AVERE UN FIGLIO ADOLESCENTE

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Spesso il comportamento dei genitori è causa di sofferenza nei giovani durante la delicata fase dell”adolescenza. Cerchiamo di capire perchè e cosa fare.
Di Silvano Forcillo

La delicata fase di sviluppo adolescenziale coinvolge le persone in età compresa tra gli undici e i diciotto anni, ma alcune caratteristiche di questa difficile tappa della crescita e dello sviluppo umano vengono prolungate, anche molti anni dopo l”età adolescenziale.
L”adolescenza è il primo doloroso e significativo periodo di crisi esistenziale e sociale che si trova a vivere l”individuo in crescita. La crisi adolescenziale interessa, all”unisono, tre fondamentali dimensioni della determinazione, sviluppo e realizzazione dell”essere umano: la dimensione biologica, la dimensione psicologica e la dimensione sociologica.
La dimensione biologica è caratterizzata dalla “crisi puberale”: è nella fase adolescenziale, infatti, che si comincia a delineare e a realizzare, nell”adolescente, l”identità di genere, cioè l”identificazione con il proprio sesso e a riconoscere la propria specificità corporea, inoltre, in questa fase, l”adolescente tende a identificarsi con i propri “input” ormonali.
La dimensione psicologica, invece, è caratterizzata dalla crisi della propria identità personale: “identità dell”Io”. La dimensione psicologica, permette all”adolescente di sentire prepotente e irrinunciabile la difesa del “proprio Io”. È nell”adolescenza, infatti, che si sviluppano e si consolidano la fiducia in sè stesso e l”autostima, cominciando ad avvertire la capacità e l”esigenza di progettarsi nel tempo; infine, la dimensione psicologica genera e sviluppa, nell”adolescente, la “reciprocità”, cioè il volersi mettere dalla parte dell”altro e volerlo imitare e, questi, non è certamente, nè uno dei due genitori, nè il docente, nè l”adulto, ma l”altro adolescente emancipato, sfacciato, ribelle,sicuro e migliore di sè stesso.
La dimensione sociologica, invece, mette in evidenza la crisi dei rapporti sociali. L”interazione adolescente/adulto diventa, soprattutto per l”adolescente “difendersi dall”adulto”, percepito, come “invasivo”, irrispettoso e coercitivo. Per questo motivo l”adolescente tende a vivere l”interazione sociale con un rapporto “antagonista/imitativo”. Antagonista con i modelli genitoriali, familiari, educativi e scolastici; imitativo, con i modelli sociali degli adulti quali il “potere” e la realizzazione economica. La dimensione sociologica, inoltre, è caratterizzata dalla interazione “adolescente/adolescente”, cioè dall”interazione con il gruppo dei pari e con il “branco” di appartenenza. L”adolescente, nell”interazione sociale è, soprattutto, impegnato e interessato a esercitare il controllo sugli altri per la verifica e la conferma delle proprie “prestazioni” sul piano fisico e corporeo.
Questo spiega il perchè, sempre più spesso, si parla di questa età: 11- 20 di “crisi adolescenziale”; “malessere” e “disagio giovanile”, ma quanti adulti, genitori, docenti o educatori sono onestamente preparati e aggiornati, sulle problematiche biologiche, psicologiche e sociologiche dell”adolescenza? Quanti di loro sono lealmente aperti e sinceramente attenti e disponibili a facilitare la “crisi d”identità sessuale, personale e sociale” dell”adolescente (inconsapevole, perchè non più bambino, ma neanche, ancora, adulto) impegnato a “ridefinire” i modelli e i valori di riferimento che egli non ritiene più validi, nè significativi, nè propri.
Ecco, perchè, la delicata fase di sviluppo adolescenziale trova, nel comportamento genitoriale, una delle più forti cause di sofferenza e disorientamento dei giovani. Il non offrire loro una stabilità e continuità affettiva attenta, rispettosa e non oppressiva, può essere la principale premessa ai gravi disturbi fisici, psicologici, mentali e comportamentali
Quanti adulti, genitori, docenti o educatori sono onestamente e seriamente capaci di cogliere i segnali comportamentali di allarme che precedono gli atti autolesivi negli adolescenti: tristezza, pianto immotivato, depressione e euforia dell”umore, astenia, abulia, affievolimento delle energie, aumento o diminuzione improvvisa dell”appetito e del sonno, aumento della svogliatezza, della noia e del calo dell”attenzione, diminuzione della capacità di concentrarsi, di scegliere, di prendere decisioni, disforia, aggressività, cambiamenti repentini di umore, tendenza ad arrabbiarsi e a litigare, lunghi periodi di silenzio, abbandono delle attività sociali, tendenza alla solitudine, perdita degli interessi sociali e sportivi, peggioramento del rendimento scolastico, disattenzioni in classe e facile abbandono, senza ragione, di cose che precedentemente appassionavano il ragazzo?
Negli adolescenti sono spesso frequenti i comportamenti a rischio, ad esempio correre in moto senza casco, in macchina, riduzione dell”autostima, perdita delle speranze per il futuro, assenza di progettualità, uso di alcool, psicofarmaci, droghe. Quanti adulti sanno onestamente riconoscere l”adolescenza, come il momento cruciale in cui si forma il carattere del bambino, che proprio in questa fase di sviluppo e crescita ha bisogno di vedere rispettati e non repressi i propri bisogni, quanti sanno rispettare l”invincibile desiderio che l”adolescente ha di vedersi trattare da grande e non sentirsi più controllato, come un bambino e “sorvegliato” dall”adulto con la distanza fiduciosa e attenta di chi crede in lui e nelle sue potenzialità?
Quanti genitori hanno il coraggio di lasciare che i propri figli facciano le proprie esperienze e commettano gli sbagli propri della loro età, che facciano, a volte, il passo più lungo della gamba sapendo che, nel pericolo, sentiranno presenti e vicini i propri cari?
Che fare?
Di strategico, risolutivo e miracolistico, proprio niente. Basterebbe, che ogni adulto, genitore, docente, o educatore si rifacesse all”esperienza della propria adolescenza, ma non l”esperienza dei fatti, perchè tutti a questo punto direbbero la solita, scontata frase: “..proprio perchè ho fatto l”esperienza, desidero evitarla a mio figlio, per non fargli commettere i miei stessi errori:”; sto parlando del ricordo della dolorosa esperienza adolescenziale, del non sentirsi capiti, amati, rispettati e riconosciuti nei propri desideri, sogni e speranze. Mi sto riferendo a quell”indicibile e incomunicabile dolore di non sentire che, proprio chi ci dice di amarci, non sa cogliere lo strazio, il disorientamento esistenziale e valoriale in cui ci troviamo, con in più la paralizzante paura di perdere l”affetto, l”amore e la stima proprio dei nostri genitori, per eventuali errori che potremmo commettere.
Questo manca, oggi, agli adolescenti, per vivere al meglio, serenamente ed efficacemente questa importantissima tappa evolutiva: mancano adulti, genitori, docenti e educatori, capaci di rifarsi unicamente e solamente all”esperienza del “sentire” e non ai fatti della propria adolescenza. Gli adolescenti, per superare al meglio questa fase della loro vita, necessitano di adulti convinti che il solo linguaggio possibile, proprio di questa delicatissima tappa esistenziale, sia quello del cuore, dell”ascolto e della comprensione vicendevole e che questo sia l”unico mezzo valido, concreto ed efficace per facilitare e motivare i figli a dare il meglio di sè stessi per la loro vita, per gli altri e per una società del benessere.
(Fonte foto: Rete Internet)

