Il Maxxi di Roma ospita la mostra “L’Italia di Le Corbusier”, dedicata al rapporto con l’ Italia del genio francese, celebre architetto, urbanista, pittore e geniale pensatore del suo tempo.
L’ Europa sopravvissuta alla Grande Guerra usciva dal confitto devastata dai milioni di morti e dispersa nelle macerie disseminate in lungo e largo. Toccava rifondare un pezzo di mondo i cui valori e certezze erano stati pensati come incrollabili nei salotti dorati che avevano animato la belle epoque. La ricostruzione, umana, morale, ma anche fisica, finì per coinvolgere, ovviamente, anche le arti. In particolar modo toccò all’architettura, in quanto disciplina da sempre concreta, legata ai bisogni della quotidianità , ripensare la città e l’assetto urbanistico.
a tali premesse, negli anni Venti, nasceva il Razionalismo che, fondendo il meglio dell’arte, dell’industria e dell’artigianato, portava l’architettura verso un nuovo orizzonte: la perfetta identificazione tra funzione e forma, l’utilizzo di materiali di nuova generazione e il ricorso a volumi nitidi e semplici, rappresentarono gli elementi innovativi dell’ architettura corrente. Gropius, Breuer, e van der Rohe furono tra i promotori delle novità razionaliste sostenute attraverso il Bauhaus (Casa del costruire), palestra di intellettuali forgiati dal verbo della modernità , estesosi dalla Germania al resto d’Europa.
Queste originalissime esperienze di ampio respiro europeo, insieme alla Secessione viennese e alla frequentazione degli artisti innovativi di Berlino, esercitarono un’ influenza capitale per la formazione “irregolare” di Charles Edouard Jeanneret, meglio noto con lo pseudonimo di Le Corbusier, svizzero di nascita ma francese d’adozione. Creativo, dotato di una sensibilità e di una predisposizione particolare che lo spinse a studiare l’architettura dal vivo, attraverso i viaggi italiani, e non sui libri di scuola, Le Corbusier è il protagonista della mostra romana al MAXXI (“L’Italia di Le Corbusier”, dal 18 ottobre 2012 al 17 febbraio 2013), realizzata in collaborazione con la Fondation Le Corbusier di Parigi.
L’esposizione presenta un nutrito gruppo di opere, 300 fotografie e 320 documenti originali, che evidenziano l’impatto italiano sulla formazione dell’artista. Le sue molteplici visite, in cui, a più riprese, studia le architetture di Ravenna, Bologna, Milano, Genova, Pisa, Firenze e Siena, arricchiscono il suo carnet de voyage di schizzi, note e appunti su colori, forme e materiali utilizzati dai maestri dell’architettura. La mostra descrive puntualmente il legame di Le Corbusier con l’ Italia: dalla voglia di Jeanneret di cimentarsi in sempre nuovi progetti, nascevano quelli, mai realizzati, per il Centro Calcolo Olivetti di Rho e per l’Ospedale di Venezia degli anni Sessanta.
Il dialogo del genio francese col belpaese si snoda in un percorso tematico e cronologicamente scandito, ricco di suggestioni: i disegni prodotti durante il primo viaggio, in Toscana; gli schizzi delle architetture di Roma, di Pompei, di Pisa; gli studi sulle città italiane condotti presso la Bibliothèque Nationale di Parigi. E ancora i rapporti con gli architetti italiani del Razionalismo, tra cui Luigi Figini, Gino Pollini, Alberto Sartoris, Giuseppe Terragni, Piero Bottoni.
Le sue pioneristiche teorie hanno fondato la moderna architettura, basata su una rigorosa logica progettuale a cui Le Corbusier ricorreva in quegli edifici plasmati ad hoc sulla pelle del futuro fruitore, secondo il principio del doveroso rispetto delle sue esigenze.

