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Le ricette di Biagio: la frittata di cipolle. Le cipolle napoletane di Renoir

A Napoli, nel 1881, Renoir dipinse le “Cipolle” (olio su tela, cm. 39 x 60). Le luci del Golfo e i quadri del’600 e del’700, conservati nelle chiese e nei musei della città, suggerirono al pittore l’adozione di nuove tecniche di fondamentale importanza. Dai Napoletani Renoir apprese, forse, che l’aglio e la cipolla sono “segni” di felicità e di fortuna: e di questi “segni” egli aveva estremo bisogno in un momento di grande difficoltà.

 

 

Ingredienti: 4 uova, 1 cipolla, maggiorana, 2 cucchiai di provolone del Monaco grattugiato, olio, sale, pepe, burro. Lasciate insaporire nell’olio, in una pentola, per pochi minuti le fette sottili della cipolla. Intanto in una ciotola rompete le uova e sbattetele non troppo a lungo. Poi aggiungete il sale, il pepe, la maggiorana tritata, un cucchiaio del provolone grattugiato. Unite le cipolle raffreddate alle uova e ponete il composto sul fuoco, in una pentola antiaderente in cui avrete sciolto una noce di burro . Distribuite bene la cipolla in caso non fosse uniformemente stesa. Riducete la fiamma e, dopo uno o due minuti, quando le uova inizieranno a rapprendersi, scuotete leggermente la padella per staccare la frittata dal fondo e, aiutandovi con un piatto piano o con un coperchio, giratela, per cuocerla anche dall’altra parte.  Completata la cottura, portate in tavola (dal sito: cucchiaiod’argento).

Scosso da problemi di varia natura, nel 1881 Renoir venne a Napoli, prese alloggio all’hotel Trinacria, che si affacciava sul golfo e incominciò a studiare le straordinarie variazioni di tono che l’incontro con l’azzurro delle onde produceva sulla luce. Da questa meditazione nacque un quadro straordinario, “La Baia di Napoli con il Vesuvio sullo sfondo”, che segna una svolta decisiva nel percorso dell’arte di Renoir. I capolavori del Barocco e del Rococò, raccolti nelle chiese e nei musei della città, confermarono in lui la convinzione che era possibile trovare un’intesa tra il linearismo plastico e la pittura delle “impressioni”, e che forse aveva ragione Cézanne, quando diceva che nessun pittore può fare a meno del disegno. Nel luglio del 1881 Renoir dipinse le “Cipolle” e scrisse sulla tela che l’opera l’aveva creata a Napoli. Non si sa cosa l’abbia indotto a scegliere questo tema. Qualcuno ha pensato che il pittore avesse imparato dai Napoletani che la cipolla e l’aglio possono allontanare da noi lo sguardo malefico della cattiva fortuna e, in quei mesi di travaglio, avesse deciso di dedicare un’opera a quegli ortaggi propizi; altri, come Francesca Castellani, hanno visto “ nella dichiarata povertà del tema, un moto liberatorio del pittore, da anni “costretto” al lusso dalla sua committenza più prestigiosa”: insomma, il tema della cipolla e dell’aglio serviva a Renoir per prendere, per un momento, le distanze dai soggetti alti, dai quadri dedicati ad Alphonsine Fournaise, all’attrice Darlaud, alla elegante società dei canottieri. Ma non si può escludere che il pittore sia rimasto affascinato dalle vibrazioni che la luce suscitava nel rosso morbido delle cipolle rendendo, nello stesso tempo, ancora più vigoroso e netto il profilo delle forme. E così dispose gli ortaggi in modo tale che si creasse una scala di ombre e di luci intorno al dominio del rosso alizarina, ammorbidito dal color crema che Renoir usava di solito per l’imprimitura della tela. Il “segreto” dell’opera è nel movimento del pennello che depone il colore in “veloci “sciabolate” oblique che vanno a definire i volumi” (F.Castellani): vibrano i colori del fondo, il bianco degli orli e delle pieghe del panno intorno alle “macchie” di celeste, e i grumi di crema sul “corpo” dell’aglio in primo piano. Il movimento del pennello: il figlio di Renoir scrisse che il padre muoveva i pennelli lungo linee curve, come se definissero “il seno di giovani donne”. La frittata di cipolla è un “piatto” propizio: la cipolla si sposa con l’uovo, altro corposo simbolo di felice fortuna e di benessere.

(FONTE FOTO:ILCUCCHIAIODARGENTO)

QUADRO DI RENOIIR

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