L’ITALIA DELLE STRAGI NERE E DELLE BRIGATE ROSSE

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La storia dell”Italia del “900, oggi ripercorre gli anni in cui la società era scossa dalle stragi di matrice fascista e da quelle del terrorismo rosso.
Di Ciro Raia

Nel 1973, due avvenimenti internazionali segnano profondamente la vita economica, politica e culturale dell” Italia: la cosiddetta guerra del Kippur e l”avvento del regime militare di Pinochet in Cile. Il conflitto arabo-israeliano introduce nel nostro paese l”austerità e le domeniche a piedi. In seguito alla guerra, infatti, i Paesi arabi aderenti all”OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), decretano un aumento del prezzo del petrolio ed una contemporanea riduzione delle esportazioni. Il governo italiano, con grande pompa, vara delle misure atte a far risparmiare petrolio e a far diminuire il consumo dell”energia elettrica.
Così, il decreto dell”austerità petrolifera prevede che la domenica non debbano circolare le auto, che le insegne dei negozi, durante tutta la settimana, debbano essere spente un”ora prima del solito, che i cinema e gli altri locali pubblici debbano concludere gli spettacoli entro le ore 23, che la televisione debba terminare le trasmissioni entro le stesse ore 23, che la benzina aumenti di L. 15 al litro ed il gasolio di L. 18 al chilo!
Il cruento colpo di Stato messo in atto, in Cile, dal generale Augusto Pinochet a danno del governo socialista guidato da Salvatore Allende, si ripercuote anche sulla politica italiana. Nel nostro paese, infatti, il segretario comunista Berlinguer accelera il processo di avvicinamento del suo partito all”area governativa, proprio per evitare il rischio di un contraccolpo reazionario (come in Cile) e vara la strategia del “compromesso storico”. Nobile intendimento quello di Berlinguer ma, in realtà, basato su una ipotesi strategica tesa a sottovalutare lo stato di degrado raggiunto dal sistema dei partiti.
Infatti, qualche anno dopo (1981), lo stesso segretario comunista, in una intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica”, dichiarerà: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passioni civili zero. Gestiscono interessi, i più disparati, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i rapporti umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune”.
Intanto, mentre è approvata la legge sul finanziamento pubblico dei partiti politici e mantenuta in vigore –in seguito ad referendum- quella sul divorzio, avanza la stagione delle stragi. Le B.R. rapiscono il giudice Mario Sossi e compiono il primo assassinio, trucidando due militanti del MSI padovano: Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Come se non bastasse, poi, alcuni attentati procurano numerose vittime: 8 morti e 100 feriti a Brescia, per una bomba scoppiata a Piazza della Loggia; 12 morti e 48 feriti, per una bomba posta sul treno “Italicus“, sulla tratta Firenze-Bologna.
Pasolini scrive che si è creata una sostanziale identità tra la destra e la sinistra, causata dai modelli della società consumistica. L”omologazione, secondo lo scrittore friulano, nasce perchè “non c”è niente che li distingue:in quanto il prodotto di vent”anni di modernizzazione e di consumismo ha creato sintonia tra i giovani e gli adulti, tra borghesi ed operai”.
Inizia la lotta dello Stato contro i terroristi. Viene arrestato il capo storico delle B.R., Renato Curcio, insieme ad un altro storico brigatista, Alberto Franceschini. Entrambi sono “traditi” da uno sconcertante personaggio, frate Silvano Girotto, detto frate Mitra, un infiltrato delle B.R. voluto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, artefice e protagonista principale della lotta al terrorismo.
(Fonte foto: Rete Internet)

IL MALCOSTUME IMPERA E CHI MERITA VIENE IGNORATO. MA BISOGNA RESISTERE E REAGIRE

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Sono tornati, ma forse non se ne sono mai andati, i tempi i cui stolti e malfattori spacciano per favore quello che spetta per diritto. Ma non bisogna tacere, semmai resistere e reagire!

Caro Direttore,
la vicenda dei finti ciechi del Pallonetto è solo l”ultimo episodio di una infinita serie di illegalità, che contraddistinguono il nostro territorio. Io non so, fino a prova contraria, se il consigliere Pdl della I Municipalità della città di Napoli, Salvatore Alaio –presunto colpevole o presunto innocente?- abbia nessuna, alcune o tante responsabilità nel predetto evento. So, però, di certo –come lo sappiamo tutti, d”altra parte-, che il cancro della corruzione è radicato nel DNA della nostra società.

Qui, da noi, non si muove foglia se non si sono ben oleati gli ingranaggi! Quand”ero all”Università (sono riuscito a laurearmi, pensa un po”, con molta fatica ma senza comprarmi esami o vendendo la mia libertà ed indipendenza!), ero a conoscenza di un impiegato della segreteria della mia facoltà, che riusciva a far rilasciare certificati in tempo reale (i computer erano ancora da venire!): bastava mettergli tra le mani una banconota da lire diecimila, quella simile alla dimensione ed al colore di un mattoncino, tanto per intenderci, col volto di Michelangelo sul recto a destra.

Ma, oggi, per esempio, anche se si va all”Azienda Sanitaria avviene la stessa cosa. Dalla richiesta di una visita specialistica o all”emissione di una certificazione, dal rinnovo della patente o alla più stupida delle vaccinazioni, bisogna affidarsi a un traghettatore, a un san Cristoforo o a un gigante buono, che, in cambio dell”attenzione prestata (nella vulgata corrente si dice “favore”), arriva a lusingarsi per l”offerta di “un pacchetto di sigarette” o -ma ciò avveniva in tempi in cui ancora si allevavano gli animali da cortile- per lo spetillo ( che è una voce dialettale, che sta per “spiedo”) di carne di maiale.

Oggi, lo “spetillo” è inesistente come idea di carne da infilare allo spiedo, ma sopravvive come concetto di regalo, che si trasforma in una piccola dazione o, quando poi sarà il tempo, in un voto di scambio.

Caro Direttore, ti voglio raccontare un fatto risalente alla mia passata esperienza di amministratore locale (sì, confesso, ho fatto anche quello! Ho operato e, come spesso capita, ho sbagliato, come tutti quelli che fanno qualcosa e non ne parlano soltanto; sono riuscito a fare anche qualcosa di quasi apprezzabile ma sempre criticabile da chi ti avversa per partito preso; le uniche cose che non mi hanno mai nemmeno sfiorato sono state le vicende legate a parole come: indagine, peculato, processo, tangente, abuso di potere, interesse privato, corruzione, contiguità e così via!).

