È stato un vero trionfo venerdì a Somma Vesuviana (Napoli) per Notte Azzurra – Nostalgia90, il party show del momento. Due ore di musica, splendidi effetti scenografici e luci che hanno valorizzato al meglio la piazza di Somma Vesuviana con disegni e scene virtuali riflesse su alberi e palazzi: una piazza Vittorio Emanuele III ampiamente gremita in ogni angolo.
«Un ringraziamento al Club di Napoli che ha organizzato la Notte Azzurra di Nostalgia90 – dichiara Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – L’evento è stato organizzato con la collaborazione del Comune di Somma Vesuviana, ma loro hanno fatto rete e con gli sponsors sono riusciti, insieme, ad organizzare un grande evento. Ripeteremo Nostalgia90 ma il mio invito è collaborare per dare a Somma Vesuviana altri grandi eventi di attrazione. A Somma, venerdì sera, è venuta gente da tutta la Campania e alle 24 la Piazza era ancora piena con bar e locali aperti. Confermate tutte le attese – continua il Sindaco – e l’estate sommese prosegue piena di eventi. Sarà un’estate per tutti i gusti: il 27 giugno festa al chiostro di San Domenico, organizzata dalla ProLoco Vesuvia, il 29 la partenza dei laboratori per il Palio 2024, organizzati dal Centro Vita – Giovani per un Mondo Unito. Ai primi di luglio Teatro Itinerante con Ferrante D’Aragona, Lucrezia D’Alagno, musica e costumi del 400 e del 500 al Borgo del Casamale. A settembre il Palio, la Festa di San Gennaro e il grande Festival del Baccalà».
«Nostalgia90 nasce nel 2014-2016, quando abbiamo deciso di portare la musica anni ‘90in giro per l’Italia e in pochi anni – spiega Alessio Testa, organizzatore del format e dell’evento insieme ad Angelo Radano – è diventato il marchio più importante in Europa con la community più grande».
«Ringrazio il servizio di sicurezza dal Corpo di Polizia Municipale alle Guide dell’AISA – ha dichiarato Mauro Polliere, Assessore alla Mobilità – ed ha retto il dispositivo con un flusso regolare di migliaia di persone provenienti da tutta la regione».
A Marigliano, nel quartiere di edilizia popolare Pontecitra, i carabinieri della locale stazione hanno svolto un accertamento a largo raggio durato 3 giorni volto alla verifica dell’esistenza degli allacci abusivi.
Al termine degli accertamenti sono state denunciate 24 persone. I 24 indagati avrebbero realizzato degli allacci abusivi alla rete pubblica assicurandosi così la fornitura di energia elettrica in favore delle proprie abitazioni. Il danno economico è ancora in corso.
Il personale enel ha mantenuto attive le utenze per ciascun nucleo familiare installando dei nuovi contatori regolarizzati.
Importanti passi in avanti nell’ambito dei lavori a cura di Gori per il collettamento dei reflui di Torre del Greco al depuratore di Foce Sarno.
Sono stati ultimati, infatti, alcuni importanti interventi in via Campanariello e via Pagliarone, con il completamento della tratta in microtunnelling del collettore fognario che trasporterà i reflui provenienti dai depuratori di San Giuseppe alle Paludi e Villa Inglese verso il depuratore comprensoriale di Foce Sarno. Ieri mattina, alla presenza del Sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, e dei vertici di Gori ed Ente Idrico Campano, il sopralluogo per fare il punto sull’importante infrastruttura realizzata con tecniche No Dig innovative, sicure e rispettose del territorio; a seguire, la visita al cantiere di via Fusco, nel comune di Torre Annunziata, dove per la fine di settembre è previsto il completamento dell’ultimo tratto di microtunnelling, che consentirà il collegamento all’esistente collettore comprensoriale.
“L’intervento di oggi riguarda il completamento del microtunnelling che da Cava Francese giunge a via Pagliarone. Un’opera di circa 300 metri di lunghezza, scavata con la tecnica del microtunnelling in un contesto geologico molto complesso, con elevata durezza del materiale di origine vulcanica attraversato. Abbiamo portato a termine questo complesso intervento, riducendo anche drasticamente i tempi di realizzazione del pozzo di recupero, profondo oltre 15 metri dal piano campagna. Dopo il recupero della macchina presente nel pozzo, si procederà al completamento della stazione di sollevamento e di tutte le opere civili, con l’installazione delle apparecchiature elettromeccaniche, per sollevare i liquami verso via Caravelli, dove le opere sono già completate. Entro fine 2024 saranno eliminati gli scarichi di Villa Inglese e potenzieremo tutti i trattamenti preliminari di San Giuseppe alle Paludi, sempre nell’ottica di migliorare la balneabilità della costa di Torre del Greco e Torre Annunziata”dichiara il RUP dell’intervento, Giovanni De Simone.
