Sviluppo e Territorio per Sant’Anastasia: proteggere medici di famiglia e operatori sanitari

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal club viluppo e Territorio per Sant’Anastasia.
Il Consigliere regionale Alfonso Longobardi , Vicepresidente della commissione bilancio, ed il Club di Sviluppo e Territorio per Sant’Anastasia, coordinato da Salvatore Manfellotti, lanciano un appello alla Regione affinché i medici di famiglia e gli operatori sanitari impegnati sul territorio vengano protetti al meglio.
“Bisogna quanto prima – affermano Longobardi e Manfellotti  – mettere a disposizione di medici e operatori i dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, ed inoltre va prevista la possibilità di effettuare test rapidi per conoscere le reali condizioni sul territorio.
Proprio Sant’Anastasia, purtroppo, nei giorni scorsi, è stata teatro di focolai che hanno determinato la chiusura della zona del Santuario della Madonna dell ‘Arco, dunque è tra le città più esposte.
Occorre quindi una maggiore attenzione in questa zona ed i medici di famiglia, rappresentando l’assistenza di prossimità, sono soggetti a rischio da tutelare al meglio.
Proprio per questo faremo di tutto affinché la Regione Campania possa mettere a disposizione , anche nell’ambito dei piani di intervento già avviati, la dotazione per medici e operatori di mascherine di protezione e la possibilità di effettuare test e screening preventivi”.

Pomigliano, querelle restituzione mascherine, la risposta del sindaco Russo:”Indecente propaganda sulla solidarietà”

Dopo il comunicato stampa dei consiglieri M5S, arriva la risposta del sindaco

“Due consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Salvatore Esposito e Salvatore Cioffi, si sono presentati ieri nella sede della Protezione Civile di Pomigliano d’Arco con un «carico» di quattromila mascherine di protezione, asserendo che i dispositivi di protezione erano dono di tale Vesuvio Spa. Sulla bolla di accompagnamento non era specificato il mittente ma, in ogni caso, i due consiglieri hanno insistito perché la prova della «donazione» consistesse in un selfie insieme alla responsabile del servizio che ha giustamente rifiutato. I consiglieri hanno ulteriormente insistito, sostenendo che la fotografia sarebbe stata trasmessa a chi aveva donato i dispositivi e avrebbe costituito prova della consegna. Lo scatto è stato infine fatto con due volontari, giacché i due consiglieri sono riusciti a convincerli della necessità di documentare l’evento. Ma quella fotografia è servita ad altro, postata sulla pagina social del Movimento 5 Stelle per una indecente propaganda sulla solidarietà. «Ho ritenuto doveroso restituire le mascherine ai mittenti e denunciare i due consiglieri – dice il sindaco Lello Russo – i volontari della Protezione Civile stanno facendo un lavoro magnifico, prestandosi a monitorare le persone in sorveglianza attiva, consegnando oltre mille pacchi alimentari e rendendosi sempre disponibili, è indegno strumentalizzarli in questa maniera».

Pomigliano, M5S : “Il sindaco impone la restituzione di 4mila mascherine donate alla Protezione civile”

L’accusa della capogruppo regionale Ciarambino e dei consiglieri comunali Falco, Esposito e Cioffi: “Volontari rimproverati per aver accettato dispositivi acquistati da una società benefattrice su nostra sollecitazione”

