E’ stato un boss calabrese a dire a telefono “ Io rappresento la mafia originale, non la scadente”. Sono stati gli studiosi della camorra, Paola Monzini, Isaia Sales, Amato Lamberti, a spiegare che la camorra, come la mafia e come la ‘ndrangheta, a partire dalla fine della Prima Repubblica si articola su due livelli. I camorristi del primo livello – di serie A – stringono relazioni non più con i politici, ma con i burocrati della Pubblica Amministrazione, con gli imprenditori e con i funzionari del sistema finanziario.
Mentre apprendo dai telegiornali che tra la Germania e Crotone sono stati arrestate più di 150 persone, compresi due o tre sindaci, accusate di essere collegate, in un modo o nell’altro, alla ‘ndrangheta, penso alla memorabile lezione che Giuseppe Morabito, nipote, omonimo e erede di “ U Tiradrittu”, boss di Africo, impartì per telefono a un imprenditore che faceva finta di non aver sentito la “bussata” di 5.000 euro: “ Pè’, controlla ! Qua lo Stato sono io…Io sono la mafia originale, non la scadente.” Nello stesso articolo ( La Stampa, 5 luglio 2017) si parla di un quindicenne di Locri che consegna alla figlia di un boss detenuto, sua compagna di classe, una lettera per il padre: “ Vorrei mettermi a disposizione per voi e per la vostra famiglia.”.” E’ proprio la ragazzina a leggere la missiva con la richiesta di affiliazione al clan mentre si trova in auto con la madre”: e, mentre legge, la polizia ascolta e registra.
Giuseppe Morabito junior, che si fa chiamare Ringo e non porta più la coppola del nonno “ Tiradritto”, conferma con una capacità di sintesi degna di un professore universitario –un professore di serie A – le analisi condotte sulle nuove strutture della delinquenza organizzata da Diego Gambetta, da Carlo Marino, da Isaia Sales, da Amato Lamberti e da Paola Monzini che ha scritto lo studio più interessante sulle imprese della camorra vesuviana e nolana negli anni 1970-1990. Che non sono anni qualsiasi: sono gli anni in cui il Nolano divenne un “centro” strategico di attività produttive e di strutture commerciali.
Le organizzazioni criminali di serie A non puntano più sui politici, la cui inaffidabilità cresce di elezione in elezione, soprattutto dopo la fine della Prima Repubblica e dopo la dissoluzione dei partiti tradizionali e delle loro strutture. I politici “nuovi” non superano prove di selezione, non conoscono i ritmi del tacere e del parlare: spesso parlano “ a schiovere”, a vanvera. Le organizzazioni criminali di serie A puntano sulla burocrazia, sui funzionari che occupano la sedia giusta, dietro la scrivania giusta, che è quella su cui si preparano i bandi di appalto per le opere pubbliche. Le cronache sono piene di prove. Cronache dal Sud, e cronache dal Nord. La svolta, per il Nord, la segnò, nel 2015, un articolo di Luigi Ferrarella: “Eufemistico parlare ancora di infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord, se ad essere condannati per concorso esterno in associazione mafiosa sono un imprenditore che ha asfaltato le strade di mezza Lombardia e un direttore sanitario che nell’ Asl di Pavia amministrava un budget annuale di 780 milioni di euro per 530.000 cittadini…”(CdS, 3 maggio 2015). La ‘ndrangheta non era più solo “infiltrata”, ma occupava, platealmente, il centro del potere e degli affari.
Al Sud è routine: alla commissione parlamentare di inchiesta Raffaele Cantone, presidente dell’ Anac, ha raccontato che il bando per il “Cara” di Mineo – il noto centro di accoglienza per i migranti- “ ci sembrò un bando costruito per escludere la concorrenza…mancava soltanto che indicassero anche il nome del vincitore e quando sollevammo i dubbi ci fu un vero e proprio fuoco di sbarramento contro il nostro provvedimento, che fu oggetto di attacchi in alcune audizioni parlamentari.”( www. globalist.it 18 /5/ 17). Si creano “luoghi”in cui i burocrati della pubblica amministrazione, i funzionari del sistema finanziario, gli imprenditori,i delinquenti di serie A si incontrano e elaborano piani e progetti a lunga scadenza: in questo “mondo di mezzo” – così l’ha chiamato il boss romano Massimo Carminati – i politici entrano solo come figure secondarie, come forme di contorno. Chiedono posti di lavoro, qualche cadeau, pacchetti di voti, e in cambio sono pronti a impegnarsi, per esempio, perché sia cancellato il reato di concorso esterno all’associazione mafiosa. Insomma, sono “a disposizione” per l’opera di “pulitura”. Nell’anticamera di questo “mondo di mezzo” sono ammessi talvolta i delinquenti di serie B, il cui compito è quello di gestire gli affari tradizionali della criminalità organizzata, gli “spiccioli”: le tangenti, i furti, l’usura “piccola”, e, in qualche caso, la gestione delle macchine mangiasoldi nelle sale da gioco. I camorristi di serie B hanno il compito di fare “teatro” con frequenti apparizioni in pubblico, a scopo didattico: essi devono ricordare alla gente che la camorra c’è, e che tiene tutto sotto controllo, dalla strada ai salotti dei quartieri alti, dall’ ambulante che con il suo carrettino vende pizzette e “panzarotti” al ristorante alla moda. Talvolta, la camorra di serie B riceve l’ordine di far chiasso, di attirare su di sé l’attenzione per distoglierla da altre e più importanti faccende, di soddisfare, con qualche arresto chiassoso, la voglia di legalità dell’opinione pubblica. La massa si sazia anche di illusioni, e conviene accontentarla: l’Ordine della camorra provvederà a pagare il “mensile” al camorrista incarcerato.
La camorra di serie B può anche essere autorizzata a mettere le mani sul traffico degli stupefacenti. Ma questa è un’altra storia. Alla prossima.