Per circa un mese, almeno una volta a settimana, mi incrociavo con un mio concittadino, che, disperato, si allontanava dall”ufficio tecnico, dove un impiegato, alla richiesta di una certificazione, gli prospettava l”emissione di sette giorni in sette giorni. Quando, spontaneamente, mi portai di persona a ritirare il certificato per il mio sfortunato concittadino, mi resi conto che era lì da tempo, bastava, forse, solo un”attenzione nei confronti dell”impiegato istruttore (per altro molto chiacchierato, come tutti i suoi colleghi). Ti dirò di più.

Quel dipendente comunale mi guardò con un”espressione simile a quella assunta (è un aneddoto che conosci di sicuro) dal luminare della medicina nei confronti del figlio, giovane ed inesperto medico, che, in un niente estrasse la lisca di pesce dalla mano del pescatore: “ed ora, come mangeremo più il pesce fresco?”.
Non mi soffermo, poi, sui concorsi truccati, sulle gare d”appalto taroccate e quant”altro. Risale a pochissime settimane fa la scoperta, presso la Direzione Scolastica Regionale della Campania, delle graduatorie per gli incarichi di insegnamento manomesse. Sarà stato per un impiegato corrotto, per l”abilità di un hacker, per una password sottratta, ma sempre di imbroglio si è trattato.

“Può capitare che un Paese, per eccesso di sicurezza, per cecità, per la scelta ripetuta e scellerata di offrirsi ai maghi delle emozioni che più promettono, possa rallentare, fermarsi, arretrare. È questo il rischio che corre l”Italia se rifiuta di vedere le cose come stanno. Se racconta a se stessa di avere solo una febbriciattola passeggera. Se non accetta di prendere atto che sta andando alla deriva. E che, senza una svolta, uno scatto d”orgoglio, una consapevolezza condivisa di alcune scelte da fare, rischia il naufragio”. (G. A. Stella e S. Rizzo, La deriva, Perchè l”Italia rischia il naufragio, Rizzoli, 2008).

Caro Direttore, è vero, tutto ciò che è a dimensione umana è emendabile. Però, è anche vero che è corruttibile. Spesso, poi, le appartenenze politiche e partitiche facilitano il sistema della corruzione. Perchè, tu dici? Perchè sotto la tutela del potere è più facile millantare e pretendere qualcosa in cambio. Purtroppo, oggi, il cosiddetto spoil system (la pratica con la quale le forze di governo distribuiscono ai propri affiliati ruoli di comando, cariche istituzionali, titolarità di uffici pubblici), che si basa sul principio che “ai vincitori va il bottino”, contrasta energicamente con il merit system (un sistema basato sul merito). Ma a chi lo vai a raccontare? Tanto, la necessità di salire, sempre e comunque, sul carro di chi vince incoraggia anche quell”altra aberrante pratica che va sotto il nome di “trasformismo”.

E così la frittata è fatta. Oscuri portaborse, una volta conquistati i galloni del comando, non mollano mai più la presa, anche dopo aver inquinato tutto il loro sistema di riferimento; molti mediocri raggiungono posizioni di vertice e contribuiscono ad affossare le istituzioni loro affidate; molti uomini di potere esibiscono con alterigia la loro appartenenza ed anche la loro ignoranza. Di quest”ultima ne sono una testimonianza ineccepibile le “domande impossibili” di Sabrina Nobile ai cosiddetti rappresentanti del popolo: “Darfur sono cose fatte in fretta; Guantanamo, mai sentito parlare; Mandela, non mi faccia dire cose che non si possono dire:è il presidente brasiliano! ”

Caro Direttore, dalle nostre parti girano un sacco di impostori: promettono, mediano, fingono di impegnarsi su cose legittime, chiedono ricompense o voti per i propri protetti o rampolli. Il guaio è che li conoscono tutti, ne parlano male, ma nessuno li evita. Così non cambia mai niente.
Che dire? “Ora che più forte sento/ stridere il freno, vi lascio/ davvero, amici. Addio./ Di questo sono certo: io/ son giunto alla disperazione/ calma, senza sgomento./ Scendo. Buon proseguimento”, (Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso, Poesie 1932-1986, Garzanti, 1986).

Io, invece, no, Direttore! Resto in carrozza sino all”ultima fermata. Anche se so che il viaggio sarà tormentato e, mi auguro, lungo. No, no, non sono un masochista. Sono solamente per l”affermazione dell” Uomo con la U maiuscola. Perciò mi batto, con tutte le forze di cui dispongo e fino all”ultimo dei giorni concessimi, contro i ladri di pensiero, i furbi di mestiere, le beghine di facciata.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA SOLIDARIETÁ DELLA CHIESA AI LAVORATORI FIAT

Tra i tanti fronti sui quali è stata impegnata di recente la chiesa, ricordiamo le polemiche della Lega sul Cardinale Tettamanzi, il monito del Papa sui meccanismi dei media, la solidarietà ai lavoratori Fiat.
Di Don Aniello Tortora

Alcuni avvenimenti di rilievo nazionale e locale hanno impegnato la chiesa negli ultimi tempi.
La Lega, la scorsa settimana, ha sferrato un attacco senza precedenti al cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi.
“Quelli” che hanno “difeso” il crocifisso nelle scuole e negli ambienti pubblici e parlato di “identità culturale cristiana” hanno attaccato il cardinale di Milano “reo”, secondo loro, di aver voluto solo annunciare il vangelo dell”accoglienza e della solidarietà.
Da più parti si è espressa la solidarietà e vicinanza al card. Dionigi Tettamanzi, pastore attento in primo luogo al bene comune della città secondo giustizia, fraternità e solidarietà e alla sorte e alla condizione degli ultimi di ogni nazionalità, religione e cultura.

Al di là di attacchi strumentali preoccupano politiche di esclusione sociale senza soluzioni alternative, che non fanno onore alle tradizioni civili e sociali del nostro Paese. Ma soprattutto deve allarmare ogni forma di incentivazione di sentimenti di paura ed esclusione nei confronti di stranieri ed immigrati, erigendo barriere difensive del proprio benessere. Al contrario, sarebbero invece da promuovere ragionate politiche di accoglienza e integrazione. Non si possono dimenticare l’accoglienza e la solidarietà, valori alti che animano una comunità civile e che fanno parte della tradizione secolare della cristianità e il riconoscimento dei diritti garantiti da norme internazionali.

Martedì 8 dicembre, altro avvenimento, Papa Benedetto in Piazza di Spagna, nell”omaggio all”Immacolata, ha pronunciato un discorso che ha fatto molto riflettere. Riporto qui parte del discorso del Papa:
“Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5, 20) – come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.
Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perchè il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula”.

“Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finchè la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. È un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perchè ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.
I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri”.

“Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. È vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. È l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia…
Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società”.

Un ultimo avvenimento, quello locale.
Insieme al vescovo, a molti sindaci e rappresentanti del sindacato e lavoratori Lunedì 14 dicembre siamo stati in Prefettura a Napoli per consegnare un documento di solidarietà per lavoratori Fiat, sempre in attesa di buone notizie per la loro fabbrica (nella foto lo slogan di un operaio Fiat, ndr).
Il 22 dicembre ci sarà a Roma un incontro di Marchionne con il Governo, per definire il piano industriale.
Vogliamo, tutti, ancora lottare per “gridare” la dignità del lavoro nel nostro territorio e per “costringere” la dirigenza Fiat a fare progetti di giustizia, di pace e non di solo profitto.
(Fonte foto: www.riviera24.it)

QUANDO LO STALKER É IL VICINO DI CASA

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Il cattivo vicinato può sfociare nel reato di stalking. Infatti, non sono rare le situazioni in cui ad avere comportamenti molesti e assillanti sono vicini di casa.
di Simona Carandente

Con l”evolversi dei tempi, si assiste ad un fenomeno di mutamento degli stessi rapporti umani, i quali, lungi dall”essere classificati in rigide categorie, rischiano di sfuggire anche alle più comuni definizioni. Tale è il caso dei reati che hanno come protagonisti i vicini di casa.
Qualche anno fa, ad esempio, destò particolarmente le coscienze l”efferata strage di Erba (nella foto gli autori, Rosa Bazzi e Olindo Romano, ndr), dove una coppia di coniugi si era scagliata senza pietà sui propri vicini di casa, tra i quali un bambino in tenerissima età, creando un vero e proprio caso, anche per la letteratura psichiatrica, posto che non vi erano precedenti significativi prima di allora sul tema dei rapporti di cattivo vicinato.

Tralasciando il caso di cui sopra, particolarmente grave ed efferato, è bene sapere che grazie all”introduzione del reato di “stalking” anche il comportamento del vicino di casa che si renda autore di atti persecutori può rientrare nell”applicazione della nuova fattispecie penale, con condanne anche di una certa entità.

I coniugi G. e C. , stimati professionisti campani, si rivolgono al legale esponendo una problematica di apparente facile soluzione: a seguito di una banale discussione con M., propria vicina di pianerottolo, la vita loro e dei figli minori è diventata all”improvviso un inferno.
Difatti l”amorevole vicina, un tempo amica di famiglia, non digerendo il grave affronto della rottura del rapporto preesistente, ha cominciato ad adottare tutta una serie di comportamenti, in apparenza banali, ma nel loro complesso sintomatici di un grave malessere personale: il bersaglio preferito è la signora G., ma anche il marito C. non viene risparmiato, cadendo spesso vittima di gravi insulti ed improperi, anche alla presenza dei propri figli.

Lo stalker in questo caso ha un vantaggio: conosce a perfezioni le abitudini delle vittime, che scruta dalla sua posizione privilegiata. Questo le permette di agire indisturbata, potendo spaziare dalla rottura delle piante, allo spegnimento del contatore della corrente, fino all”imbrattamento con colla delle serrature e dello stesso spioncino.
Ciò non significa, però, che la “stalker” agisca di nascosto: ella non teme alcun confronto con le vittime designate: i coniugi G.e C., difatti, non possono neanche più uscire sul proprio balcone, nel timore di essere preda di sempre nuove aggressioni verbali, talvolta anche fisiche, urla ed insulti. In più occasioni, intimoriti, hanno avuto persino paura ad uscire di casa, dovendo richiedere anche l”intervento delle forze dell”ordine.

Fiduciosi nell”operato della giustizia, le vittime hanno ritenuto opportuno adire l”autorità giudiziaria, denunciando i fatti. Trattandosi però di avvenimenti accaduti prima dell”entrata in vigore della legge sullo stalking, hanno dato vita a singoli procedimenti penali per minacce ed ingiurie che, pur sfociando in altrettante blande condanne penali, comminate dal giudice di pace, non hanno sortito alcun effetto.

Provvidenziale è stata l”entrata in vigore della legge n. 38/2009 che, oltre a dare un nuovo assetto normativo alla disciplina dei cosiddetti atti persecutori, ha introdotto la possibilità di poter ammonire l”autore delle condotte illecite, attraverso una sorta di diffida emanata dal Questore, con invito a serbare una condotta conforme alla legge.
Con la notifica dell”ammonimento, la situazione ha subito un vero e proprio capovolgimento: la vicina ha finalmente compreso la gravità dei fatti, nonchè le probabili conseguenze delle proprie condotte illecite, che hanno subito un immediato arresto, oltre ogni più rosea previsione.

Difatti, con la notifica la parte viene resa edotta del fatto che eventuali condotte, successive all”ammonimento, aggravano il reato e lo rendono procedibile d”ufficio anzichè a querela di parte.
Un caso senza dubbio a lieto fine (almeno per il momento!), che dimostra come la condanna penale, di per sè, non sia affatto un deterrente: è importante che il sistema giudiziario fornisca alle persone offese sistemi di tutela alternativi, e magari preventivi, rispetto alla celebrazione di un procedimento giudiziario, lungo e costoso ma non sempre efficace. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Corriere della Sera)

LA RUBRICA

NELLA CITTÁ DI BERLUSCONI NON C’É IL TIRANNO

La riflessione sui comportamenti che i cittadini assumono in questo momento storico e politico, ci fa scorgere l’ “Onda viola”. Un movimento nato nella Rete ma con andamento lento.
Di Michele Montella

Chi è un demagogo? Oggi rispondiamo: “Berlusconi, forse Sarkozy”.
A me francamente vengono in mente ben altri nomi, Pisistrato per esempio o addirittura Dioniso I di Siracusa, di fronte ai quali i politici citati ci fanno una ben magra figura, nonostante il significato del termine sia piuttosto negativo.

Letteralmente il demagogo è chi guida il popolo, avendolo affascinato con il carisma della sua parola e della sua persona e chi fa poi in modo di mostrare la sua magnanimità attraverso opere pubbliche e leggi favorevoli alla realizzazione dei bisogni primari. In effetti Aristotele, il filosofo che ha tanto riflettuto sul senso della politica, è il primo ad averne dato un accezione spregiativa; infatti egli sostiene che il demagogo, proprio perchè ha fatto della politica l’arte di convincere e trascinare gli altri, diventa un tiranno.

Ora un tiranno riesce a tenere in pugno un intero popolo e la sua città, visto che di città invisibili stiamo parlando. Egli istituisce per decreto la città del consenso piatto ed omologato.
In quanto a Berlusconi invece, come abbiamo potuto vedere nell’articolo precedente a questo, così fortemente criticato da alcuni lettori (anche in sede privata a dire il vero), possiamo star certi che non possiede tutto il consenso, anche se ne ha buona parte. Lo dimostrano i cortei, le lettere scritte ai maggiori quotidiani del nostro Paese e di alcuni Paesi europei, perfino alcune superstiti trasmissioni televisive e alcuni intellettuali che potrebbero fare a meno, secondo l’arroganza al potere, di esistere.

