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I ragazzi di due scuole di Ottaviano si confrontano con la storia della città

La mattina del 7 novembre i ragazzi dell’I.S. “Luigi de’ Medici” hanno visitato, a Ottaviano, piazza San Giovanni e la chiesa, e nel pomeriggio i ragazzi dell’I.C. “Domenico Beneventano” hanno ricordato in molti modi Mimmo che fu vittima della violenza camorrista e diede il nome alla loro Scuola. Hanno confermato, i primi, che aveva ragione Walter Benjamin: i luoghi e le immagini parlano; e hanno dimostrato, gli altri, che le parole di “commemorazione” trovano il loro significato autentico nelle note della musica.

 

Ho scelto come “corredo” dell’articolo la foto della statua del “togato” romano che si vedeva, molti decenni fa, insieme a statue “sorelle” sul muro di cinta del Palazzo Medici: ed è un’immagine, che anche “in assenza”, parla ancora e ci spinge a ricordare, a porre domande, a rendere complessa la lettura della storia di Ottaviano. Aveva ragione Remo Bodei: le cose e le immagini hanno una loro vita, parlano, ci costringono ad ascoltare e a interrogarci. Nella Chiesa di San Giovanni (immagine in appendice) i ragazzi hanno appreso che il quadro dell’altare maggiore – il San Giovanni che predica alle turbe- è forse del De Matteis , sono stati sollecitati a notare la nuda spalla della donna “orante” nell’angolo in basso della tela- l’angolo di “ingresso” del nostro sguardo -,  sono stati informati delle vicende di cui fu protagonista e “vittima” il telero del soffitto, il crollo nell’ottobre del 1929, l’incompetenza del restauratore Eberardo Perrone che rimontò male il telero, dopo averlo coperto con un marasma di pennellate. Hanno appreso, i ragazzi, che l’altare maggiore, del sec. XVII, era un raro esempio di altare di legno, dipinto in modo da sembrare di marmo: ma nel 1854 un architetto ottajanese rovinò il capolavoro, sostituendo il paliotto di legno con lastre di vero marmo. Hanno prestato attenzione, i ragazzi, alla “tensione” del “Cristo crocifisso” che nei primi anni del ‘600 la famiglia sarnese degli Scudieri donò alla chiesa, e hanno osservato i segni del sapiente restauro condotto da Umberto Maggio. La loro attenzione era stata accesa all’inizio della visita, quando avevano appreso che sotto il pavimento delle cappelle erano stati seppelliti, fino ai primi anni dell’’800, i “notabili”, mentre sotto i basoli della piazza avevano trovato sepoltura gli “umili”: e questo accadeva in tutte le chiese più importanti. Questo particolare i ragazzi non solo non l’hanno dimenticato subito, come spesso accade, ma è stato il filtro attraverso il quale hanno percepito tutte le altre immagini che ad essi sono state mostrate e commentate nella chiesa. E’ stata una preziosa esperienza. Accompagnavano i ragazzi le docenti Annamaria Napolitano, Stefania Di Lauro, Alexsandra Mauro, Autilia Arpaia e i docenti Savino Alaia e Salvatore Nappi. Merita un sincero “grazie” anche il Dirigente Vincenzo Falco, sapiente promotore di progetti.

Nel pomeriggio i ragazzi dell’“I.S. Domenico Beneventano” hanno celebrato, in molti modi, l’eroe di cui la Scuola porta il nome:con brevi discorsi, con cartelli “segnati” da parole cariche di significato (vedi immagine in appendice), ricordando che il seme della giustizia nemmeno la violenza può renderlo sterile, leggendo qualche poesia di Mimmo. I ragazzi della “Beneventano” e quelli che rappresentavano altre scuole di Ottaviano hanno anche recitato  una “scena” che ruotava intorno a uno di loro, chiamato a interpretare, vestito da medico, Mimmo, che era medico. I ragazzi hanno ascoltato con attenzione i discorsi della sorella di Mimmo, del sindaco di Ottaviano, dell’assessore alla Scuola, di altri politici, locali e regionali, e hanno sopportato anche il mio discorso, che è stato brevissimo, perché a Mimmo – l’ho detto a voce alta – non piacevano i fiumi di parole. Ma a Mimmo Beneventano la “sua” scuola ha reso l’omaggio più intenso e commovente con i brani musicali eseguiti dall’orchestra dei ragazzi dell’Istituto: e quelle note, svolgendosi armoniosamente nel silenzio incantato dei presenti, hanno trasmesso a tutti il “senso” prezioso di un ricordo che non solo non si spegne, ma diventa di giorno in giorno più profondo e apre, realmente, il cuore e l’intelletto degli studenti. I docenti tutti della scuola e la Dirigente prof.ssa Anna Fornaro meritano un sincero grazie.

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