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“La Trattativa”, i ragazzi della sinistra portano Sabina Guzzanti a Somma Vesuviana

Il 22 aprile il teatro Summarte ha ospitato l’attrice, comica e regista italiana Sabina Guzzanti in occasione del secondo giro di proiezioni del suo ultimo film, “La Trattativa”.

“La Trattativa” è un documentario uscito nell’ottobre del 2014 che si propone di far luce su una storia controversa, ma già umiliante per il solo sospetto che possa essere vera: i “negozi”  tra lo Stato italiano e Cosa Nostra. Un gruppo di attori e personaggi dello spettacolo, diretto dalla Guzzanti, ha portato in scena vari episodi della storia italiana che hanno caratterizzato negativamente l’ultimo trentennio: episodi che non vedono protagonisti solo mafiosi e politici, ma anche massoni, membri dei servizi segreti, alti ufficiali e altre importanti rappresentanti delle istituzioni dello Stato.

Partendo da una serie di interrogativi scelti come linee guida (Cosa si intende per trattativa? È quello che ci hanno detto i mafiosi? O quello che non ci hanno detto i politici? È un patto che c’è sempre stato e che si è rinnovato?) la regista e il brillante cast – un nome tra tutti, Antonino Bruschetta – hanno portato in scena nella maniera più schietta e veritiera possibile argomenti “scomodi” e destabilizzanti.  Il taglio del racconto è rigoroso e disincantato, tutto viene proposto allo spettatore con una chiarezza quasi didattica: i lampi dell’humor servono ad  abbassare la tensione, che in certi momenti appare allucinante.

Il pubblico del Summarte ha osservato un tacito silenzio durante tutta la proiezione: un chiaro segno dell’ interesse e dell’emozione.  “La Trattativa” difatti attrae lo spettatore con quella potenza magnetica che solo la verità può avere, dimostrando di essere una lezione di teatro-cinema davvero coraggiosa e ben fatta. Sabina Guzzanti è entrata in sala successivamente alla proiezione della sua pellicola, si è presentata vestita della schiettezza propria di coloro che, per dirlo alla maniera brechtiana, lottano tutta la vita e per questo sono indispensabili, di essere “indispensabile” lo sa anche lei: lo sa nel segno di quella intensa umiltà con cui  ha raccontato, in un breve excursus, le vicende travagliate che “La Trattativa” ha affrontato.

I film scomodi, è risaputo, non piacciono a chi ha da nascondere qualcosa, e l’Italia, purtroppo pullula di persone siffatte. Malgrado le varie difficoltà, la Guzzanti e il suo seguito sono riusciti a riportare al cinema, dopo che, nel mese di ottobre, fu tolto dalle sale italiane nel giro di una settimana (per motivi ancora oggi sconosciuti) , il loro docufilm, arrivando a farlo proiettare addirittura a Berlino e a Londra. Il dibattito con la Guzzanti ha assunto toni interessanti, soprattutto quando qualcuno tra il pubblico sommese ha iniziato a porle domande poco appropriate, avendola scambiata per Zarathustra ,anziché per una  regista grande, ma solo “umana”.

Un lunghissimo applauso  gli spettatori del Summarte hanno regalato alla cineasta quando, dopo che le è stata posta una domanda imbarazzante sul piano personale, lei ha risposto “so che nelle vostre zone si vota in base alla parentela, ma questo non è un criterio universale”. Ma anche lei ha capito, da quell’applauso, che anche nella nostra provincia la coscienza dell’opinione pubblica è sveglia, molto sveglia, quando è necessario, quando ci sono le occasioni che  costringono a interrompere il torpore.

L’incontro con la Guzzanti è stato un’occasione importante: sono certa che ce ne saranno altre. Settanta anni fa, la Liberazione e la ricostruzione dell’Italia ispirarono la stagione luminosa del cinema neorealista. Il film della Guzzanti dimostra che il neorealismo cinematografico è ancora attuale, può ancora dire molto: e dunque abbiamo il diritto di domandarci cosa è accaduto in questi 70 anni, e cosa doveva essere fatto, ma non è stato fatto.

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