E allora perchè stiamo parlando ancora di lui, prendendo a pretesto, com’è caratteristica di questi articoli, la figura del demagogo?
Per dire che la Berlusconcity non è solo città dello specchio, ma talvolta può essere città di una catacombale e residua opposizione, che si sforza in tutti i modi di manifestare una certa marginale visione di una città che potremmo chiamare la città oppositiva.

Prendiamo ad esempio la marcia dell’onda “viola” così battezzata dalla massa (non dal popolo) dei blogger, che stanchi di non aver rappresentanza nelle sedi istituzionali e nelle agenzie formative, hanno deciso di far partire dal basso un fenomeno di epifanica opposizione, sul modello di tante altre manifestazioni di questo tipo, diffuse soprattutto negli Stati Uniti.
Di fronte ad una marcia così folta e densa di espressioni associazionistiche e di gruppo si può pensare che la città oppositiva sia significativa per minare Berlusconcity?

Se il demagogo fosse un tiranno forse il segnale potrebbe essere un felice momento, ma il demagogo non è se non un buffissimo satrapo, che non si riconosce in una seria tirannia. La conseguenza palese è che un’opposizione siffatta non è ancora una matura ribellione.
Perchè?
Ne parleremo nel prossimo articolo.
(Fonte foto: Rete Internet)

LE CITTÁ INVISIBILI

LE TORTURE SUI BAMBINI

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I gravi fatti scoperti in un asilo di Pistoia hanno ragioni profonde, che non salvano i genitori dei bambini torturati dalle maestre indegne. Troppo impegnati a correre, per chiedersi a chi stavano affidando i propri figli.
Di Silvano Forcillo

Questo è l”articolo che, più di altri, mi trovo a commentare con grande e dolorosa difficoltà. In un asilo di Pistoia, “Cip-Ciop”, una struttura privata accreditata dal Comune, due mesi fa, si è verificato lo scempio e la crudeltà più inaudita che un essere umano possa concepire, la violenza, la cattiveria, l”aggressività e la tortura fisica e psicologica dei più importanti del mondo: i “bambini”.

Non mi piace cadere nella facile e semplice condanna di questo efferato comportamento, invece, desidero offrire ai nostri cari lettori, alcune riflessioni che, mi auguro, possano impedire il ripetersi di simili atti orrendi e criminali. Ormai mi sembra del tutto ovvio e scontato, che non viviamo in uno Stato di salvaguardia e rispetto dei diritti e dei bisogni umani, specialmente, dei diritti dei più deboli e degli indifesi, cui il potere politico e il consesso umano e sociale dovrebbero farsi carico.

Anzi, proprio le istituzioni e le organizzazioni sociali, che dovrebbero garantire il benessere psicofisico e sociale degli esseri umani, si rendono responsabili delle più aberranti ingiustizie e cattiverie. Perchè succede tutto questo e cosa posiamo concretamente fare per difendere l”unico bene tangibile dell”umanità, il vero e unico futuro, in cui dobbiamo ancora credere e sperare e che rende, ancora, possibile e significativo il vivere sul nostro pianeta? Prima di rispondere voglio fare una breve premessa necessaria e imprescindibile per non cadere in luoghi comuni e in scontate e miracolistiche soluzioni.

Ciò cui stiamo assistendo, giorno dopo giorno, annichiliti e impotenti e che la cronaca fortunatamente non ci nasconde più e che coraggiosamente sceglie di rivelare e farci conoscere, non è altro che il risultato finale di secoli e secoli di oscurantismo, ipocrita perbenismo e falso sentimento religioso, che tutto ha nascosto, accettato e giustificato, in nome del benessere economico, finanziario e del potere politico. Oggi, invece, è tutto sotto i nostri occhi e, quindi, nessuno più può fare finta di non vedere, sentire o continuare a nascondere a se stesso l”amara verità. Premesso questo passo a riflettere sulle ragioni profonde che favoriscono episodi brutti come quelli dell”asilo di Pistoia.

Non c”è più il senso e il rispetto delle proprie e altrui responsabilità, non c”è più il rispetto e il mantenimento, ad ogni costo, delle proprie scelte e decisioni prese. Tutti, ormai delegano tutto a tutti: i mariti delegano tutto alle mogli e viceversa; i genitori delegano i figli alla scuola, i docenti delegano la scuola e i propri alunni alla famiglia e ai genitori; le istituzioni delegano ai cittadini; i cittadini delegano alle istituzioni; i politici delegano agli elettori e gli elettori delegano ai politici.

Stiamo tutti giocando alle “tre carte” e nessuno ha intenzioni di fermarlo questo stupido, pericoloso e deleterio gioco. Lo svilimento della Persona, la narcotizzazione dell”essere umano attraverso i media, ha dato i suoi risultati: non c”è più chi controlla, non c”è più chi è attento e non c”è più chi si assume le responsabilità. Siamo tutti impegnati a correre, fare, agire, guadagnare, spendere, comprare, a tentare la fortuna giocando e sperando, a sopravvivere e a perderci nel niente esistenziale. Quindi, non ha alcuna importanza soffermarci a riflettere, o a chiederci a chi affidiamo i nostri bambini, i nostri figli, gli adolescenti, il nostro voto, il nostro essere e la nostra vita.

L”importante è delegare e scrollarci di dosso problemi, doveri e responsabilità, per potere continuare a chiudere gli occhi e a sopravvivere, fino quando non siamo costretti ad aprirli gli occhi, perchè ci è andata male o perchè siamo diventati vittime noi stessi e siamo stati toccati personalmente dal dolore, dalla sofferenza e dalla disgrazia. Ho avuto già modo di dirlo e ribadirlo, in altri articoli, è necessario fermarci, riflettere, formarci, aggiornarci e diventare protagonisti della nostra vita e, seriamente responsabili di quanti ci vengono affidati, senza accettare deleghe, nè a rinunciare più al controllo, all”attenzione e alla presenza responsabile e attiva.

Basta con l”ignoranza, basta con l”inerzia sociale e con l”approssimazione del vivere e dell”essere per correre solo dietro ai soldi, al benessere e al potere. C”è bisogno di una nuova, efficace e seria istruzione, educazione, socializzazione, istituzionalizzazione e responsabilizzazione al vivere e all”essere. Bisogna aprirsi all”innovazione, all”acquisizione di nuove competenze e abilità umane e sociali, bisogna imparare ad essere Persona, a fare il genitore, il docente, l”educatore, ma soprattutto occorre riprendere la propria vita, nelle proprie mani, senza più delegarla o affidarla ad altri.

