Somma Vesuviana: il circolo “PER” sostiene l’iniziativa interparrocchiale per il bene comune
Pomigliano D’Arco, aggredito e ferito un guardiano notturno. Rubati borsoni con bandiere del Napoli
A distanza di pochi giorni dall’ultimo furto avvenuto ai danni di due anziani a Pomigliano d’Arco, nella notte tra il 28 e il 29 gennaio si è verificato un episodio molto simile, che ha coinvolto anche un innocente finito in ospedale. Nonostante la recente istituzione delle zone rosse, tra i cittadini resta ancora viva la sensazione di non essere al riparo da nuovi episodi di violenza e furti
Alcuni malviventi incappucciati avrebbero aggredito un guardiano notturno, sulla cinquantina, in servizio presso l’ex scuola calcio Romano, nella Masseria Chiavettieri. L’uomo ha riportato escoriazioni al volto ed è stato trasportato all’ospedale di Nola per ulteriori accertamenti.
Dopo l’aggressione, i criminali si sarebbero impossessati di alcuni borsoni contenenti bandiere del Napoli.
Secondo quanto emerso, non solo Pomigliano d’Arco ma anche i comuni limitrofi hanno registrato un aumento di atti vandalici e rapine, alimentando paura e preoccupazione tra cittadini e commercianti.
A questo proposito si è espresso il comitato “Pomigliano Sicura”, che ha chiesto interventi immediati da parte delle istituzioni, tra cui un rafforzamento delle pattuglie e un incremento dei controlli sul territorio, soprattutto nelle ore serali e notturne. Il comitato ha inoltre avviato una raccolta firme per sollecitare azioni concrete a tutela della sicurezza cittadina.
Casoria, crollo palazzo: via a sopralluoghi nella zona cedimento e alla messa in sicurezza
Via Cavour, vertice decisivo in Prefettura: via ai sopralluoghi nella cavità sotto l’area del cedimento e alla messa in sicurezza dei fabbricati coinvolti. Bene: “Regia istituzionale per uscire dall’emergenza”
«L’incontro svoltosi questa mattina presso il Palazzo di Governo rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di gestione dell’emergenza conseguente al crollo della palazzina di via Cavour». Così il sindaco di Casoria Raffaele Bene commenta la riunione convocata dal Prefetto di Napoli S.E. Michele di Bari, alla presenza di tutte le istituzioni coinvolte e di una delegazione del “Comitato Danneggiati di Via Cavour” .
«Desidero innanzitutto ringraziare il Prefetto di Napoli – prosegue il sindaco – per il costante coordinamento, la disponibilità e l’attenzione concreta dimostrata fin dalle prime ore successive all’evento. La Prefettura ha garantito una regia istituzionale indispensabile per affrontare una situazione complessa e delicata come quella che stiamo vivendo».
Nel corso dell’incontro è stato annunciato che, nei prossimi giorni, sarà finalmente effettuato il sopralluogo congiunto nella cavità sottostante l’area del cedimento, attualmente sottoposta a sequestro. L’attività vedrà la partecipazione del Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dalla Procura, dei Vigili del Fuoco e dei tecnici comunali, dopo il rinvio causato dalle avverse condizioni meteo.
«Questo sopralluogo – spiega Bene – è un passaggio decisivo, perché consentirà di avviare i primi interventi di messa in sicurezza. L’obiettivo è permettere, in tempi compatibili con le verifiche tecniche, il rientro dei residenti negli altri fabbricati coinvolti nel crollo».
Parallelamente proseguono le verifiche geognostiche in Vico VII Padre Ludovico da Casoria, necessarie a programmare le opere di consolidamento. «Stiamo procedendo con la massima prudenza – sottolinea il sindaco – perché la sicurezza delle persone viene prima di ogni altra valutazione».
Il primo cittadino ha poi ringraziato l’Assessore regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta per il supporto continuo garantito alla popolazione, il Comandante dei Vigili del Fuoco Giuseppe Paduano, le Forze dell’Ordine, l’ASL Napoli 2 Nord e i volontari della Protezione Civile.
