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Le lacrime di Sasà e il panino di Mattia, napoletani di Terzigno: immagini di un tifo autentico, all’ombra del Vesuvio

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Il Napoli perde con la Roma e Sky indugia sulla disperazione di un ragazzino. Che, non a caso, è un vesuviano doc.

E’ stato già spiegato, in questa stessa rubrica, che quando i tifosi delle squadre avversarie del Napoli cantano “Vesuvio, lavali col fuoco” in realtà si augurano la morte, anzi lo sterminio, soltanto di una piccola porzione di appassionati azzurri, nello specifico quelli che vivono nei paraggi del vulcano. Non che sia un problema: sapere che tanti amici di Grumo Nevano e Afragola o della zona collinare di Napoli vengono sistematicamente risparmiati dalla rabbia degli ultras di mezza Italia, fa piacere. Certo, siccome i tifosi delle altre squadre, in fondo, non fanno che palesare ignoranza in geografia e grande senso di approssimazione, la consolazione è alquanto magra. Eppure questo coro così squallido, “Vesuvio, lavali col fuoco” assegna ai napoletani – vesuviani una specie di medaglia da appuntarsi sul petto. In fondo loro rappresentano il fronte della battaglia, i più esposti (all’ignoranza e al razzismo becero).

Ecco perché ai lettori de Il Mediano non farà alcun effetto sapere che il ragazzino delle lacrime riprese da Sky, dopo l’errore di Jorginho nella partita di sabato persa contro la Roma (1 a 3), è un vesuviano doc. Si chiama Salvatore, Sasà per amici e parenti. Ha 11 anni e vive a Terzigno. Accanto a lui c’era Mattia, che invece ha 7 anni: anche lui è stato beccato dalle telecamere di Sky. Solo che Mattia mangiava un panino, mentre Sasà piangeva. Ed in quell’istantanea c’è tutto il tifo: la disperazione che sa essere leggera, la tristezza autentica ma subito mitigata dal panino di mamma. E poi c’è l’orgoglio di essere vesuviani – napoletani: Sasà e Mattia esibiranno quelle immagini per giorni, racconteranno le lacrime ed il panino ai compagni di scuola, saranno giustamente osannati. Qualche juventino triste proverà a spiegare che loro vincono scudetti da decenni, qualche interista balbetterà poche parole (pure perché non hanno molto da dire), ma a Sasà e Mattia tutto questo importerà poco. Potrebbero dire ai loro amichetti che quel “Vesuvio, lavali col fuoco” riguarda tutti, che se dovesse disgraziatamente avversarsi l’augurio di mezza Italia calcistica la lava non risparmierebbe quelli che non tifano Napoli: ma loro, ormai sotto i riflettori, volano alto. Sasà e Mattia pensano già alla prossima partita, alle prossime lacrime e al prossimo panino di mamma: all’ombra del Vesuvio e con la maglia del Napoli in cameretta magari non sono al sicuro, ma vivono sicuramente una vita meno livorosa di altri.

1 commento

  1. Pensate a studiare e fare i compiti e trovatevi una passione che potrà offrirvi qualche opportunità di vita in futuro. Cari bambini, smettetela di bruciare le vostre giornate a tifare il gioco del calcio, come fanno i vostri genitori. Dite ai vostri genitori: da grande voglio fare……. Questa cosa si è quasi completamente persa. Del resto anche i genitori, 9 su 10, sono degli “incompiuti” e vanno avanti per inerzia, soprattutto nell’area partenopea.
    Come potrebbero mai indicare ai figli di “non sprecare” tutto il loro tempo di vita a stare dietro ad una squadra di calcio?!? Sarò lapidato per quello che scrivo, soffro anche io per lo smarrimento della mia squadra del cuore, ma è il momento di urlare a quei bambini che non è il caso di piangere e di disperarsi per il Napoli. La vita è altro. Totalmente altro.