I Governatori, lo sviluppo del Sud e i giovani in fuga.

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Dalla riunione di Napoli nuovi scenari nei rapporti  tra Regioni e Governo. Ambiente, infrastrutture, inclusione  priorità per lo sviluppo. 

L’incontro di Napoli dell’altro giorno dei governatori del Mezzogiorno forse ha aperto uno scenario nuovo nei rapporti tra centro e periferia. Una piccola svolta chissà, nel panorama delle politiche territoriali rivendicate e mai del tutto attuate sotto l’impulso dei territori. Dal 2016 il Sud è alle prese con uno squilibrio economico e culturale con caratteristiche diverse dal passato. La sua classe dirigente è costretta a modificare la qualità  delle richieste, ad intraprendere cammino ad alto rischio. Il contesto è favorevole. Da un anno e mezzo nel Mezzogiorno cresce il numero dei giovani laureati specializzati  che scappano dalle città, ma aumenta il prodotto interno lordo. Seppure di pochi decimali. C’è più produzione, ma meno occupazione qualificata. L’ultimo rapporto Svimez ha certificato questo stato di cose inatteso, del  quale i governatori devono tenere conto. Ancora di più, poiché hanno in tasca una montagna di denaro pubblico dal governo e dall’ Unione Europea. I dati sulla disoccupazione giovanile meridionale al 40 per cento, restano la cartina di tornasole di un disagio  intergenerazionale. Ma quella forza lavoro ora può essere impiegata dove nasce e dove, per lo più, vorrebbe restare. Il prodotto pro capite del Sud è ancora la metà di quello del Nord. Se i denari che la “lontana Roma” ha deciso di destinare all’area Mezzogiorno saranno ben utilizzati, in fretta, lo squilibrio potrà dissolversi. È qui che lo scenario si fa interessante. Di cosa c’è bisogno e in quanto tempo? Per troppi anni le soluzioni sono state di tipo industriale, manifatturiero, prodotte da culture inconsapevoli (?) dei danni all’ambiente, alla qualità della vita, con dispendio di denaro pubblico . L’orizzonte di oggi considera proprio l’ambiente, la difesa del suolo, il patrimonio storico- artistico, l’arredo urbano. Una specie di contrappasso con guasti da riparare e attrazioni da offrire. Anche delle infrastrutture, certo. In sostanza si deve puntare ad un intreccio di fattori che favoriscano la produzione della ricchezza.  Si stenta a credere – e all’estero ce lo dicono apertamente – per quale ragione questo orizzonte non lo abbiamo osservato prima. L’esaltazione delle città più belle del mondo, dell’ospitalità, del calore umano, diventano pura retorica dinanzi a scempi colossali, a mezzi di trasporto inadeguati, a monumenti devastati, a quartieri senza inclusione sociale. Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha detto che non si può fare la guerra della modernizzazione con i vecchi  soldati. Niente di più vero, soprattutto quando con i patti territoriali di  Renzi e i nuovi  fondi europei, le Regioni hanno tra le mani armi nuove e potenti. Di soldati giovani e preparati ce ne sono a migliaia. Vengono arruolati da eserciti stranieri per fare quelle cose di cui qui c’è tanto bisogno. Sforziamoci di pensare positivo e immaginiamo che i generali italiani a capo delle Regioni  del Sud, nei prossimi mesi reclutino subito i nuovi soldati per fare meglio dei loro simili stranieri.

 

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