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Omicidio Pordenone, si complica la situazione di Ruotolo, giovane militare di Somma Vesuviana

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Il legale di Giosuè Ruotolo, l’avvocato Roberto Rigoni Stern dice: «Non ci sono elementi che riconducano a tracce ematiche». Ma sul 26enne indagato per il duplice omicidio della coppia di fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, gli inquirenti non hanno ancora mollato la presa.

L’impronta di un polpastrello, parziale, trovata sul bossolo rimasto incastrato nella pistola che ha ucciso Teresa e Trifone. I Ris dovranno ora accertare se quell’impronta corrisponde a colui che è per ora l’unico indagato del duplice omicidio di Pordenone. Nel frattempo l’appartamento di via Colombo a Pordenone dove il militare di Somma vesuviana viveva con i coinquilini è stato dissequestrato. Ma un altro giallo si fa largo, dalle parole del legale del militare: al giovane sarebbe mostrata la foto in bianco e nero di un ragazzo misterioso. Ruotolo ha detto di non conoscerlo ma non è stato spiegato né a lui né al suo legale chi sia l’uomo ritratto in quella fotografia. Tra i 22 e i 25 anni, capelli rasati, occhi chiari, un giubbetto di pelle nera. Un testimone? Un complice dell’assassino? «Non so perché gli sia stata mostrata quella foto – dice l’avvocato – forse si stanno seguendo altre piste». Ruotolo ha intanto, negli ultimi giorni, cambiato la versione dei fatti resa in precedenza: ha ammesso infatti di trovarsi nei pressi del luogo del delitto, il palazzetto dello sport di Pordenone. E il settimanale «Giallo» che sta seguendo passo passo il delitto ha diffuso il racconto di un coinquilino di Giosuè, cambiando anche lui la versione fornita circa gli spostamenti del militare di Somma Vesuviana. «La sera del 17 marzo Ruotolo uscì di casa verso le 19 e 30; gli ho chiesto dove andasse, ma lui mi rispose di farmi gli affari miei. Mi ricordo che si cambiò la tuta. Per me fu un fatto molto strano, dato che lui non esce mai a quell’ora. Ruotolo, infatti, di solito mangia verso le 19 e 30. Quel giorno, invece, cenò intorno alle 21 e 30». Insomma, i sospetti sono ancora forti pur se non sono emerse prove che possano dimostrare la colpevolezza di Giosuè Ruotolo. Anche perché il movente eventuale continua a non emergere e l’unica traccia sono proprio i sei bossoli espulsi da una semiautomatica. Si è scavato nella vita privata dei protagonisti, sia i fidanzati che l’unico indagato. E qualche tabloid ventila la pista dello sgarro maturato in ambiente malavitoso vista la modalità dell’esecuzione che può far pensare alla mala dell’Est. Ma non è fuori dalle piste delle indagini nemmeno la caserma, l’ambiente militare che – come accadde per un altro noto omicidio che scosse la comunità di Somma Vesuviana, quello di Melania Rea – si è chiuso in un silenzio che ha quasi dell’omertoso.

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