Più in generale, il progetto per Torre del Greco, finanziato dalla Regione Campania per 35 milioni di euro e di cui Gori è soggetto attuatore, è finalizzato alla costruzione del collettore fognario che consentirà di raccogliere i reflui provenienti dall’intero territorio comunale e di convogliarli, per il trattamento finale di depurazione, all’impianto “Foce Sarno” situato a Castellammare di Stabia, come previsto dalla pianificazione regionale.
“Siamo vicini a compiere un altro passo decisivo verso l’obiettivo di dotare Torre del Greco di un mare sempre più blu. Lo si fa con un’opera di alto valore ingegneristico: se tutto andrà come previsto, in autunno avremo la zona, una volta servita dal depuratore di viale Europa, del tutto collettata a Foce Sarno. In pratica, entro fine 2024 il 40% circa dei reflui prodotti dai cittadini torresi sarà destinato all’impianto principale. Entro la conclusione del 2025, quindi, saranno completate tutte le opere di collettamento dei reflui: ciò contribuirà a migliorare ulteriormente la qualità delle acque marine, in più punti già eccellenti. Ai cittadini, infine, chiedo un po’ di pazienza nel sopportare qualche possibile disagio” dichiara il Sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella.
“Con questi interventi stiamo compiendo un ulteriore, importante passo avanti nel nostro piano di risanamento ambientale che ci proietta verso il recupero dell’intero litorale del golfo di Napoli. La tecnologia del microtunnelling va nella direzione di garantire la funzionalità dell’opera, evitando i disagi connessi agli scavi in superficie e coniugando efficienza e innovazione per delineare una prospettiva sempre più moderna e avanzata di tutela della risorsa idrica, nell’ambito del percorso virtuoso che vede l’Ente Idrico Campano protagonista in sinergia con Regione Campania e Gori. È stato emozionante assistere all’uscita della “talpa” e non era affatto scontato, vista la notevole complessità dell’intervento in corso, che è il frutto di professionalità e competenze consolidate nel tempo. Ci siamo posti l’obiettivo ambizioso della balneabilità, attesa da decenni, dell’intero tratto di costa: un traguardo storico, ormai sempre più vicino” conclude il Presidente dell’Ente Idrico Campano, Luca Mascolo.
ACERRA – Una “nuova e significativa’ campagna di scavo e di restauro nell’area archeologica di Suessula, situata ad Acerra, è stata annunciata il 15 giugno dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. Si tratta, viene sottolineato, di un “importante progetto che mira a riportare alla luce e restaurare l’intero perimetro dell’edificio A, un tempio di notevoli dimensioni, e a chiarire la sua natura, determinando se si tratti di un ‘capitolium’ o di un edificio templare di altro genere, rendendo così il sito fruibile al pubblico”.
“Siamo entusiasti di avviare questa nuova campagna di scavo a Suessula, un sito di straordinaria importanza storica e culturale”, le parole del soprintendente Mariano Nuzzo. “L’obiettivo principale – spiega – è quello di valorizzare e rendere accessibile questo prezioso patrimonio, contribuendo alla comprensione della storia antica della nostra regione. Gli scavi sono iniziati e hanno già prodotto primi rinvenimenti. All’interno del foro, infatti, in uno degli edifici sacri è stato recentemente portato alla luce, attraverso uno scavo archeologico manuale e minuzioso, un fregio appartenente a una trabeazione crollata che verrà ripulito e restaurato”.
La città romana di Suessula, nota principalmente per la sua piazza principale, il Foro, situato nell’area centrale oggi dominata dalla Casina Spinelli, presenta una stratificazione storica “di rilevanza unica”. Durante l’età arcaica, e tra il IV e il III secolo a.C., la zona era caratterizzata dalla presenza di aree sacre e pubbliche. Tra la fine del II e il I secolo a.C. il Foro fu oggetto di un’intensa trasformazione con la costruzione di edifici monumentali lungo il suo lato settentrionale, tra cui il cosiddetto tempio A.