Occorre, in altre parole, imparare a diventare artefici e protagonisti del proprio futuro, del proprio benessere e del benessere di coloro di cui siamo responsabili, soprattutto degli essere più importanti del mondo: i bambini, che sono coloro che della vita e del mondo permetteranno la prosecuzione.
Questo è l”articolo che, più di altri, mi trovo a commentare con grande e dolorosa difficoltà. In un asilo di Pistoia, “Cip-Ciop”, una struttura privata accreditata dal Comune, due mesi fa, si è verificato lo scempio e la crudeltà più inaudita che un essere umano possa concepire, la violenza, la cattiveria, l”aggressività e la tortura fisica e psicologica dei più importanti del mondo: i “bambini”.

Non mi piace cadere nella facile e semplice condanna di questo efferato comportamento, invece, desidero offrire ai nostri cari lettori, alcune riflessioni che, mi auguro, possano impedire il ripetersi di simili atti orrendi e criminali. Ormai mi sembra del tutto ovvio e scontato, che non viviamo in uno Stato di salvaguardia e rispetto dei diritti e dei bisogni umani, specialmente, dei diritti dei più deboli e degli indifesi, cui il potere politico e il consesso umano e sociale dovrebbero farsi carico.

Anzi, proprio le istituzioni e le organizzazioni sociali, che dovrebbero garantire il benessere psicofisico e sociale degli esseri umani, si rendono responsabili delle più aberranti ingiustizie e cattiverie. Perchè succede tutto questo e cosa posiamo concretamente fare per difendere l”unico bene tangibile dell”umanità, il vero e unico futuro, in cui dobbiamo ancora credere e sperare e che rende, ancora, possibile e significativo il vivere sul nostro pianeta? Prima di rispondere voglio fare una breve premessa necessaria e imprescindibile per non cadere in luoghi comuni e in scontate e miracolistiche soluzioni.

Ciò cui stiamo assistendo, giorno dopo giorno, annichiliti e impotenti e che la cronaca fortunatamente non ci nasconde più e che coraggiosamente sceglie di rivelare e farci conoscere, non è altro che il risultato finale di secoli e secoli di oscurantismo, ipocrita perbenismo e falso sentimento religioso, che tutto ha nascosto, accettato e giustificato, in nome del benessere economico, finanziario e del potere politico. Oggi, invece, è tutto sotto i nostri occhi e, quindi, nessuno più può fare finta di non vedere, sentire o continuare a nascondere a se stesso l”amara verità. Premesso questo passo a riflettere sulle ragioni profonde che favoriscono episodi brutti come quelli dell”asilo di Pistoia.

Non c”è più il senso e il rispetto delle proprie e altrui responsabilità, non c”è più il rispetto e il mantenimento, ad ogni costo, delle proprie scelte e decisioni prese. Tutti, ormai delegano tutto a tutti: i mariti delegano tutto alle mogli e viceversa; i genitori delegano i figli alla scuola, i docenti delegano la scuola e i propri alunni alla famiglia e ai genitori; le istituzioni delegano ai cittadini; i cittadini delegano alle istituzioni; i politici delegano agli elettori e gli elettori delegano ai politici.

Stiamo tutti giocando alle “tre carte” e nessuno ha intenzioni di fermarlo questo stupido, pericoloso e deleterio gioco. Lo svilimento della Persona, la narcotizzazione dell”essere umano attraverso i media, ha dato i suoi risultati: non c”è più chi controlla, non c”è più chi è attento e non c”è più chi si assume le responsabilità. Siamo tutti impegnati a correre, fare, agire, guadagnare, spendere, comprare, a tentare la fortuna giocando e sperando, a sopravvivere e a perderci nel niente esistenziale. Quindi, non ha alcuna importanza soffermarci a riflettere, o a chiederci a chi affidiamo i nostri bambini, i nostri figli, gli adolescenti, il nostro voto, il nostro essere e la nostra vita.

L”importante è delegare e scrollarci di dosso problemi, doveri e responsabilità, per potere continuare a chiudere gli occhi e a sopravvivere, fino quando non siamo costretti ad aprirli gli occhi, perchè ci è andata male o perchè siamo diventati vittime noi stessi e siamo stati toccati personalmente dal dolore, dalla sofferenza e dalla disgrazia. Ho avuto già modo di dirlo e ribadirlo, in altri articoli, è necessario fermarci, riflettere, formarci, aggiornarci e diventare protagonisti della nostra vita e, seriamente responsabili di quanti ci vengono affidati, senza accettare deleghe, nè a rinunciare più al controllo, all”attenzione e alla presenza responsabile e attiva.

Basta con l”ignoranza, basta con l”inerzia sociale e con l”approssimazione del vivere e dell”essere per correre solo dietro ai soldi, al benessere e al potere. C”è bisogno di una nuova, efficace e seria istruzione, educazione, socializzazione, istituzionalizzazione e responsabilizzazione al vivere e all”essere. Bisogna aprirsi all”innovazione, all”acquisizione di nuove competenze e abilità umane e sociali, bisogna imparare ad essere Persona, a fare il genitore, il docente, l”educatore, ma soprattutto occorre riprendere la propria vita, nelle proprie mani, senza più delegarla o affidarla ad altri.
Occorre, in altre parole, imparare a diventare artefici e protagonisti del proprio futuro, del proprio benessere e del benessere di coloro di cui siamo responsabili, soprattutto degli essere più importanti del mondo: i bambini, che sono coloro che della vita e del mondo permetteranno la prosecuzione.
(Fonte foto: Rete Internet)

GLI ARGOMENTI TRATTATI

“I TERRORISTI UCCIDONO LUIGI CALABRESI”

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Il consueto appuntamento settimanale con la storia dell”Italia del “900, si sofferma sul ruolo dei partiti politici dell”epoca e la minaccia terrorista sugli equilibri democratici della nazione.
Di Ciro Raia