“Donate 4 mila mascherine ad un’associazione di Protezione Civile di Pomigliano. Ma il sindaco intima ai volontari dell’associazione di restituirle alla società benefattrice. Una brutta storia di arroganza politica in un momento in cui l’emergenza dovrebbe vederci tutti uniti nella solidarietà. Ieri mattina sono state consegnate 4 mila mascherine ad un’associazione di Protezione Civile di Pomigliano, gentilmente donate da una grande realtà del territorio che gli esponenti del Movimento 5 Stelle di Pomigliano hanno pubblicamente ringraziato. Ma la cosa non è stata gradita dal sindaco, che si è recato nella sede dell’associazione e ha intimato di restituire le mascherine, rimproverando i volontari ritratti nella foto intenti ad aprire gli scatoloni”. E’ quanto denunciano in un post Fb la capogruppo regionale M5S Valeria Ciarambino e i consiglieri comunali M5S Dario De Falco, Salvatore Esposito e Salvatore Cioffi.
“E’ brutto – proseguono i portavoce M5S – che il sindaco della nostra città, invece di essere felice che la solidarietà arrivi da tante realtà diverse, sollecitate anche da esponenti di altre forze politiche e di altri livelli istituzionali, continui in questo periodo di emergenza a farne una questione politica e ad ingaggiare una battaglia. Oggi la sfida di tutta la politica dovrebbe essere quella di dare una mano alla collettività, non quella di combattere l’avversario che fa la sua parte dando il proprio contributo. Addirittura incolpare i volontari di aver accettato una donazione di un bene in questo momento così prezioso, è uno schiaffo a tutti quei volontari che donano il proprio tempo gratuitamente con impegno e con passione per la collettività. Le mascherine sono state restituite al mittente e destinate a chi le sappia utilizzare e ne apprezzi il valore. Ci vuole rispetto per un bene oggi scarso e prezioso per tante persone in difficoltà. Una brutta pagina della storia di Pomigliano da ascrivere all’inadeguatezza di questa amministrazione comunale”.

Sant’Anastasia, l’ex sindaco Abete agli arresti domiciliari

L’avvocato Isidoro Spiezia, difensore del sindaco Lello Abete

Il tribunale del Riesame, dopo l’udienza tenutasi questa mattina, ha concesso all’ex primo cittadino (difeso dagli avvocati Isidoro Spiezia e Valentino Di Ludovico) indagato per l’inchiesta Concorsopoli, la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Ai domiciliari, dopo gli interrogatori con i pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano, erano anche gli altri indagati Egizio Lombardi, Pasquale Iorio e Alessandro Montuori. Abete è l’unico che non ha «confessato» il suo coinvolgimento nell’alterazione dei concorsi pubblici al Comune di Sant’Anastasia mentre gli altri tre hanno confermato appieno tutte le risultanze investigative dell’inchiesta che coinvolge molti altri comuni della Provincia di Napoli e oltre.

L’ex sindaco ha lasciato poco fa il carcere di Poggioreale e sta raggiungendo la città di Sant’Anastasia.

Intanto, gli avvocati di Abete manifestano soddisfazione per il risultato. «Siamo soddisfatti per il provvedimento ottenuto – dicono Isidoro Spiezia e Valentino Di Ludovico – che darà la possibilità ad Abete di chiarire con maggiore serenità la sua posizione processuale».

Studentesse bloccate in Spagna, il sindaco Capasso scrive al Ministro Di Maio

Il sindaco di Ottaviano accoglie l’appello delle studentesse bloccate in Spagna e scrive a Di Maio.

“Il ministro Di Maio mi ha risposto, promettendomi il suo impegno per risolvere la questione delle studentesse bloccate in Spagna. Mi ha spiegato che stanno lavorando per risolvere diversi casi del genere, che sono numerosi e riguardano molte zone del mondo”, questo il commento del sindaco di Ottaviano Luca Capasso, al quale una studentessa aveva chiesto di interessarsi della vicenda.

Leggi l’articolo correlato

 

http://https://www.ilmediano.com/vuoi-tornare-in-italia-paga-400-euro-il-racconto-di-una-ragazza-di-ottaviano-bloccata-in-spagna-intervenga-di-maio/

Vuoi tornare in Italia? Paga 400 euro ! Il racconto di una ragazza di Ottaviano bloccata in Spagna”: Intervenga Di Maio”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera scritta da una  studentessa di Ottaviano, Carmen Ciccone, ,  bloccata in Spagna. La sua lettera è condivisa da altre studentesse provenienti dal vesuviano,  dal nolano e da una ragazza di Somma Vesuviana.

 

“Mi ritrovo, quest’oggi, nella mia cameretta spagnola da studentessa in Erasmus a Jaén ˗ fortunatamente meno triste e solitaria della studentessa di Cristicchi, ma in piena pandemia da Covid-19 – a scrivere di un paradosso nel paradosso…

Poche ore fa mi giungeva notizia della predisposizione di un volo di rimpatrio da Malaga per Roma, passando per Valencia: prezzo 440 €!