Il progetto è coordinato dall’archeologo Luca Di Franco, mentre i lavori sono diretti dall’architetto Serena Borea. Entrambi stanno collaborando con la ditta Hera Restauri per garantire un’esecuzione accurata degli scavi e un’adeguata preservazione delle strutture. L’area del Foro è definita da portici ed è delimitata sul lato orientale da una strada basolata, identificabile come l’attraversamento urbano della Via Popilia, che conduceva da Capua a Reggio. Gli edifici monumentali costruiti lungo il lato settentrionale del Foro includono un tempio di notevoli dimensioni (A), probabilmente il capitolium, e una serie di edifici pubblici tra cui una Basilica o forse una Curia.
SAN GIUSEPPE VESUVIANO – “La coalizione di centrodestra a San Giuseppe Vesuviano mente sapendo di mentire, mettendo in campo una mera speculazione populista priva di ogni fondamento.
Non hanno argomenti, non hanno una visione di città e si aggrappano alle fake news, come quella fatta circolare da Andreoli e da una sua lista sull’accoglienza degli immigrati irregolari in città, pensando di prendere ancora una volta in giro i sangiuseppesi. Non è in questo modo che si risolleva la città, non è in questo modo che si fa il bene di San Giuseppe Vesuviano. Un motivo in più per ribadire che questa è la volta buona, votando il prossimo 23 e 24 giugno la nostra coalizione”.
Lo dichiarano in una nota il segretario metropolitano del Pd Giuseppe Annunziata, il responsabile degli Enti Locali Gaetano Bocchino e il candidato sindaco Michele Sepe.
“Continueremo nella nostra campagna verità: questi signori – prosegue il comunicato – sono tra i principali responsabili delle condizioni penose in cui versa San Giuseppe Vesuviano. Dalla scuola, al bilancio, dalle opere pubbliche all’immigrazione: tutto era nelle loro mani e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Con la coalizione che sostiene Michele Sepe riporteremo regole e legalità, nella gestione dell’immigrazione così come in ogni altro ambito dell’azione amministrativa”.
Cinque chilometri di vecchie condotte sostituite con tubazioni nuove e performanti, 1300 nuovi contatori installati, rete idrica comunale che passa da 30 a 38 distretti così da ridurre la durata e il numero dei guasti e limitare, in caso di guasti improvvisi, i conseguenti disagi ad un numero minore di utenti. Sono questi, alcuni dei numeri e degli obiettivi raggiunti da Gori a Torre del Greco grazie al progetto Azioni Per l’Acqua: il maxi piano di interventi per il risanamento della rete idrica, la riduzione delle perdite e la tutela della risorsa. Oggi pomeriggio, presso il serbatoio di via Montedoro, il sopralluogo per visionare alcune delle strutture realizzate in collaborazione con l’Amministrazione Comunale al fine di alimentare tutta la zona alta della città. Tali opere garantiscono il definitivo superamento delle criticità legate alle carenze di acqua e di pressione che si presentavano soprattutto nel periodo estivo. Presenti il Sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, il Presidente di Gori, Sabino De Blasi, l’Amministratore Delegato di Gori, Vittorio Cuciniello, il Coordinatore del Distretto Sarnese-Vesuviano dell’Ente Idrico Campano, Raffaele Coppola, e il Presidente dell’Ente Idrico Campano, Luca Mascolo.
A seguire, la presentazione degli interventi a Palazzo Baronale, con un focus anche sui lavori alla rete fognaria che vedono Torre del Greco interessata da un’ulteriore, importante opera di risanamento ambientale: il collettamento dei reflui provenienti dall’intero territorio comunale, circa 100.000 abitanti, all’impianto di depurazione Foce Sarno. Quest’intervento, a cura di Gori, sarà ultimato nel 2025 e contribuirà in maniera significativa al disinquinamento dell’intero Golfo di Napoli. Un significativo traguardo frutto anche di una virtuosa collaborazione istituzionale.
