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martedì, Ottobre 19, 2021

L’amore secondo Wong Kar-wai: “In the mood for love”.


Un film di una bellezza struggente e indimenticabile, al centro del quale c’è una storia
 d’amore particolare, mai forzata e falsa, solo disperatamente nostalgica. 

“In the mood for love” , il cui titolo originale tradotto dal giapponese sarebbe “Gli anni fioriti”, è un film drammatico del 2000 diretto dal regista Wong Kar-wai. Il film racconta della storia d’amore di un uomo e una donna ( “Mr. Chow,” interpretato da Tony Leung e “la signora Chan,” interpretata da Maggie Cheung), da poco divenuti vicini di casa, i quali scoprono che i loro rispettivi coniugi stanno intrecciando una relazione amorosa segreta. La reciproca necessità di comprendere le ragioni del tradimento avvicinerà i protagonisti fino a farli innamorare; i due cercheranno in tutti i modi di compensare le proprie solitudini senza cascare nel vortice di bugie e di tradimento di cui sono a loro volta vittime. Mr. Chow e la signora Chan percepiscono l’intensità crescente dei loro sentimenti in ogni gesto, dal più consuetudinario (come sbrigare faccende lavorative) al più originale (come scrivere un libro), ma sono troppo intrappolati nella paura di intraprendere una relazione sostanziata di tradimento, basata solo sull’istinto umano più primordiale, la vendetta, per trovare il coraggio di muovere un concreto passo in avanti, di iniziare una “loro” storia. L’evidente necessità del ricordo è l’unico modo attraverso il quale i due protagonisti riescono ad appropriarsi, seppur con fatica e confusamente, di questo  loro amore mai vissuto per davvero.

“In the mood for love” è una superba poesia, esaltata fino allo stordimento dallo spirito romantico che è stato assente nel cinema per troppi anni, e arricchita da intelligenti enjambement. Molti lo considerano il film migliore di Wong Kar-wai, probabilmente lo è: a dargli tale merito contribuisce, oltre alla linearità della trama, caratteristica nuova – non potremmo individuarla negli altri suoi lavori -, anche, e direi soprattutto, una sinuosa tecnica registica. L’uso dei primi piani è magnetico, in una conversazione a due l’altra persona, il destinatario, non è mai visibile e questo schema genera un clima di ambiguità, spaziale e sentimentale, che si carica a poco a poco di forti emozioni. L’ambientazione del film nella Hong Kong degli anni Sessanta, la meticolosa descrizione dei dettagli (abiti e cibo in particolar modo), la calda voce di Nat King Cole, segnano il destino di “In the Mood for love”, che certamente diventerà un classico del genere del  “melodramma romantico”. L’atmosfera di questa pellicola  suggerisce la nostalgia di un tempo in cui commuoversi era segno di una grande ricchezza interiore: potremmo percepire un sentimento del genere solo nelle  migliori opere di Alain Resnais, prima fra tutte “Hiroshima mon amour”. A completare il tutto contribuisce la fotografia del pluripremiato Christopher Doyle: egli dà vita ad un ambiente che è degna cornice di una storia romantica saggiamente calibrata, in cui la commozione non è mai teatrale languore.

Quest’ opera avvince gli spettatori a tal punto che essi si sentono sollecitati a tentare di vivere la loro vita sentimentale  secondo i modi e i ritmi dettati da Wong Kar-wai: e credo che non si possa fare un elogio più grande a un film che ci fa riscoprire la bellezza pura, luminosa e malinconica dell’amore.

 

 

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