«È morto nel giorno del Sabato Santo, ora sua madre Gina è come Maria ai piedi della Croce: deve continuare a credere».
È sabato Santo, il sabato dell’attesa… «tra poco il buio cederà posto alla luce, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga» (don T. Bello) ma il suono acuto dell’ambulanza incalza più forte, sino a stravolgere l’attesa di quanti amano Antonio.
Era buono Antonio, amava la vita e la musica, era gioviale e generoso, sempre sorridente, un’anima sola con la sua dolce Maria, affetto e devozione verso la sua cara mamma Gina; ad entrambe, con il suo vivere, gridava “riconoscenza” e “condivisione” e con entrambe aveva costituito un’intesa tale per cui ogni cosa la si decideva in armonioso accordo.
Sì, perché da quando erano partiti per il cielo Pietro, fratello e figlio, e poi Michele, padre e marito, Antonio e Gina andavano ricostruendosi insieme un futuro di vera speranza nell’autentico “Nonostante tutto”, mentre Antonio e Maria progettavano la loro famiglia.
Mai mancava Antonio di restituire l’amore ricevuto da Gina, con frasi e lettere in occasioni particolari o leggere e profonde attenzioni come un cornetto il giorno della festa del papà o la mimosa alla festa della donna, un bigliettino alla festa della mamma o un semplice “ti accompagno “o “non ti preoccupare …lo faccio io …! “ .
Di Maria era un innamorato fresco, giocoso ed armonioso, con lei e per lei tenero punto di riferimento.
Ispirato dall’esempio di Gina sapeva donare a tutti il suo cuore e non solo, con affetto e semplicità, in piena sintonia con l’insegnamento evangelico tanto caro alla sua mamma: “Fa del bene anche a chi ti fa del male”.
In questo dolore rimane la nostra Gina, come Maria ai piedi della Croce, e le sue parole: “Dobbiamo continuare a credere, altrimenti che cristiani siamo? “ .
la comunità di San Sossio