“Come sindaco di Torre del Greco vedo arrivare a compimento un’attività che è stata avviata grazie ad una specifica segnalazione giunta nel corso della passata amministrazione dall’allora assessore Giuseppe Speranza e portata poi avanti dal sottoscritto, in qualità di vicepresidente della Gori. All’epoca dei fatti abbiamo anche incontrato gli abitanti della zona, che portarono alla nostra attenzione l’annosa questione relativa alla scarsa pressione idrica presso le loro abitazioni. Ora questo problema è risolto e abbiamo dato una risposta importante non solo alle quasi cento famiglie che risiedono nella fascia interessata, quella posta in linea d’aria sopra l’ospedale Maresca, ma ad una fetta di popolazione che complessivamente comprende 4-5.000 residenti. Si tratta dell’ennesimo risultato conseguito grazie alla sinergia tra il Comune e Gori, che porterà a breve anche al completamento degli interventi di collettamento a Foce Sarno, procedimento che riguarderà le utenze di almeno 40mila, i cui reflui saranno dirottati all’impianto di Torre Annunziata. Aspetto questo che contribuirà a rendere ancora migliori le acque del nostro mare, già oggi – dati Arpac alla mano – catalogate come buone ed eccellenti” dichiara il Sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella.
“Anche a Torre del Greco stiamo lavorando in sinergia con Amministrazione Comunale, Ente Idrico Campano e Regione Campania per restituire ai cittadini un servizio più moderno ed efficiente. Grazie agli interventi strategici che abbiamo realizzato alla rete idrica, ci lasciamo definitivamente alle spalle tante problematiche che affliggevano il territorio. Con il completamento dei lavori che stanno interessando la rete fognaria, recupereremo anche la risorsa mare contribuendo al rilancio turistico e paesaggistico di questi luoghi” le parole del Presidente di Gori, Sabino De Blasi.
“Oggi è una giornata importante perchè testimoniamo con i fatti i risultati del lavoro straordinario che stiamo facendo in questi anni. Un lavoro che non è finalizzato solo alla realizzazione di infrastrutture, ma anche a cambiare la qualità di vita dei cittadini.Oggi vediamo un territorio bellissimo come quello di Torre del Greco migliorato con fondi extra tariffe, cioè senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, ma essendo bravi a competere nei bandi nazionali e facendoci finanziare le cose che facciamo, mettendo insieme i protagonisti della filiera istituzionale: Regione Campania, Ente Idrico e gestore Gori” il commento del Coordinatore del Distretto Sarnese Vesuviano dell’Ente Idrico Campano, Raffaele Coppola.
“Prosegue senza sosta il nostro lavoro per il risanamento della rete idrica e la riduzione delle perdite. Sul territorio di Torre del Greco abbiamo svolto un’attività di straordinaria rilevanza e di grande impatto per il definitivo superamento delle criticità legate alle carenze di acqua e di pressione che si presentavano soprattutto nel periodo estivo. Abbiamo raggiunto, in particolare, un importante obiettivo ambientale: la riduzione delle perdite idriche del 40%, con il recupero di 2,8 milioni di metri cubi annui di acqua. Il percorso sinergico che abbiamo intrapreso ci consente dare impulso al rilancio dei territori, migliorando e potenziando i servizi a disposizione degli utenti. Un’azione congiunta che vede Eic, Regione Campania e Gori impegnati senza sosta anche sul programma “Energie per il Sarno”, un’opera mastodontica di recupero del litorale di cui è possibile monitorare in tempo reale lo stato di avanzamento sul portale energieperilsarno.it” conclude il Presidente dell’Ente Idrico Campano, Luca Mascolo.
Una fama mista accompagnò le zucchine fin dal ‘600. Gli uomini di scienza dicevano che era un ortaggio salutare per lo stomaco e il ventre, ma spesso lo rendevano dannoso per la salute gli altri ingredienti a cui i cuochi lo accompagnavano nei piatti più famosi, come le zucchine in polpette. Si diffuse poi la voce che lo usassero le maghe per preparare certi mirabolanti intrugli capaci di indurre chi li sorbiva, volontariamente o con l’inganno, a raccontare verità anche scomode, all’insegna di un incontrollabile impulso alla sincerità. Qualcosa del genere capitò a un napoletano candidato alle politiche del 1867. Forse fu l’effetto della frittata di zucchine preparata dalla “Pagliarella” al Vasto.
