Tufano non ha frenato, la Opel Corsa con Alessandro Pepe alla guida e due bambini a bordo gli è arrivata addosso come un bolide. L’uomo al quale era stata ritirata la patente l’aveva richiesta una seconda volta ma la Prefettura gliela aveva rifiutata per “mancanza di requisiti morali”.

Una frenata lunga più di 34 metri. Alessandro Pepe, attualmente agli arresti domiciliari in ospedale accusato dei reati di omicidio stradale e lesioni, ha provato a rallentare prima dell’impatto contro la Yaris con alla guida Antonio Tufano, unica vittima dell’incidente. L’auto di Antonio, per la quale non ci sono invece segni di frenata, è stata investita in maniera violentissima dalla vettura proveniente dalla carreggiata opposta. Le parti anteriori delle due vetture si sono accartocciate e Antonio Tufano ha sbattuto la testa contro il vetro della sua Yaris.

È quanto risulta dai rilievi effettuati dai carabinieri sul luogo dell’incidente, via San Sossio. Alessandro Pepe è il primo arrestato in flagranza di reato per il nuovo reato di omicidio stradale. Sottolineiamo «in flagranza di reato» perché nei cinque giorni dai quali la legge è in vigore c’è stato anche un altro caso, a Roma, dove una donna alla guida di un Suv ha investito dei ciclisti in via Aurelia e poi è fuggita per poi costituirsi successivamente. Il «triste» primato spetta dunque a Somma Vesuviana. Il paradosso, il lato più triste di questa storia che è costata la vita ad un giovane di 28 anni e che avrebbe potuto diventare una tragedia ancor più grande per la presenza nell’auto killer di due bambini, è che Pepe al volante non doveva e non poteva esserci. La patente gli era stata ritirata, l’aveva richiesta una seconda volta ancora e la Prefettura gliel’aveva negata per “mancanza di requisiti morali”. Ma lui se n’era infischiato, addirittura assumendosi la responsabilità di trasportare in auto i nipotini. Adesso è ai domiciliari, piantonato dai carabinieri in ospedale e si attende che il gip convalidi l’arresto.










