Nelle comunità legate alla montagna, come quelle vesuviane, la Candelora non è mai stata solo una data del calendario liturgico. È un segno nel tempo, una soglia simbolica che parla direttamente alla terra e a chi la abita. Qui il rito non nasce dall’astrazione, ma dall’osservazione paziente dei cicli naturali.
Ai primi di febbraio l’inverno non è finito, ma qualcosa cambia. Le giornate si allungano impercettibilmente, la luce resiste un po’ di più, la montagna comincia a “respirare”. La Candelora si inserisce esattamente in questo momento fragile, quando il buio non domina più in modo assoluto, ma la primavera è ancora una promessa incerta.
Per questo il rito della luce assume un valore che va oltre il sacro istituzionale. La candela benedetta diventa strumento di lettura del tempo agricolo. Luce accesa significa protezione, ma anche orientamento: indica che il ciclo della terra sta cambiando, che è tempo di preparazione, non ancora di raccolto.
Nella cultura contadina , la Candelora dialoga con i segni atmosferici. Il cielo, il vento, il sole o la pioggia di quei giorni vengono interpretati come presagi. Non si tratta di superstizione ingenua, ma di una forma antica di conoscenza simbolica, in cui l’uomo cerca di accordarsi ai ritmi della natura, non di dominarli.
La montagna, in questo contesto, non è semplice sfondo geografico. È soggetto rituale. È luogo confinante , più vicino al cielo, più esposto alle forze naturali, e quindi bisognoso di riti di protezione e purificazione. Accendere la luce alla Candelora significa anche riconoscere la potenza della montagna e stabilire con essa un patto temporaneo di equilibrio.
Il fuoco, ancora una volta, svolge una funzione apotropaica: scaccia il freddo, il buio, l’incertezza. Ma è un fuoco controllato, domestico, non distruttivo. È il fuoco che prepara, non quello che consuma. In questo senso, la Candelora segna il passaggio dalla fase dell’attesa a quella della vigile speranza.
Il cristianesimo ha dato a questo momento un nome e una narrazione teologica, ma il nucleo simbolico resta antico: la luce che purifica, che protegge il raccolto futuro, che accompagna l’uomo nel punto più delicato dell’anno agricolo. Non a caso, nelle case la candela della Candelora viene conservata e accesa nei momenti di pericolo, come se contenesse un tempo speciale, concentrato.
Così, tra montagna e campi, tra cielo e terra, la Candelora continua a vivere come rito di passaggio. Non celebra ciò che è già compiuto, ma ciò che sta per cominciare. È una festa di soglia, come molte tradizioni vesuviane: non chiude, apre. Non rassicura del tutto, ma accompagna.
E forse è proprio questo il suo significato più profondo: insegnare alle comunità a stare nel cambiamento, a riconoscere i segni deboli, a custodire la luce quando è ancora fragile.
Vincenzo Nocerino
(fonte foto: freepik)