Ingredienti (6 persone): 6 zucchine piuttosto grandi, gr.90 di prosciutto crudo, gr.45 di burro, gr.40 di parmigiano grattugiato, dl. 7,5 di latte, 1 pizzico di noce moscata, 2 uova, sale. Lavate le zucchine e spuntatene le estremità, lessatele in poca acqua lievemente salata per pochi minuti. Dopo averle scolate, tagliatele a metà nel senso della lunghezza, asportatene la polpa con uno scavino, delicatamente, per non romperle. A parte, con gr.30 di burro, con la farina e con il latte preparate una besciamella piuttosto densa e aromatizzatela con il pepe e con un pizzico di noce moscata. Incorporatevi i tuorli d’uovo, uno alla volta, il parmigiano e il prosciutto tagliato a dadini. Con questo composto riempite le barchette di zucchine: allineatele in una pirofila imburrata e fate gratinare nel forno. (Abbiamo tenuto conto della ricetta di Domenico Manzon. L’immagine è tratta dal sito di “Giallo zafferano”).
Furono elezioni importanti le “politiche” del 1867. A Napoli “al primo squittinio”, al primo scrutinio, venne eletto solo il duca di Sandonato, nel collegio di San Carlo all’Arena, con 412 voti. Dovettero superare il ballottaggio gli altri eletti: e tra questi c’erano nomi famosi: Carlo Poerio, Antonio Ranieri, l’amico di Leopardi; Enrico Pessina, Mariano d’ Ayala, Giuseppe Ciliberti. A Napoli vinse l’opposizione, con 3501 voti contro i 2500 conquistati dai “governativi”. Spesso Napoli, durante le votazioni, si diverte a rovesciare le parti assegnate dal copione. E infatti l’11 marzo, a Sammartino Valle Caudina, alla vigilia del ballottaggio un candidato, Francesco Del Balzo, pubblicò un manifesto con il quale annunciava che si ritirava dal ballottaggio e invitava i suoi elettori a votare il suo avversario, l’avvocato Bove, per due ragioni: “egli professa la mia stessa fede politica, e, inoltre, lo credo più capace di me e più degno di rappresentarvi”. Il tutto è raccontato da Francesco D’Ascoli nel libro “La storia di Napoli giorno per giorno: dal 7-9-1860 al 24-5- 1915”. Immaginiamo che il Del Balzo, durante la campagna elettorale, abbia frequentato con i suoi elettori la taverna che Giovanni Solla, celebre proprietario della taverna alla Vicaria, nel 1862 aprì in un pagliaio al Vasto: la famosa “Pagliarella”. Il luogo, ricco di vegetazione e di campi coltivati, divenne subito famoso per le risse, i ferimenti, i duelli. Frequentavano la “Pagliarella”, al centro di un orto solitario e riparato, scrive Salvatore Di Giacomo, “molte comitive di persone dal sangue caldo, che per bere e per dichiararsi avevano bisogno di un posto così fresco come discreto. Talvolta, per una testa rotta o per un colpo di coltello, l’erba dell’orto si tingeva di rosso e in qualche cavolo gigantesco era cacciato e nascosto un pugnale o una sfarziglia : l’immensa pianura, sconosciuta agli agenti della polizia, e la notte favorivano le fughe”. Le minestre e le fritture di ortaggi favorivano gli impeti del “dichiaramento” nei camorristi, e nei politici la volontà di togliersi la maschera: e anche questo era un dichiaramento. Purtroppo gli ortaggi hanno perso molte delle loro virtù.
La ricorrenza del centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti (1885 – 1924) non solo vuole celebrare la sua memoria, ma anche consolidare i valori di giustizia, resistenza a antifascismo, che hanno caratterizzato la sua vita e la sua lotta. Intervista al dott. Giuseppe Mosca, ricercatore e storico del Novecento.
L’appuntamento è fissato per giovedì 20 giugno alle ore 17:30 nella Sala Convegni dei Padri Trinitari in via Gino Auriemma, 2. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Archivio storico cittadino G. Cocozza, ANPI Caduti della Flobert di Sant’Anastasia e Casa Socialista. Interverranno: prof. Aniello Parma, docente universitario; dott. Giuseppe Mosca, ricercatore e storico del Novecento; avv. Antonio del Vecchio, penalista e membro della direzione nazionale socialista; avv. Antonio Demitry, civilista e opinionista; on. Bobo Craxi, segreteria nazionale del PSI. Modera il giornalista e archivista Alessandro Masulli. Saluti iniziali dell’avv. e politico Enzo Maraio (PSI), avv. Roberto Cimmino (PSI) e prof. Lello D’Avino (Unione Socialista).
