“Omicidio di Natale”: nel territorio delle grandi industrie torna alla ribalta il misterioso caso della morte di Giuseppe Di Marzo, il disoccupato di 35 anni che in base all’accusa del pubblico ministero fu ucciso con un colpo di pistola sparato a bruciapelo, intorno alle due di notte del 24 dicembre 2016, dall’imprenditore aeronautico Vincenzo La Gatta, pomiglianese ma residente a Casalnuovo, personaggio noto nella zona. Intanto i motivi di questo presunto delitto (La Gatta è sotto processo per omicidio volontario aggravato) non sono stati ancora del tutto chiariti. Ma ora il caso è riesploso: i giudici del Riesame hanno disposto il ritorno agli arresti domiciliari dell’imprenditore, che il 5 dicembre del 2017 era tornato in libertà dopo meno di un anno ai domiciliari, suscitando l’indignazione dei familiari di Di Marzo e di parte dell’opinione pubblica locale. << C’è il rischio che La Gatta reiteri il reato >>, scrive il Riesame nel suo provvedimento. E c’è un’altra novita. Il processo vero e proprio inizierà in Corte d’Assise, a Napoli, il 22 gennaio. Saranno ascoltati in due udienze successive sei testimoni. Tra loro figurano l’imprenditore Salvatore Sassone, molto amico dell’imputato, proprietario del Resort di Pomigliano “Pietrabianca”, che fa da scenario a questa storia, e un dipendente del Comune di Pomigliano, Franco Sodano, altro amico di La Gatta. A ogni modo ieri la famiglia Di Marzo ha espresso soddisfazione per il ritorno ai domiciliari dell’imprenditore. << Quando è tornato in libertà nel 2017 – commenta Imma, sorella di Giuseppe Di Marzo – mi sono ammalata. Comunque per il momento mi sta bene così: lui è tornato ai domiciliari e in tribunale dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato >>. Secondo l’accusa intorno alle due di notte del 24 dicembre del 2016 Vincenzo La Gatta avrebbe sparato, con la sua pistola, alla tempia sinistra Giuseppe Di Marzo, in via Pratola, mentre il 35enne, che non aveva un’auto, stava tornando a piedi a casa, dopo essersi allontanato dalla parte esterna dell’ingresso del Resort Pietrabianca, dove aveva litigato con i guardiani della struttura, sempre per motivi non ancora del tutto chiariti. Sulla strada del ritorno Di Marzo ha avuto un primo confronto con Salvatore Sassone. Poi è sopraggiunto La Gatta. Ne è nata una colluttazione. Alla fine il disoccupato è stramazzato a seguito di un colpo sparato a bruciapelo in testa. Secondo La Gatta quel colpo sarebbe partito accidentalmente, durante la colluttazione. Ma i familiari della vittima parlano di << una esecuzione >>. Familiari che hanno rifiutato 100mila euro da La Gatta, come primo acconto del risarcimento destinato ai congiunti della vittima. << Noi vogliamo che sia fatta giustizia >>, dice Imma Di Marzo.