Poiché “stupidamente” ho ritenuto che potesse esserci qualche agevolazione sul prezzo per gli studenti italiani in Spagna – determinati finalmente a rientrare, dopo aver trascorso la famigerata fase 1 in terra straniera – ho telefonato agli uffici dell’ambasciata italiana a Madrid e al Ministero Italiano degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, con la sola “pretesa” di ottenere maggiori informazioni al riguardo.

Compongo uno dei tanti numeri indicati per l’assistenza dall’Ambasciata e mi risponde finalmente una signora dall’accento spagnolo: le faccio la mia “pretestuosa” domanda sulla possibilità di richiedere un rimborso spese, anche parziale, al rientro, e lei si sente prontamente legittimata a fare dell’ironia sul punto e a lasciarsi andare a commenti personali sulle condizioni economiche della mia famiglia; in particolare mi dice: “Io ho tre figli e non li ho mandati in Erasmus perché non ho la possibilità di farlo, i genitori si dovrebbero preoccupare prima della necessità di mantenere economicamente i figli all’estero”.

Poi, su mia nuova sollecitazione, mi indica un sito internet a cui fare riferimento (tutto inutile).

Sconcertata da questa prima risposta ma contenta di non aver perso le staffe, grazie anche all’intercessione delle mie coinquiline italiane nella mia stessa condizione, non mi perdo d’animo e cerco informazioni altrove: La Farnesina.

Chiamo, mi risponde un signore assonnato e scocciato al quale faccio la mia solita “assurda” domanda: “Mi sa dire se per gli studenti italiani all’estero, c’è la possibilità, al rientro, di richiedere un rimborso spese, anche parziale, per il volo di rimpatrio?”…

Risposta: “A chi lo volete chiedere il rimborso?”.

Nuovamente, incredula per una tale risposta, insisto, chiedendo chiarimenti…presto mi sento dire: “Signorina dovete chiedere a chi scrive i decreti, ma comunque non credo proprio ci sia questa possibilità”.

Ora mi chiedo: sarebbe questo il risultato degli incredibili sforzi volti a tutelare gli studenti italiani in Spagna? Due voli al mese da Madrid o Malaga (epicentri della pandemia) a prezzi esorbitanti e con unica destinazione Roma?

Mi sento in dovere di ricordare, poiché sembra poco chiaro, che sono qui in Spagna, come molti altri ragazzi, in virtù di un progetto europeo, che mi consente di studiare e fare ricerca per la mia tesi di laurea.

Non ho scelto la Spagna per le vacanze e quasi mi pare di aver fatto male, dato che i vacanzieri, in fin dei conti, risultano essere maggiormente tutelati degli studenti. Ho comunicato, come molti altri, alla mia università, che nel mese di marzo, in piena emergenza, sarei rimasta qui in Spagna, anche se emotivamente provata, per tutelare me stessa e la mia casa, la mia dolce Italia: ho ricevuto complimenti e messaggi di solidarietà, ho sentito elogi sul senso di responsabilità degli studenti italiani che non si sono affollati sui voli di rimpatrio (dall’Ambasciata stessa sconsigliati), poi il nulla…

Mille parole e pochi fatti, di fatto siamo gli ultimi nella lista delle priorità del Governo.

 Confido che il Ministero degli Esteri italiano inizi, quanto prima, a fare tutto quanto sempre pubblicizzato, consentendoci di rientrare in sicurezza e a costi agevolati, predisponendo un maggior numero di voli che partano da siti più prossimi alle sedi universitarie. Spero che, almeno stavolta, la mia “chiamata” vada a buon fine…il nostro desiderio, infondo, è solo tornare a casa!”

Carmen Ciccone

e le altre ragazze bloccate in Spagna

Rosita Pernelli, somma vesuviana (NA)
Carmen Ciccone, Ottaviano (NA)
Claudia Aretano, Ruffano (LE)
Giulia Valentina Sabetta, Cutrofiano (LE)
Giada Ciulla, Palermo
Ermanno Fontana, Palermo
Gabriele Sanna, Bosa (SS)
Rossella Russo, Pomigliano (NA)
Valentina Pelusi, Montesilvano (PE)
Giorgia Abate, Montorio al Vomano (TE)
Mariachiara Maugeri, Francavilla di Sicilia (ME)

 

Caivano, rapina in farmacia con mascherina chirurgica e armato di coltello. Arrestato 43enne

La mascherina sul volto se l’era messa, ma non per proteggersi dal coronavirus: i carabinieri di Caivano , hanno arrestato un 43enne già noto alle forze dell’ordine che con mascherina chirurgica e coltello ha rapinato l’incasso di una farmacia, 600 euro, minacciando il titolare. L’uomo è stato rintracciato e bloccato grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza. Aveva addosso parte del bottino. Il 43enne – già sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria – ha ammesso il suo coinvolgimento nella rapina ed è ora ai domiciliari, in attesa di giudizio.