Programma del convegno
Prof. Aniello Parma (ANPI S. Anastasia): Matteotti studioso e bibliofilo;
Dott. Giuseppe Mosca (Archivio storico cittadino): L’uomo Matteotti e i misteri del delitto;
Avv. Antonio Del Vecchio (PSI): Matteotti politico e socialista;
Avv. Antonio Demitry (PSI): Matteotti oggi e la figura del deputato contemporaneo;
On. Bobo Craxi: Conclusione dei lavori del convegno
INTERVISTA
Dott. Giuseppe Mosca
Dott. Mosca, prima di iniziare, può dirci brevemente chi fu Giacomo Matteotti?
“Purtroppo, le circostanze e la storia del delitto Matteotti, creando un mito, spesso hanno fagocitato morbosamente e ingiustamente tutti i suoi trascorsi umani, politici e storici. L’uomo di Fratta Polesine fu un uomo rigoroso e intransigente con gli altri e, soprattutto, con sé stesso, nella vita e nella politica, nelle amicizie e negli studi. Si laureò in giurisprudenza a pieni voti nel 1907, fu antimilitarista convinto, si fece portatore delle lotte e delle istanze democratiche e dei diritti dei più deboli: operai, braccianti e contadini, mettendo in pratica le idee e gli ideali del Partito Socialista italiano, a cui aderì sin da giovanissimo.”
Dott. Mosca quali furono rapporti di Matteotti con Mussolini e il Fascismo?
“Innanzitutto, la loro fu una storia improntata alla più sfrontata inimicizia. I due si conobbero ad Ancona nel 1914 al Congresso del PSI, e subito sorsero i primi contrasti. Nel corso del tempo, i rapporti si guastarono definitivamente a causa dell’interventismo di Mussolini e alla sua conseguente fuoriuscita dal PSI. La contrapposizione divenne insanabile con il sopraggiungere delle aspre lotte tra socialisti e fascisti dal 1919 in poi. Matteotti diventò nemico giurato del futuro duce, criticò e denunciò il carattere violento, brutale e antidemocratico dell’azione fascista in Italia, per tali motivi i fascisti ne fecero un bersaglio e lo perseguitarono in tutti i modi. Già nel marzo del 1921, il futuro segretario del Partito Socialista Unitario fu sequestrato da una squadraccia fascista a Castelguglielmo nel Polesine. Trascinato in un boschetto fu picchiato, seviziato e abusato sessualmente. In più, fu costretto a lasciare il Polesine. Fino al suo assassinio, fu il più acuto degli antifascisti: intelligente e abile stratega parlamentare. Matteotti intuì e presagì dove intendessero arrivare Mussolini e il Fascismo; fu, anzi, il primo a vederli arrivare, ad avvistarli da molto lontano, possedendo lo sguardo lungo del precursore.”
Il giovane Matteotti
Dott. Mosca, veniamo al tragico epilogo del 10 giugno 1924, cosa accadde veramente?
“Un gruppetto di sicari ben addestrati della Ceka fascista – un’organizzazione criminale segreta alle dirette dipendenze di Mussolini – capitanati dal giornalista e funzionario dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio, Amerigo Dumini, rapirono nel pomeriggio sul Lungotevere il politico socialista, lo caricarono s’una Lancia Kappa nera e, dopo una breve colluttazione, lo pugnalarono a morte. Le ragioni di quest’assassinio, però, poggiavano già le basi sul cosiddetto Discorso della morte del 30 maggio precedente. Matteotti in un accorato e drammatico discorso alla Camera, davanti allo stesso Mussolini, che più volte perse la pazienza, denunciò i brogli elettorali e il clima di violenza e d’intimidazione in cui erano avvenute le elezioni del 6 aprile precedente. Arrivò, addirittura, a mettere in discussione la legittimità stessa della lista governativa, che aveva conseguito la maggioranza assoluta grazie alla legge Acerbo. In quella seduta accadde il finimondo, lo stesso Matteotti annunciò ai suoi compagni di partito che gli potevano preparare anche l’orazione funebre. Mussolini fu il mandante morale del delitto Matteotti, come egli stesso ammise nel discorso del 3 gennaio 1925, dove dichiarò testualmente: Ebbene, io dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea, ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere (omissis), a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato.”
