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Le minacce: amianto e sterco sulla casa del re Mida dei rifiuti di Acerra. A dicembre la confisca del tesoro da 220 milioni

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Forse si tratta di minacce oppure forse si tratta solo di piccoli sfregi, di gesti rabbiosi dettati dall’odio popolare ormai diffuso a causa di tutto quello che è successo. Fatto sta che negli ultimi tempi la casa di Giovanni Pellini, il re Mida del traffico di rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi, condannato l’anno scorso in via definitiva a sette anni per disastro ambientale aggravato in provincia di Napoli, è stata oggetto di episodi davvero strani: sacchi di amianto lasciati davanti al cancello della villa, telefonate anonime a casa e addirittura feci lanciate sul citofono del palazzo di sua proprietà, che si trova proprio accanto alla sua sontuosa dimora acerrana, una magione di tre piani con tanto di giardino esotico per un totale di migliaia di metri quadrati, a circa cinquecento metri dal municipio di Acerra. Intanto la famiglia Pellini è ha paura. La successione degli episodi spiacevoli è davvero singolare, in qualche modo inquietante. << Non sapevo dei sacchi di amianto, lo apprendo ora – risponde Giovanni Pellini – comunque alcuni giorni fa hanno lanciato dello sterco sul citofono del mio palazzo e intanto mi stanno arrivando telefonate anonime a casa, telefonate mute >>. Resta il fatto che si possono fare tante ipotesi sulla matrice di questi gesti. Anche quella del puro vandalismo fine a se stesso. La situazione che però coinvolge Giovanni Pellini e i suoi fratelli, Cuono e l’ex maresciallo dei carabinieri, Salvatore, anche loro condannati in terzo grado per lo stesso reato, è di quelle che stanno facendo parecchio indispettire il popolo della Terra dei Fuochi, che almeno finora ha espresso nei loro confronti profondo sdegno con un corteo cittadino ad Acerra o attraverso i commenti Facebook. Una rabbia scaturita soprattutto dal fatto che i Pellini poco dopo la condanna a 7 anni sono stati scarcerati grazie a un condono, dopo appena dieci mesi di prigione. A Pasqua erano già a casa. Ora però c’è un altro fatto che sta attirando di nuovo l’attenzione sulla loro vicenda: il destino del patrimonio di 222 milioni di euro. Un tesoro che i Pellini sostengono di aver accumulato con attività lecite ma che la magistratura ritiene frutto del gigantesco smaltimento illecito di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia. Una movimentazione di veleni messa a segno fino al 2006 nei territori di Acerra, Bacoli e Qualiano. Intanto il tribunale di Napoli deciderà l’11 dicembre se confiscare o meno quest’immensa ricchezza fatta di conti correnti, ville, alloggi, elicotteri, auto di lusso e case in luoghi esclusivi del Paese. << Ho fiducia nella magistratura >>, commenta, laconico, Giovanni Pellini. << Il problema non è l’odio popolare – dice però Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista nonché tra i principali accusatori dei Pellini – il problema è che chi ha contribuito a distruggere le nostre terre è giusto che paghi. Se la giustizia confischerà tutto il loro patrimonio allora il popolo tornerà a nutrire un minimo di fiducia nello Stato. Infine chiediamo ai Pellini di confessare tutto, fino in fondo, per conoscere bene tutte le zone contaminate da bonificare >>.

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