Il consigliere Rianna: “Concorsopoli, i politici di Somma Vesuviana tirati in ballo si dimettano”

0

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa  del consigliere Salvatore Rianna.

“I politici di Somma Vesuviana tirati in ballo dagli indagati di Concorsopoli si dimettano”. Lo dichiara il consigliere di opposizione Salvatore Rianna che oggi, dai social, chiede al Sindaco di Somma Vesuviana di evitare altro fango per la città. “L’inchiesta sui concorsi truccati di Sant’Anastasia, con le dichiarazioni degli arrestati trapelate su numerosi organi di stampa, chiama in causa Somma Vesuviana per il coinvolgimento di due persone, un amministratore che avrebbe “raccomandato” concorrenti e un tecnico dal ruolo delicato che avrebbe pagato per vincere uno dei concorsi” – commenta Rianna, che aggiunge: “Già la melma ha sfiorato Somma Vesuviana con le indiscrezioni trapelate su un’altra inchiesta, quella che riguarda le elezioni 2017, non vorremmo che anche stavolta schizzi di fango macchino la città. I nomi dei due coinvolti a diverso titolo non sono trapelati sui giornali ma fare “2 + 2” non è difficile e seppure così non fosse per chiunque, si rischia di espandere i sospetti all’intera Amministrazione Comunale. Le dimissioni sono l’unica strada e, se non saranno loro a mostrare più attaccamento all’onore della Città che alla poltrona, ci pensi il Sindaco stesso ricordando che l’indagine di cui parliamo è stata brillantemente condotta dai suoi colleghi della Guardia di Finanza. Non può consentire, lo auspichiamo, che Somma Vesuviana sia amministrata da chi è sospettato di “raccomandare” i suoi protetti o da chi avrebbe messo mano al portafogli per vincere un concorso al quale tanti giovani disoccupati ambivano”. “Aspettiamo con fiducia” – conclude il consigliere Rianna.

Napoli, Santa Brigida, 1845: nella “Cantina Siciliana” una canzone di Bellini e i vini di Terzigno. Un cameriere geniale

Una serata di Emanuele Bidera tra Caffè e cantine. La raccolta di caricature e di testi poetici di Gennaro Durante, proprietario dell’omonimo Caffé, poco lontano dalla Chiesa di Santa Brigida.La “Cantina Siciliana” e i vini “del Somma e di Terzigno”. Una poesia siciliana del Meli musicata, secondo Bidera, da Bellini. Gli incontri notturni: uno “straccione” e gli “spazzini”.

 

