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La Corte dei diritti dell’uomo: “discuteremo il ricorso dei licenziati Fiat”. La legale: “Espressero il loro dissenso”

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Il tribunale di Nola diede loro torto. Poi però la Corte di Appello di Napoli diede loro ragione. Ma alla fine, al terzo grado di giudizio, l’ultimo e definitivo giudizio in terra italica, la Cassazione li “bastonò” dichiarando giusto il licenziamento. Ora però c’è un barlume di speranza per i cinque operai licenziati dalla Fiat di Pomigliano nel giugno del 2014, silurati dall’azienda per aver simulato il suicidio di Marchionne con un fantoccio appeso a un patibolo e un funerale con tanto di bara e lumini accesi.  E’ la classica ultima spiaggia quella che i licenziati stanno cercando in terra straniera, a Strasburgo: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha infatti dichiarato ammissibile il loro ricorso contro il licenziamento. Ammissibile vuol dire che la richiesta per ottenere una sentenza importante che dichiari ingiusta la decisione della Fiat è fatta bene, che sarà discussa. Ultima spiaggia in terra straniera dunque per Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabricatore. Una nota di curiosità: la Corte europea dei diritti dell’uomo parla anche italiano. Il presidente è  di Napoli. E’ un giudice di alto livello: si chiama Guido Raimondi. Intanto il pool di avvocati  che stanno assistendo i licenziati Fiat,  spiegano meglio la sostanza della richiesta alla Corte europea. ” Il ricorso – dicono – è volto solo ad affermare la libertà di espressione del dissenso in Italia e in Europa. Intanto è stato considerato ammissibile dalla Corte attraverso il suo primo filtro, il primo vaglio. Poi verrà assegnato al giudizio. La nostra richiesta si basa sulla violazione dell’articolo 10 della convenzione europea dei diritti dell’uomo, che sancisce la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero e del dissenso. La Corte valuterà se questa libertà è stata compressa oppure no mediante la sanzione che gli operai hanno ricevuto”. Ci si chiede se ci siano precedenti o meno, ricorsi molto simili a quello appena ammesso . ” Ci sono precedenti, ma non analoghi- rispondono i legali- I ricorrenti hanno messo insieme nel periodo in cui avvennero i fatti una serie di manifestazioni del proprio dolore, del proprio dissenso. Rappresentarono un finto suicidio per un pentimento dell’amministratore delegato, non certo una volontà di uccidere. Quello era il drammatico periodo dei suicidi dei cassintegrati trasferiti da Pomigliano nel reparto confino di Nola. Loro hanno voluto esprimere un dissenso all’interno di un sistema. Il ricorso si basa sulla libertà di dissentire.  Presso la Corte europea si sono discussi casi assimilabili di dissenso verso personaggi politici. E’ Marchionne in Italia aveva certamente un rilievo anche politico “.

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