Ultimo appuntamento della rubrica per questo 2025. I miei auguri, cari lettori, di un nuovo anno ricco di vita ed esperienze “nutritive” per l’anima e il corpo. In tempo di feste, cene e pranzi mi è sembrato “sim-patico” offrirvi una riflessione, seppur non esaustiva, su alcuni aspetti psicologici e psicopatologici della nutrizione contemporanea.
Il cibo rappresenta per gli esseri viventi il primo elemento di conoscenza del mondo. Il neonato sperimenta la relazione con la madre attraverso l’allattamento, dove il nutrimento per la sopravvivenza si arricchisce di un potente significato affettivo. Il rapporto tra l’essere umano e il cibo ha subito una trasformazione radicale nel corso dell’ultimo secolo, transitando da una necessità biologica primaria legata alla sussistenza a un fenomeno psicologico e sociale di estrema complessità. In un’epoca caratterizzata dall’abbondanza e dalla disponibilità costante di nutrienti, l’atto del mangiare non è guidato esclusivamente dalla fame fisiologica, ma è terreno d’elezione per la manifestazione di istanze identitarie, regolazioni emotive e, con frequenza crescente, gravi forme di psicopatologia. La nutrizione oggi si configura come un “atto antropologico totale”, in cui dinamiche intrapsichiche, pressioni socioculturali e substrati neurobiologici si intrecciano indissolubilmente, definendo lo stile di vita e il benessere mentale dell’individuo moderno
L’alimentazione emotiva, o emotional eating, rappresenta l’uso del cibo per regolare o “anestetizzare” stati emotivi spiacevoli, come ansia, noia, solitudine o rabbia. Questo comportamento si discosta dalla fame fisiologica poiché insorge improvvisamente e si orienta verso alimenti specifici, solitamente ricchi di zuccheri e grassi, noti come comfort food; il consumo di tali cibi attiva il sistema limbico, l’area cerebrale responsabile della regolazione delle emozioni, innescando il rilascio di dopamina. Il rilascio di dopamina stimola il circuito della ricompensa, generando un senso di benessere temporaneo che riduce la percezione dello stress. Parallelamente, elevati livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, inducono il desiderio di cibi altamente calorici come forma di “autoconforto” che quando si trasforma nella strategia principale, o unica, per affrontare le emozioni negative. In questi casi, si instaura un ciclo di dipendenza in cui la perdita di controllo porta a sentimenti di colpa e vergogna, che a loro volta alimentano la necessità di ulteriore cibo per attenuare il disagio psichico, portando infine a rischi di obesità e disturbi metabolici.
La Psicopatologia dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA)
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), precedentemente noti come DCA (disturbo del comportamento alimentare), rappresentano una delle sfide più critiche per la salute mentale contemporanea, caratterizzandosi per un’origine multifattoriale che include componenti biologiche, psicologiche e socioculturali. Questi disturbi non riguardano solo il cibo o il peso, ma riflettono un profondo malessere psichico in cui l’immagine corporea è fortemente distorta e il valore personale viene identificato esclusivamente con il controllo della forma fisica.
Epidemiologia e precocità dell’esordio in Italia
I dati epidemiologici riferiti al periodo 2024-2025 evidenziano un’emergenza in crescita, specialmente tra i più giovani. In Italia, i DNA causano circa 4.000 decessi all’anno e si osserva un abbassamento drastico dell’età di esordio, con casi diagnosticati già a 7-8 anni. Questo fenomeno è in parte attribuibile all’abbassamento dell’età puberale, ma soprattutto alla pressione socioculturale esercitata dai social media, che espongono i bambini a modelli di bellezza irraggiungibili in una fase critica dello sviluppo identitario. Le nuove diagnosi sono aumentate del 64% rispetto al periodo pre-pandemico, segnalando come lo stress sociale e l’isolamento abbiano agito da catalizzatori per vulnerabilità preesistenti. Inoltre, sebbene la patologia resti a prevalenza femminile (90%), si assiste a un incremento dei casi maschili, spesso associati a disturbi meno riconosciuti o diagnosticati in ritardo, aumentando il rischio di mortalità.
Anoressia Nervosa: Caratterizzata da restrizione alimentare estrema, paura intensa di aumentare di peso e una percezione distorta della propria forma corporea. Porta a gravi complicanze organiche come amenorrea, osteoporosi e squilibri elettrolitici.
Bulimia Nervosa: Si manifesta con episodi ricorrenti di abbuffate seguiti da condotte compensatorie (vomito autoindotto, uso di lassativi o diuretici) per prevenire l’aumento di peso, causando danni dentali e gastrointestinali.
Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder – BED): Presenta abbuffate ricorrenti senza condotte compensatorie, portando frequentemente a obesità e a una profonda sofferenza psicologica legata al senso di perdita di controllo.
Disturbo Evitante/Restrittivo dell’Assunzione di Cibo (ARFID): Caratterizzato da una limitazione persistente dell’introito alimentare non motivata da preoccupazioni sul peso, ma da caratteristiche sensoriali del cibo o paura di conseguenze avversive.
Ortoressia e Vigoressia le nuove forme di controllo corporeo: oltre ai disturbi classici, l’epoca contemporanea ha visto l’emergere di nuove tendenze disfunzionali che riflettono l’imperativo sociale del “benessere come performance”. L’ortoressia nervosa e la vigoressia rappresentano due facce della stessa medaglia: l’ossessione per il controllo assoluto sul corpo come risposta alla vulnerabilità emotiva.
Ortoressia Nervosa: L’Ossessione per la Qualità Alimentare. L’Ortoressia è definita come una preoccupazione patologica per la qualità e la purezza del cibo. A differenza dell’anoressia, l’ortoressico non si concentra sulla quantità, ma sulla natura biochimica e sulla provenienza degli alimenti. Gli individui dedicano ore alla pianificazione dei pasti, ispezionando l’origine dei prodotti ed escludendo categorie ritenute “impure” (OGM, pesticidi, coloranti, grassi animali). Questo comportamento porta paradossalmente a gravi carenze nutrizionali, stress cronico e isolamento sociale, poiché la persona non riesce più a mangiare in contesti conviviali non controllati. L’ortoressia riflette un’illusione di totale sicurezza: il controllo sul cibo diventa un modo per esorcizzare la paura della malattia e della morte.
Vigoressia: Il Complesso di Adone e la performance muscolare. La vigoressia, o bigoressia, colpisce prevalentemente gli uomini (ma è in crescita tra le donne) ed è caratterizzata dalla dispercezione della propria massa muscolare. Nonostante lo sviluppo muscolare oggettivamente elevato, l’individuo si percepisce costantemente come esile o flaccido, dedicando ore estenuanti all’allenamento pesistico e seguendo diete iperproteiche rigide. Spesso associata all’uso di sostanze dopanti, la vigoressia trasforma il corpo in un organismo da ottimizzare meccanicamente, perdendo ogni contatto con il piacere fisico o il riposo.
Psichiatria Nutrizionale e l’Asse Intestino-Cervello
Una frontiera rivoluzionaria della scienza moderna è la psichiatria nutrizionale, che esplora come il cibo influenzi la biochimica cerebrale e la salute mentale attraverso l’asse intestino-cervello. Questo network bidirezionale collega il sistema nervoso enterico al sistema nervoso centrale, dimostrando che la salute mentale non risiede solo “nella testa”, ma è profondamente influenzata dal microbiota intestinale.Il microbiota sintetizza neurotrasmettitori fondamentali: circa il 90% della serotonina corporea, necessaria per la regolazione dell’umore, è prodotta nell’intestino. Sebbene la barriera emato-encefalica impedisca il passaggio diretto della serotonina intestinale, il microbiota influenza la produzione cerebrale modulando la disponibilità di triptofano e la risposta infiammatoria sistemica. Una dieta ricca di cibi ultraprocessati innesca disbiosi e infiammazione, che sono state correlate a un maggior rischio di depressione e ansia
Studi clinici del 2025 confermano che l’aderenza alla dieta mediterranea possono contribuire ridurre il rischio di depressione negli adulti. I nutrienti “psicoattivi” naturali giocano un ruolo cruciale in questa protezione: Omega-3 (EPA/DHA), riducono l’infiammazione e migliorano la plasticità sinaptica. Acidi Grassi a Catena Corta (SCFA, Short-Chain Fatty Acids): Prodotti dalla fermentazione delle fibre, modulano l’integrità della barriera emato-encefalica e proteggono il cervello dalle sostanze nocive. Vitamine del gruppo B e Magnesio: essenziali per la sintesi dei neurotrasmettitori e per la regolazione della trasmissione sinaptica sotto stress. Polifenoli: Presenti in frutta e verdura, riducono lo stress ossidativo neuronale e favoriscono la neurogenesi ippocampale.
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), come l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da binge-eating, richiedono un approccio terapeutico multidisciplinare e integrato. Non esiste una “pillola magica”, ma un percorso che coinvolge diverse figure professionali: psicoterapeuti, medici nutrizionisti, dietisti e, in alcuni casi, psichiatri. Il futuro della nutrizione e della salute mentale dipenderà dalla capacità dei sistemi sanitari di implementare reti di cura precoci e multidisciplinari, capaci di guardare oltre il sintomo alimentare per affrontare le radici emotive e sociali del disagio.