Quando, nel 1844, a Piazza San Ferdinando concluse definitivamente l’attività il “Caffè d’Italia”, il capo dei camerieri, Gennaro Durante, aprì un suo Caffè al n. 58 di via Toledo, di fronte alla “via che mena alla chiesa di Santa Brigida”: qui è custodito il “Miracolo di San Nicola” di Luca Giordano, che correda l’articolo. Emanuele Bidera, il drammaturgo, librettista e giornalista, che merita in questa rubrica più di un articolo, accolse con entusiasmo il nuovo Caffè: dopo la chiusura del Caffè d’ Italia “Artisti, Maestri, Cantanti, Poeti, Metafisici e Sfaccendati ci aggirammo gran tempo come guerrieri sbandati e senza bandiera. Il Caffè del Gigante era troppo lontano”, quello d’Europa era “spesoso” – così scrive Bidera, per dire che i prezzi erano esosi -, il Caffè di Santa Brigida era riservato alla “noblesse”, e quello di “Donzelli” agli studenti. Gennaro Durante, che si presentava ancora come “Il Primo Giovine del Caffè d’Italia”, arredò il suo ritrovo con le “caricature” e i testi di poesie che disegnatori e poeti avevano tracciato direttamente sui marmi dei tavoli del Caffè d’ Italia  e che lui aveva “copiato per impressione” su cartapesta umida: così si diceva. E si diceva che della stessa tecnica egli si servisse per “riprodurre” i disegni dei caricaturisti che erano diventati suoi clienti, primo tra tutti Gaetano Dura. Dal “Caffè Durante” Emanuele Bidera e gli altri si spostavano alla “Cantina Siciliana”, tra piazza Santa Brigida e il vico della Campana. L’aveva aperta un palermitano, tale Verdone, che aveva gestito a Palermo ben “7 depositi di vino” e ora era venuto a Napoli a dare “una pratica lezione di civiltà ai nostri ricchi, ma goffi cantinieri”:  Bidera era innamorato di Napoli, ma non dimenticava mai di essere nato in Sicilia, e quindi sottolinea la “pulitezza” dei tavoli “imbanditi” e paragona i camerieri “accorti e svelti” a “ganimedi” nelle cui vene scorreva sangue arabo. Frequentavano la cantina cantanti, pittori e giornalisti, ma anche guappi all’inizio della carriera, come Giovanni Attingenti, cugino di quel Vincenzo a cui Marc Monnier dedica un lungo ritratto, e Pasquale Bascolo che proprio in quegli anni cercava, “con i suoi compari”, di mettere le mani sui mercati del Porto e di Piazza del Carmine, approfittando del fatto che il capocamorra Vincenzo Zingone era stato inviato al confino nelle isole Tremiti.

Nella sua cantina il Verdone serviva vini siciliani “il vino di Mascali, il Moscato di Catania, il Castevetrano, il Marsala”, ma secondo una “strenna” del 1847, anche “vini del Somma” – e forse l’autore voleva dire “di Somma” -, e “del Terzigno”. Non dobbiamo meravigliarci: sappiamo dalle carte che i Bifulco di Terzigno, amministratori dei vigneti dei Principi di Ottajano, già negli anni ’20, sotto l’alta protezione di Luigi de’ Medici, inviavano decine di botti di lacryma a Napoli, a mercanti e a proprietari di trattorie, cantine e alberghi. Inoltre, i Bifulco importavano Marsala dalla Sicilia e lo distribuivano per tutta la Campania. Una sera, Bidera e i clienti della cantina ascoltano estasiati una canzone siciliana, il cui testo è di Giovanni Meli e la cui musica, garantisce Bidera, è di Bellini: “spacca l’alba da lu mari/ eccu già lu suli affaccia / e li tenebri discaccia / cu lu chiaru raggiu sò”.  E’ già notte quando Bidera, attraversata via Toledo, entra nel vicolo “Conte di Mola” per tornare a casa. Incontra uno “straccione” che raccoglie in una cesta “stracci, ossetti e mozziconi di sigari” e intanto “canticchiava”: “Munnezzariello / senza malizia / sola sporchizia saccio levà”. Bidera gli regala il suo mezzo sigaro: il silenzio è rotto dal rumore delle “zappe degli spazzini” e dalla “voce: stà” con cui essi cercano di calmare gli “asini bardati”.

“ Tutti in questa capitale vivono, solo l’ozioso e il superbo vi languiscono”, commenta il drammaturgo giornalista, mentre i latrati del cane fedele annunciano a quelli di casa che il “padrone”  è tornato.

Il Nobel per l’Economia 2019: le amare verità sulla lotta contro un mostro, la “povertà globale”

La pandemia in atto e gli effetti che essa sta producendo e  produrrà sull’economia globale  conferiscono un significato drammatico alle ricerche sulla “povertà globale” dei tre studiosi a cui è stato assegnato il Premio Nobel 2019 per l’Economia. Un metodo radicalmente nuovo, simile a quello usato nella ricerca biomedica,  per studiare la povertà non solo nei suoi effetti, ma anche e soprattutto nelle sue cause.

