Vascia” con la giusta, intensa motivazione di chi sa che quella non è solo una canzone, ma è, con “Fenesta ca lucive”, con “Michelemmà” e con “Lo Guarracino” la pietra angolare, il fondamento di un edificio meraviglioso, quello della canzone popolare napoletana, che Guglielmo Cottrau, Giulio Genoino  e Francesco Azzolino, tipografo in via Gerolomini, costruirono nella prima metà dell’Ottocento, proponendosi, fin dal primo momento, di aprirne le stanze tutte, anche le più segrete, all’Europa intera. E così fu. Domenica Ferdinando Guarino, accompagnato dal chitarrista Filippo Vitiello, ha tenuto il suo concerto di canzoni napoletane a San Giuseppe Vesuviano, nella casa della famiglia Carillo –Ambrosio, davanti a 140 ospiti entusiasti e attenti, tra i quali c’erano le signore dell’associazione “Il Cerchio d’Estia”, che già da tempo, invitate anche da Consiglia Romano, da Elvira Miranda e da Maria Lucia Ambrosio – nella “serata” splendida padrona di casa – hanno indirizzato i loro solidi interessi culturali verso tutte le forme d’arte in cui si manifesta la “napoletanità”.

E Ferdinando Guarino è il cantante adatto a rispondere alle domande delle signore del “Cerchio” non solo perché è laureato in “Discipline delle arti e dello spettacolo” e in “Beni Culturali e Scienze dello Spettacolo”, ma anche perché egli è, da regista, da giornalista e da storico, uno studioso profondo della civiltà napoletana: tra l’altro, ha scritto pagine di notevole sostanza su Roberto Bracco, Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani e su Eduardo. Tutte le sue idee sulla napoletanità si sintetizzano nel realizzato progetto della compagnia teatrale “Vantanapoli” e trovano forma concreta nella sapienza con cui la sua voce  interpreta il ritmo complesso e il variare dei toni di “Fenesta Vascia”  e la smagliante invenzione verbale che permise a Di Giacomo di fare di “Era de Maggio” un capolavoro destinato a cambiare la storia della canzone napoletana.  Guarino è riuscito, con la sua interpretazione, a illustrare ai presenti, la correttezza dell’intuizione di Vittorio Paliotti, che vide nei versi di “Santa Lucia luntana” una musica ancora più intensa e originale di quella creata con le note: insomma, il testo del capolavoro composto da E.A. Mario nel1919 risulterebbe un canto anche se venisse solo recitato: e gli appalusi scroscianti hanno sottolineato il rigore filologico dell’interprete: un rigore che gli ha permesso di misurarsi splendidamente anche con strutture musicali assai diverse tra loro, come sono evidentemente “Sciummo”, “Pusilleco addiruso”, “Carmela”.

Insomma, una luminosa “serata” di cultura musicale, condotta in ogni momento nel segno del piacere: una “serata” lieve, intensa, profonda. Un esempio per tutti quelli che vogliono promuovere cultura  autentica, in un momento in cui si sente in giro quasi solo lo strepito continuo di chiacchiere vuote e flosce. E invece avremmo tutti bisogno di ascoltare, in un silenzio partecipe e profondo, musica vera.

L’intero incasso della “serata” è stato donato in beneficenza.