Dott. Mosca, secondo lei c’è dell’altro da aggiungere sull’efferato assassinio?
“Sì, purtroppo. Io credo fermamente che in un regime dittatoriale, che stava subentrando al cosiddetto periodo libertario, l’assassinio di Matteotti venne eseguito su preciso ordine di Mussolini. Il socialista Matteotti era l’ultimo ostacolo prima del via libera al totalitarismo fascista. A quel tempo non si muoveva foglia che il Duce non volesse o non sapesse. Come si fa dubitare delle sue responsabilità? E c’è di più: Matteotti aveva scoperto durante un viaggio avvenuto dal 22 al 26 aprile 1924 a Londra, un giro di mazzette, tangenti nere legate allo sfruttamento di concessioni di ricerche petrolifere che vedeva coinvolti i fratelli Arnaldo e Benito Mussolini con la società americana Sinclair: la convenzione Sinclair per l’esattezza. Il coraggioso segretario del Partito Socialista Unitario era pronto a parlare nella seduta dell’11 giugno. Anche e soprattutto per questo fu eliminato: lo scandalo avrebbe suscitato un clamore enorme, tale da poter causare una brusca frenata all’ascesa del Fascismo in Italia. Poi sappiamo bene com’è finita: in un balletto e un gioco al rimpiattino di responsabilità, di memoriali, di scagionamenti e processi farsa. Il cadavere del deputato veneto, comunque, fu ritrovato il 16 agosto successivo. Furono due mesi di ricerche improduttive, depistaggi, bugie, dimissioni e omissioni. Il Fascismo s’avviava a diventare un regime pienamente dittatoriale, il tutto con l’ennesima complicità della Monarchia Sabauda, della quasi totalità della stampa e il silenzio connivente di gran parte delle forze dell’ordine.”
Numero unico commemorativo del primo anniversario del martirio a cura del Circolo “G. Matteotti” di Buenos Aires
Dott. Mosca, qual’ è l’eredità spirituale di Matteotti?
“Giacomo Matteotti ci ha insegnato cosa vuol dire lottare per la democrazia. Egli fu il più grande e autentico antifascista: ci fa riflettere su questo grande valore, cui noi vogliamo rimanere attaccati e trasmettere alle future generazioni. Altresì ci induce ad osservare il vero volto del Fascismo: qualcuno pensa che il Duce produsse anche qualcosa di buono, e che le cose peggiorarono solo con le “leggi razziali” e l’entrata in guerra. Niente di più falso: il Fascismo mostrò la sua vera natura già dopo il 1919, con la sopraffazione, la brutalità, l’intimidazione e la cieca violenza.”
In questo tempo di guerra spuntano fuori sempre più uomini e donne di pace. Che bello! Sembra una splendida novità, se non fosse per alcuni strani indizi, che sembrano propendere per il contrario. L’elenco è presto fatto.
C’è il leghista che al grido di “Pace, pace” impiccherebbe tutti quelli che ritiene guerrafondai senza battere ciglio. Il movimentista agguerrito, che dentro la sua elegante giacca blu e la camicia inamidata, chiede un cessate il fuoco a tutti i costi, rimirandosi allo specchio mentre lo dice, prima di incedere nel talk show di moda.
E che dire del cicisbeo di turno, maestro dei salotti letterari, che ha letto la versione italiana dell’opera omnia di Gandhi, sperando che qualcuno se ne accorga, visto che è troppo umile per far da solo sfoggio di vanità?
In questo bel girotondo felliniano ci stiamo pure noi, ovviamente, mentre discutiamo delle foto ad impatto e dei video strappalacrime dei bombardamenti a Gaza e a Kiev o ci accapigliamo nella gozzoviglia dei dibattiti sulle armi più avanzate e delle bandierine da sistemare sugli opposti fronti.
Siamo tutti lì, in prima fila a smargiassare e a dimenarci, convinti di fare un servizio appassionato alla pace.
A causa del rumore del dolore lontano, tuttavia, non riusciamo a percepire la voce di coloro che si sforzano ancora di essere uomini e donne di pace, come insegnano tanti testimoni del passato e del presente.