Al Quirinale, scaduto il settennato di Giuseppe Saragat, c”è da eleggere il suo successore. I candidati più accreditati sono Amintore Fanfani per la Dc e Francesco De Martino per le sinistre. E quando le due candidature cadono, sembra trovare unanime consensi degli schieramenti politici quella di Aldo Moro. Ma all”improvviso la Dc presenta un nuovo candidato. Il 24 dicembre 1971, dopo ben 24 scrutini, è eletto, così, Presidente della Repubblica il giurista napoletano Giovanni Leone, che, politicamente, rappresenta un contrappeso all”avanzante centrosinistra ed una garanzia contro eventuali aperture al Pci.
Sul candidato democristiano, già presidente della Camera, convergono i 518 voti della DC, del PLI, del PSDI e del PRI. Il nuovo capo dello Stato, per la prima volta nella storia della Repubblica, -dopo aver constata la mancanza di una maggioranza parlamentare, che costringe il governo Colombo a dimettersi- scioglie le Camere e dà il via ad elezioni anticipate. L”esito delle votazioni (1972) denota una sostanziale tenuta della DC e dei partiti della sinistra, con una marcata avanzata del MSI. L”esperienza dei governi con la formula del centrosinistra non appare più perseguibile; si vara, perciò, un governo di centro con l”appoggio della DC, del PLI del PSDI e del PRI. A presiedere il nuovo consiglio dei ministri è chiamato il democristiano Giulio Andreotti.
Intanto, ci sono grandi fermenti negli organismi e nelle linee organizzative di alcuni grandi partiti politici.
Il XIII Congresso del PCI elegge suo segretario generale il sardo Enrico Berlinguer, autentica speranza per ridare forza al vertice del più grande partito comunista d”Europa. Berlinguer costruisce la politica del compromesso storico. Il segretario del PCI, infatti, è convinto che non si può pensare ad un governo delle sinistre con una forza che arrivi “solo” al 51% dei consensi. Da questo ragionamento la proposta, quindi, di un incontro delle masse cattoliche, comuniste e popolari per la costruzione di una grande forza, che possa rappresentare la maggioranza del popolo italiano.
A destra, invece, il segretario del MSI, Giorgio Almirante, cerca di dare al suo partito una patente di legittimità democratica, pulendolo dalle violenze del fascismo puro ed accreditando l”immagine di un “fascismo in doppiopetto” ubbidiente alle regole democratiche. Ma è poco credibile! Almirante non può nascondere nè negare, infatti, di essere stato combattente della Repubblica di Salò e redattore della rivista fascista “La Difesa della Razza!”
Anche nel PSI ci sono cambiamenti. Nel corso del XXXIX Congresso del partito è eletto segretario generale Francesco De Martino, un leader lungimirante che si impegna, da subito, a riprendere la via del centrosinistra, per cercare di porre un argine ai pericoli derivanti dall”eversioni di destra e dalla crescita del cosiddetto terrorismo rosso.
E proprio sotto i colpi del terrorismo cade, il 17 maggio 1972, il commissario Luigi Calabresi, colpevole –secondo gli attentatori- non solo di essere stato tra i poliziotti ai quali era stato dato l”incarico di interrogare l”anarchico Giuseppe Pinelli (in relazione alla strage della Banca dell”Agricoltura) ma di essere anche “uno di quelli” che conosce la verità circa la presunta “morte violenta” dello stesso anarchico.
(Fonte foto: Rete Internet)

FACCIAMO RETE. É TEMPO DI CAMBIARE!

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Per affrontare i problemi è necessario ricreare uno spirito collettivo, non bastano più le belle intenzioni. Bisogna operare in concreto.

Caro Direttore,
leggendo le notizie del tuo giornale on line –ma anche altra stampa- risalta un dato comune a molte realtà territoriali. Problemi e difficoltà di tanti centri (vesuviani e non), infatti esistono, ritornano e restano sempre uguali. Ovunque o quasi. Non a caso, dappertutto, ci si lamenta delle amministrazioni e degli amministratori; dappertutto, esaurita la stagione della partecipazione, la società vive emarginata dalle scelte e dalle decisioni, che sono ritornate rigorosamente nelle stanze dei partiti (sempre più esangui nei numeri che li rappresentano).
Ed ancora dappertutto è eliminato –o artatamente evitato- il processo di inserimento delle donne nei gangli delle istituzioni. Per non parlare, infine, dei problemi connessi all”ambiente, alla cultura, alla scuola, ai giovani, ai centri produttivi e a tante altre cose. Sembra, quasi, che ci sia una invisibile linea (un filo spinato?), che tiene unite o, forse, imprigionate, le nostre realtà territoriali, come ad indicarne una sfilza senza soluzione di continuità.
Caro Direttore, che fare, allora? Non ci si può solo lamentare; bisogna anche essere propositivi. “Sogno un Paese che abbia il coraggio di dire: era una buona idea ma siamo stati troppo arroganti nel proporla o forse siamo diventati troppo vecchi per portarla avanti. Allora, un Paese così di sicuro vedrà arrivare al suo cospetto nuove menti, pronte a prendere il testimone e a lavorare affinchè non finisca in cattive mani o venga risucchiato nel buco nero del passato”, (Antonio Pascale, “Qui dobbiamo fare qualcosa. Sì, ma cosa?”,Laterza, 2009).
Perchè, per esempio, non creare una rete dei territori interessati ad uguali problemi? E non certo in base al principio che, oggi, tutto è rete o non è. Un”amministrazione, infatti, che funziona male o lascia scontenti (mal governati) troppi cittadini, non è un fatto solo locale. Gli amministratori, che pensano poco al “bene comune in comune” e molto di più a quello personale o di cordata, non sono da non tenere in conto solo nel gruppo che li ha eletti; essi sono parte di una classe dirigente, che, spesso, si propone o è chiamata (per appartenenza, più che per merito) a rappresentare il territorio a livello provinciale, regionale o nazionale.
E le donne chiamate a rappresentare le cosiddette “quote rosa” non possono essere solo una concessione di notabili locali o la soluzione per mettere a tacere fastidiosi galletti che si beccano.Ed, a seguire, l”ambiente non è solo una responsabilità territoriale circoscritta; la cultura non si gestisce come appendice del divertimento; i giovani con i loro bisogni non sono il dramma di un solo paese o di una sola città; i centri industriali non possono scaturire da semplice esigenze padronali e locali.
Nel terzo millennio tutti i problemi sono trans-cittadini, trans-territoriali, trans-istituzionali. Non è retorica dire che bisognafare i conti, nel rispetto, delle identità, con le realtà straniere che affollano le nostre strade, con le necessità ed i bisogni di “quelli della porta accanto”, con i vizi e i pregi della gente che vive di fronte al mare o, quanto meno, ne respira la brezza e si impossessa degli odori, perchè “il Mediterraneo è un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia, bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere”, (Fernand Braudel, “Il Mediterraneo”, Bompiani, 1987).
Forse, è tempo che cambi qualcosa dentro la testa delle persone; non servono più le parole o le buone intenzioni. Forse, è tempo di ricreare uno spirito collettivo, un pensiero plurale, una volontà a non adeguarsi al conformismo. Insomma, è tempo in cui la politica deve avere le sue fondamenta nell”etica, le donne nelle istituzioni –come deve avvenire anche per gli uomini- devono essere presenti per le loro capacità, le industrie devono servire il territorio, che, a sua volta, deve essere protetto, rispettato, sfruttato intelligentemente nelle sue risorse e nelle sue energie.
L”idea della rete serve anche a tenere alta la tensione, a stuzzicare l”attenzione, a salvaguardare il macro ed il micro territorio. In breve, per esempio, il Parco del Vesuvio è una risorsa e non un limite; le costruzioni abusive sono un problema del macroterritorio e non solo di una comunità identificata e delimitata; la soluzione al problema dell”immondizia deve scaturire da un”ottica di sistema e non da espedienti magici, che chiamano in campo, di volta in volta, cave dismesse, container in partenza per la Cina, treni in viaggio per la Germania, business di marca delinquenziale unitamente ad arricchimenti improvvisi ed a drammatiche quanto (sistematicamente) occultate patologie tumorali, specie nella cinta dei paesi racchiusi tra le pendici del Somma-Vesuvio e la vasta (ed un tempo ubertosa) pianura nolana.
“Indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione di denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia:, responsabilità della condizione paurosa delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria:Ecco l”elenco “morale” dei reati commessi da coloro che hanno governato l”Italia negli ultimi trent”anni:reati che dovrebbero trascinare almeno una dozzina di potenti democristiani sul banco degli imputati, in un regolare processo”, (Pier Paolo Pasolini, “Lettere luterane”, Einaudi, 1976).
Caro Direttore, come può funzionare una rete? Incontrandosi, parlandosi, operando in concreto, dando voce a tutti, a maggioranze ed a minoranze, a parlatori di mestiere ed a timidi di costituzione, a giovani e ad anziani, a personaggi in vista ed a cittadini definiti umili. Ma una rete funziona, maggiormente, imparando ad ascoltare gli altri, a capirne i bisogni, a coglierne le relazioni d”aiuto, a sfruttarne le capacità. Forse, così, può darsi rinasca veramente il senso di appartenenza al territorio, il coraggio di rifiutare le apparenze, la voglia di indignarsi, di vivere in spirito di servizio, sempre.
Insieme alla necessità di ridare alla parola ambiente, non solo il significato di un qualcosa che circonda, ma soprattutto quello di insieme delle condizioni sociali, culturali, morali delle persone, che circondano l”individuo e ne contrassegnano le forme di vita fisica e spirituale.
Direttore, che ne dici? Non sembra una cosa difficilissima nè inattuabile. Solo i tempi sembrano immutabili. A meno che non si sia in attesa degli dei, che, come diceva Pindaro, “puniranno coloro che hanno abusato della democrazia. E puniranno anche i presuntuosi”.

