“Si è verificato un disastro ambientale straordinariamente grave e complesso. C’è stata una tale diffusione del danno capace di esporre al pericolo una collettività indistinta di persone con minaccia per la salute pubblica e per la pubblica incolumità”. E’ quanto scrivono i giudici della Corte di Cassazione che hanno appena fatto depositare le motivazioni della sentenza definitiva a 7 anni di reclusione a carico degli imprenditori del traffico di rifiuti nella Terra dei Fuochi, i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex maresciallo del nucleo informativo dei carabinieri di Napoli. La sentenza definitiva di condanna per disastro ambientale aggravato dei tre personaggi, tutti acerrani, attualmente in carcere, era stata emessa il 17 maggio scorso dalla Cassazione. Ora però, a distanza di sette mesi e mezzo, ne sono state rese note le motivazioni. Secondo l’alta corte, presieduta dal giudice della prima sezione penale Domenico Carcano, questa sentenza conferma “la diffusione e lo spandimento sul suolo di compost contaminato da idrocarburi in un quantitativo di portata davvero elevata e, soprattutto, lo smaltimento illecito di migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi”. Confermato dunque il fatto che i Pellini trasformassero i rifiuti provenienti dal nord Italia in un finto concime poi fatto spargere sui terreni coltivati di Acerra e della confinante Caivano. Vicende risalenti al periodo 2000-2006. “Attività di smaltimento illecito ripetute e continuative – aggiungono i giudici – che avevano assunto proporzioni enormi rispetto alle quali l’impossibilità di tracciare il ciclo e la vita del rifiuto stesso era funzionale alla concretizzazione di uno sversamento illegale che avveniva contaminando i suoli e l’ambiente in generale: volumi di rifiuti tali da risultare distruttivi”. Specificato inoltre che “l’equilibrio dell’ambiente è stato gravemente alterato trasformandone le caratteristiche e le vocazioni essenzialmente agricole in questo modo compromesse”. Non è finita. Richiamando la sentenza di secondo grado la Cassazione ha stabilito che “è stata compromessa anche la falda acquifera nelle aree di attività di questo smaltimento abusivo”. Particolari da pelle d’oca. “I rifiuti liquidi industriali – scrivono i magistrati – sono stati fatti risultare attraverso un falso giro di bolla come meri rifiuti acquosi e venivano usati come finto fertilizzante per le coltivazioni”. Ancora in base al dispositivo la prova del disastro consiste dunque nella portata del reato, scaturito da volumi praticamente “incalcolabili” di rifiuti. Si è chiusa quindi la prima fase dell’inchiesta sul traffico dei rifiuti in provincia di Napoli. C’è però un prossimo capitolo. E’ quello della confisca degli oltre 222 milioni di euro di beni (soprattutto ville, palazzi e case) sequestrati ai Pellini dalla Dda. Il 22 gennaio prima udienza al tribunale di Napoli. Ma gli inquirenti sono convinti che ancora altre ricchezze siano rimaste nascoste. “Faremo di tutto – preannuncia Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista – affinché i beni dei Pellini vengano confiscati e quindi usati per iniziare a bonificare il territorio: questa nuova battaglia sulle loro ricchezze sarà determinante “.