Essi, intanto, ci ricordano che non è proprio la stessa cosa praticare la nonviolenza ed essere pacifista. La prima rappresenta un vero e proprio modello di vita, uno sguardo sul mondo, il secondo un obiettivo da raggiungere.
In secondo luogo suggeriscono che un progetto di pace scaturisce da alcune regole morali da condividere preliminarmente: rispettare le idee altrui; non acconsentire alla menzogna; non accusare; non offendere; non valutare; sposare uno stile dialogante e inclusivo, il principio dialogico; proporre senza imporre; aspettare che la propria testimonianza quotidiana possa da sola essere convincente e smuovere l’opinione pubblica; collaborare con creatività e senza pregiudizi ad azioni diplomatiche; praticare, dove sia necessario, la disobbedienza civile e infine, più bella e difficile di tutte, impegnare la propria esistenza nel rifiuto di armarsi, fino a interposizionarsi fra i belligeranti.
La storia della nonviolenza potrebbe raccontarci di uomini e di donne che non hanno esitato a morire per proporre un disarmo delle coscienze, che ha poco a che fare con i proclami violenti e oppositivi di un pacifismo da macchietta.
Studiare questi aspetti non sarebbe malvagio e già solo aprire un libro, per conoscere ciò che è stato, sarebbe il primo atto di pace e di cambiamento veramente virtuoso per costoro. Ma si sa, è impossibile rinunciare a un bel discorso muscolare e aggressivo. Soprattutto se chi ascolta è un potenziale elettore. In fondo non c’è niente di più utile che fare la guerra con la pace.
L’immagine è tratta dalla copertina del libro: AA.VV., L’offensiva di carta. La grande guerra illustrata dalla collezione Luxardo al fumetto contemporaneo, Silvana Editoriale
“Al fianco dei cittadini e sempre al lavoro per il loro interesse. Come amministratori locali abbiamo il dovere di individuare soluzioni concrete. Lavorando nel silenzio e facendo da tramite tra le loro necessità e le istituzioni preposte possiamo oggi affermare di avere ottenuto la giusta sintesi per il collocamento di un ripetitore telefonico sul territorio di Pollena Trocchia”. Lo annuncia il dirigente provinciale di Fratelli d’Italia e consigliere comunale Pasquale Fiorillo che ha scritto al sottosegretario con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti, ottenendo l’interessamento del dipartimento per la dislocazione di una antenna 5G sul territorio comunale che aveva scatenato forti proteste da parte dei cittadini.
“La sollecitazione – spiega Fiorillo – si inserisce nello studio che l’onorevole Butti sta conducendo per la copertura di aree alternative a quelle dove i permessi sono fermi per la resistenza dei cittadini o delle amministrazioni comunali”. L’installazione dell’antenna 5G a Pollena Trocchia è stata sospesa ed è attualmente sub iudice per un ricorso al TAR proposto dai residenti e per le forti proteste degli stessi. “Consapevoli della assoluta necessità di innovazione che le nostre aree necessitano per consentire un reale sviluppo socio economico, non potevano di certo attendere inermi e mi sono mosso chiedendo la mediazione del sottosegretario che ha immediatamente risposto alla mia istanza promuovendo una sollecitazione con Inwit che si è dichiarata disponibile a valutare un sito diverso rispetto al luogo inizialmente individuato. In questo modo superiamo la fase di stasi in cui eravamo finiti anche a causa delle mancanze dell’amministrazione comunale di Carlo Esposito”. Il sindaco e la sua giunta hanno prima subito l’annuncio dell’avvio dei lavori, per un maturato silenzio assenzo sul quale ancora non si è fatta chiarezza, e poi le resistenze dei cittadini. “In un ultimo disperato tentativo di salvare capre e cavoli Esposito ha scritto all’azienda chiedendo la dislocazione dell’impianto e non ha ottenuto nulla. Ringrazio l’onorevole Butti per avere sbloccato una situazione che rischiava di restare ferma per mesi e di esasperare i toni col rischio di gravi ripercussioni sull’ordine pubblico. ”, conclude il consigliere Fiorillo. Nelle prossime ore, grazie all’azione del dipartimento per la trasformazione digitale, Inwit e l’amministrazione comunale si confronteranno per trovare un’alternativa tecnicamente sostenibile e nel delle rimostranze dei cittadini che hanno civilmente manifestato in queste settimane
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