COMUNI SCIOLTI PER CAMORRA. IL DIABOLICO BIS DI S.GIUSEPPE VESUVIANO

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Il Comune di S.Giuseppe Vesuviano era già stato sciolto per camorra nel 1993 e il sindaco, allora come ora, era Antonio Agostino Ambrosio, chiacchierato padrone della scena politica locale.
Di Amato Lamberti

Ancora una volta il Comune di S.Giuseppe Vesuviano è stato sciolto per infiltrazioni e condizionamento da parte della camorra. Non si conoscono ancora le motivazioni ma si parla di appalti, di forniture, di abusi edilizi accertati e non sanzionati, di concessioni in deroga a ogni normativa, di assunzioni di personale senza concorso e di pesanti coinvolgimenti oltre che del livello politico anche di quello tecnico e amministrativo.

Quando nel febbraio 2009 il prefetto di Napoli installa la Commissione di accesso presso il Comune per accertare possibili condizionamenti della criminalità organizzata il sindaco Antonio Agostino Ambrosio (foto), insieme con tutta la sua Giunta, dichiara la più assoluta tranquillità, perchè la trasparenza, dice, è la regola della sua amministrazione. Il primo scioglimento per infiltrazioni criminali, ampie e documentate, è avvenuto nel 1993 quando il referente “politico” della camorra era Mario Fabbrocino che nel Comune di S.Giuseppe Vesuviano aveva anche grandi interessi economici soprattutto nel settore immobiliare.

Il sindaco era sempre lui Antonio Agostino Ambrosio, detto “”o biondo”, dimessosi precipitosamente nel 2002 alla conclusione dei lavori della Commissione d”Accesso e all”avvio delle inchieste di Tangentopoli. Anche oggi, a distanza di 16 anni, il sindaco è sempre lo stesso, l”inossidabile padrone della scena politica sangiuseppese, un potere, la cui base elettorale e la cui autorità politica, si fondava, nel 1993, come ebbe a dire Pasquale Galasso, il boss collaboratore di Poggiomarino, sulla forza criminale di Mario Fabbrocino.

Una lunga carriera politica nell”amministrazione di S.Giuseppe Vesuviano, cominciata nel 1978 come assessore; continuata con la nomina a Sindaco nel 1985 e nel 1988. Tra le cause dello scioglimento del 1993 l”affare Italgest, la concessionaria del servizio di tesoreria comunale che percepiva compensi enormemente superiori a quelli richiesti, per lo stesso servizio, da qualsiasi istituto di credito. I carabinieri accertarono, in seguito ad indagine promossa dalla Direzione Investigativa Antimafia, collegamenti tra l”amministratore della Italgest ed esponenti di clan criminali del vesuviano, Alfieri e Fabbrocino, ma anche collegamenti con i casalesi di Francesco Schiavone.

Ambrosio, come si legge nel rapporto dei carabinieri, faceva, per così dire, da promoter dell”Italgest anche in altri Comuni, come Boscoreale. Ambrosio, politicamente, nasce grazie all”aiuto dell” on. Mensorio (morto suicida in circostanze misteriose su una nave che dalla Grecia lo riportava in Italia). Come racconta sempre Pasquale Galasso, all”inizio degli anni ottanta, quando lo scontro tra Cutolo e Nuova Famiglia miete centinaia di vittime, Ambrosio si lega a Carmine Alfieri, per poi passare sotto l”ala protettiva di Mario Fabbrocino, al quale era stato riconosciuto il controllo dell”area vesuviana, e ne diventa il principale uomo politico a disposizione. Da quel momento l”intera vita amministrativa di S.Giuseppe Vesuviano passa sotto il controllo di Mario Fabbrocino che continuerà a governare anche durante la lunga latitanza.

I cittadini di S.Giuseppe conoscono bene la situazione, ne parlano, ne discutono, ma si guardano bene dal fare alcunchè che possa disturbare il manovratore. Grazie al sostegno neppure tanto occulto di Mario Fabbrocino la carriera politica di Ambrosio conosce solo successi, fino al maggio 1999 quando viene condannato con patteggiamento per concussione. Nonostante questa condanna, superata indenne la bufera di tangentopoli, con processi nei quali è stato prosciolto e risarcito, torna a fare il Sindaco nel 2002 e viene riconfermato nel 2007, approfittando del fatto che la legge che prevede la non candidabilità per gli amministratori condannati per concussione è del dicembre 1999 e quindi successiva alla sua condanna.

L”on Bobbio ha affermato che questo scioglimento era atteso da anni, ma non ha specificato da chi. Non certo dalle migliaia di sangiuseppesi che hanno continuato a votare Ambrosio ben conoscendo le sue amicizie e i suoi collegamenti. Quello che desta la mia meraviglia è che a S.Giuseppe c”è una società civile attiva nelle professioni, nell”impresa, nel commercio, nelle associazioni culturali, nella scuola, lontana anche come mentalità oltre che nella pratica quotidiana dalla cultura camorrista, ma che non riesce ad organizzarsi e ad agire per restituire dignità e prestigio ad una città di straordinari lavoratori, professionisti e imprenditori.
(Fonte foto: Sito web Comune di San Giuseppe Vesuviano)

I COMUNI SCIOLTI PER CAMORRA