Le indagini della Sogin e dell’Anpa, l’Agenzia nazionale per l’ambiente, risalgono al 1993. Rilevarono la presenza sotto un campo coltivato di contrada Curcio, immediata periferia residenziale di Acerra, di fusti metallici con all’interno diluenti cancerogeni e letali come il tricoloroetilene e il tetracloroetilene. La messa in sicurezza e la bonifica dell’area fu poi affidata alla Jacorossi, società pubblica che fallì e che quindi non effettuò più i lavori di risanamento. Da allora sono trascorsi venticinque anni di silenzi e omissioni. Fino a qualche mese fa, quando cioè, sotto la pressione degli ambientalisti, il Comune si è deciso a emanare l’ordinanza di caratterizzazione e rimozione delle sostanze nascoste sotto la superficie del terreno. Stamattina dunque, alle nove, la società privata incaricata dai proprietari dell’appezzamento porterà le sue ruspe sul posto per dare il via allo scavo. E’ la prima volta che accade una cosa del genere ad Acerra, comune simbolo della Terra dei Fuochi. Finora qui non si era mai scavato per rimuovere le sostanze rilevate attraverso anni di carotaggi, di perlustrazioni con il metal detector, di fotografie aeree e satellitari ai raggi infrarossi. La notizia di questo primo, storico, scavo è trapelata ieri attraverso la testimonianza degli stessi operai della ditta che effettuerà la bonifica. Notizia confermata in modo ufficiale dalla consigliera comunale di opposizione Carmela Auriemma, del Movimento Cinque Stelle. “Dopo tanti anni si comincia in contrada Curcio”, afferma l’esponente consiliare. “Dobbiamo ringraziare il nostre vigile eroe, Michele Liguori – racconta Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra – è stato grazie al suo lavoro e al suo sacrificio che si darà inizio allo scavo in contrada Curcio. Ma c’è ancora tanto da fare”. Nel 2010 il poliziotto municipale “acchiappa discariche”, morto per un doppio cancro nel 2014, sequestrò l’area sospettata dando inizio alla lenta procedura burocratica culminata nell’ordinanza finalizzata allo scavo. Sul posto stamane dovranno recarsi anche la polizia municipale e le autorità sanitarie competenti. Il rischio è che durante le operazioni possa fuoriuscire del gas nocivo prodotto dalla presenza sotterranea delle scorie chimiche.Intanto ci sono altri posti che aspettano di essere risanati. La Regione Campania ha messo in campo 90mila euro per la caratterizzazione delle sostanze nocive nascoste nella grande discarica abusiva di Calabricito. Ma come Calabricito e Curcio esistono altre discariche della morte in questo territorio martoriato: Vasca del Padreterno, Lanciolla, Sagliano, Tappia. Sono almeno un centinaio da queste parti. A ciò si deve aggiungere il finto compost frutto della macerazione dei rifiuti versato tra il 2000 e il 2006 sui campi coltivati dai fratelli Pellini, gli imprenditori dello smaltimento in carcere per disastro ambientale. Ma la situazione più preoccupante riguarda la falda acquifera: è compromessa. Ma da queste parti tutti la usano per coltivare.
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