 

In una situazione economica estremamente delicata come quella che stiamo vivendo, viene spontaneo fare qualche riflessione. Il premio Nobel 2019 per l’Economia è stato assegnato a tre macroeconomisti, Abhijit Banerjee, Esther Duflo e e Michael Kremer – i primi due marito e moglie ed entrambi docenti all’ MIT di Boston, il terzo docente ad Harvard -, perché è stato riconosciuto il loro fondamentale contributo alla “nostra capacità di lottare in concreto contro la povertà globale”. Al centro delle loro ricerche c’è, dunque, la  “povertà globale”, analizzata, “in concreto”, con un metodo innovativo : quasi come ricercatori biomedici, si sono serviti del metodo della randomizzazione e campionando scuole e ambienti sub-urbani di parti estremamente povere del mondo, hanno applicato diverse “cure” ai campioni (allo stesso modo di una sperimentazione vaccinale) e sono arrivati a proporre soluzioni eccezionali per i problemi della macroeconomia.

Primo tra tutti Kremer, pioniere di questa tecnica, ha misurato l’attendibilità e la fondatezza di un “luogo comune”, secondo cui i deludenti risultati educativi possono essere ricondotti alla scarsità di risorse economiche. In un esperimento sul campo- caratteristica fondamentale di questo metodo – alcune scuole  in Kenya hanno ricevuto una dotazione di libri, altre di pasti gratis. In entrambi i casi gli alunni delle scuole non hanno mostrato alcun miglioramento rispetto ad un altro campione di alunni che non avevano ricevuto alcun aiuto. Ciò dimostra, secondo lo studioso, che effettivamente gli aiuti economici a Paesi in via di sviluppo non sono la panacea per tutti i mali:  servono, prima di tutto, riforme mirate a cambiare preparazione e metodi di chi fornisce il servizio sociale, e il cambiamento non necessariamente passa per l’elargizione di fondi. Banerjee e Duflo dal loro canto hanno invece dimostrato, in un importante “paper” dedicato alle scuole Indiane, che i bambini hanno reagito in maniera molto positiva alla presenza di percorsi di studio “dedicati”. Analogamente, l’introduzione di incentivi adeguati per gli insegnanti ha sortito un effetto clamorosamente positivo, così come la stipula di contratti a tempo determinato, che vengono prolungati solo in presenza di buoni risultati. Sulla base dell’ esperimento condotto in India la Duflo sostiene che la distribuzione di computer può essere utile per i ragazzi che frequentano le scuole, ma è altrettanto utile e assai meno costoso pagare una insegnante che aiuti gli studenti in difficoltà. “Quindi la sperimentazione sul campo ci ha detto che la politica di distribuire ovunque dei computer non è poi così utile”.

La povertà nei Paesi afflitti da gravi problemi economici si combatte orientando l’impiego dei fondi internazionali messi a disposizione non solo sugli effetti immediati della miseria, ma anche e soprattutto sulle sue radici: bisogna riscrivere le leggi dell’economia dello sviluppo, e bisogna riorganizzare le istituzioni eliminando tutti gli aspetti della burocrazia e del sistema sociale che risultano di fatto fonti di povertà. Questo vale anche per i Paesi della Comunità Europea. Non vogliamo entrare nel merito – non è il momento adatto – della polemica sul “MES”, il “meccanismo europeo di sviluppo”: diciamo solo che l’atto costitutivo prevedeva, realisticamente, che i Paesi in difficoltà che chiedevano i finanziamenti si impegnassero a rimuovere, in profondità, le cause della crisi. Dunque, il danaro da solo non basta a risolvere i problemi della povertà. Ha detto la Duflo in una recente intervista alla TV italiana che non esistono soluzioni miracolose, anche perché le istituzioni del sistema finanziario non sempre hanno una conoscenza chiara e oggettiva della realtà sociale. Lo dimostra il fallimento sostanziale del meccanismo del microcredito, basato sull’idea, in verità molto superficiale, che sia sufficiente un prestito per avviare un’impresa e per uscire dalla povertà. Pochi, in verità, sono i poveri che hanno la vocazione a diventare imprenditori. Quasi tutti i poveri, ha detto la Duflo, vogliono solo un salario e un lavoro, vogliono solo la sicurezza del vivere quotidiano.

Le osservazioni e le proposte dei tre studiosi diventano di drammatica attualità in un momento in cui le istituzioni di tutto il mondo  si preparano ad affrontare un modello di “povertà globale”, quello prodotto dalla pandemia,  in cui sono coinvolti gruppi sociali che qualche mese fa mai avrebbero pensato di doversi confrontare  con il terribile problema.

ARTICOLO A CURA DI VINCENZO ORABONA