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Mobilità degli insegnanti: appello al Governo del Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani

Riceviamo e pubblichiamo le parole del Prof. Romano Pesavento, Presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani.

 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti umani, dopo aver analizzato i dati relativi ai trasferimenti su sede definitiva nella scuola primaria, manifesta solidarietà con i docenti in questione e preoccupazione per l’esito conclusivo della Mobilità 2016/2017. Migliaia di insegnanti dovranno abbandonare il proprio nucleo familiare. Tutto ciò certo non favorisce l’esercizio sereno delle proprie competenze professionali. Ci si augura che il Governo e la classe politica prendano in seria considerazione le problematiche connesse ad un simile stato di cose.

Il Coordinamento Nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani precisa inoltre che, in relazione alla classe di concorso A046, ex A019 – discipline giuridiche ed economiche, il numero degli esuberi potrebbe essere completamente assorbito, determinando anche una riduzione dell’esodo di insegnanti dal Sud verso il Nord, attraverso l’utilizzazione, come organico di potenziamento, di tale personale nella scuola secondaria di primo grado, dando seguito all’O.d.G. Lavagno, allegato alla Buona Scuola, accolto come raccomandazione dal Governo, e incentrato sulle professionalità dei docenti della A019.

E’ fondamentale ribadire quanto più volte è stato sottolineato nei precedenti comunicati che il personale in questione ha ricoperto funzioni essenziali per il buon funzionamento della comunità educativa ospitante; specialmente in contesti altamente degradati e a rischio criminalità in molte province del Mezzogiorno.

Permettere che i docenti di Diritto ed Economia continuino ad operare, soprattutto nelle aree citate, portando i valori della legalità, del senso dello Stato e delle competenze civiche, significa trasformare profondamente la società, incidendo positivamente sul futuro delle giovani generazioni.

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” (Paolo Borsellino)

La scuola ha il compito di intervenire per tempo nella formazione delle giovani coscienze; fin dalla scuola primaria: la tempestività con cui si porgono contenuti educativi può diventare l’autentico discrimine tra l’insuccesso e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Non esistono ostacoli, quando determinazione e competenze producono il cambiamento. Qualsiasi intervento d’urgenza normativo da parte degli organi competenti può essere messo in atto per migliorare l’incerta situazione attuale.

Borsellino alcune volte nei suoi interventi in merito all’importanza dell’educazione alla legalità amava rivolgersi ai giovani con queste parole: “I giudici possono agire solo in parte nella lotta alla mafia (…) se la mafia è un’istituzione antistato che attira consensi perché attira consensi perché ritenuta più efficiente dello Stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando i giovani alla cultura dello Stato e delle Istituzioni”.

Inoltre lo stesso Don Pino Puglisi ribadiva circa l’importanza dell’azione didattica nelle aree disagiate che “Il primo dovere a Brancaccio è rimboccarsi le maniche. E i primi obiettivi sono i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l’azione pedagogica può essere efficace.”

In conclusione, trasformare l’esubero in potenziamento e di conseguenza in un’autentica rivoluzione culturale che lasci il segno della creatività e della riscossa dello Stato laddove se ne percepisce meno la presenza diventerebbe un’occasione sostanziale di rinnovamento sociale di cui il Paese ha bisogno.

 

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