«Continua il presidio assistenziale presso la biblioteca comunale, è attiva la tendostruttura della Protezione Civile in piazza, ed è garantito il supporto psicologico regionale e dell’ASL. Inoltre – conclude Bene – abbiamo disposto l’installazione di un sistema di videosorveglianza e il rafforzamento dei controlli antisciacallaggio. Il Comune di Casoria resta al fianco dei cittadini, con responsabilità, trasparenza e impegno quotidiano».
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La leggenda di Louis Armstrong: la favola moderna di Filomena Carrella
Affrontare il tema del razzismo nella società odierna, vuol dire prendere coscienza che l’odio e la discriminazione verso il “diverso” non si sono mai placati. Le forme in cui questo fenomeno si manifesta oggi rispetto al passato si sono solo evolute. E’ cambiata la diffusione del pregiudizio, rendendola in certi casi più rapida e capillare veicolata, in gran parte, dalle nuove tecnologie e dai social network. Dall’altro canto, la cronaca ci racconta ancora numerosi fatti di violenza tra omicidi, microaggressioni, attacchi verbali, manifestazioni razziste. Situazioni incresciose che si ripetono nel tessuto sociale internazionale, ma anche italiano.
Come dimenticare, l’omicidio di Emmanuel Chidi, migrante nigeriano ucciso nel 2016 vicino a Fermo in un episodio di odio razziale segnalato dalle autorità, o il caso di Alika Ogorchukwu, un venditore ambulante nigeriano assassinato nel 2022 mentre lavorava, dopo essere stato aggredito e picchiato in pieno giorno sulle strade di Civitanova Marche.
Un contesto che continua a influenzare le relazioni sociali, svuotando di senso il principio di uguaglianza, che è alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), in cui l’Articolo 1 stabilisce che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Proprio per questo diventa necessario interrogarsi sugli strumenti capaci di contrastarla.
La musica assume un ruolo fondamentale in questo discorso, perché il suo è un linguaggio universale che, nel tempo, ha saputo sfidare barriere di ogni natura – culturali, sociali ed etniche – , trasformandosi in un mezzo di resistenza, ma anche di memoria collettiva e, soprattutto, di pace. Nel Novecento, infatti, molti artisti afroamericani la usarono per dare voce alle ingiustizie subite. Fu un modo per parlare alla coscienza collettiva e tentare di rimodellarla. Il jazz, nato nelle comunità nere di New Orleans, divenne una vera e propria risposta contro l’oppressione di intere generazioni. Brani come Strange Fruit di Billie Holiday e Mississippi Goddam di Nina Simone divennero potenti denunce, incarnando la determinazione di un intero movimento.
Così, quando guardiamo alla figura di artisti come Louis Armstrong, non possiamo limitarli al ruolo di intrattenitori. La sua arte ha attraversato frontiere, lingue e culture, mostrandosi al mondo come ambasciatore di pace. Il suo non è stato solo un successo artistico, ma ha raccontato una storia di trasformazione, prima di tutto personale, e poi collettiva.
Ci vorrebbe un libro… per parlare ai giovani di come la lotta al razzismo non sia un concetto astratto o lontano, ma una battaglia quotidiana da condurre con consapevolezza, dove anche la musica abbia un ruolo, quello di alleato! E’ ciò che si propone la scrittrice, giornalista e musicista Filomena Carrella in “La leggenda di Louis Armstrong. La musica oltre il razzismo” edito IOD.
L’autrice racconta una favola moderna in cui la musica si fa simbolo di speranza e riscatto, attraverso la straordinaria vita di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, nato in povertà in un contesto sociale segnato da discriminazioni e intolleranza.
«Il mio è un libro che si presenta come una favola per ragazzi, ma è basato su tanta storia e tanta ricerca. Louis nasce nel pieno del razzismo americano, nel 1901, e da emarginato diventerà, alla fine, un ambasciatore di pace nel mondo. – Ci ricorda Carrella – La sua vera fortuna è stata la cultura e capire che attraverso la scrittura e la lettura poteva far conoscere la sua voce senza ricorrere alla violenza.»
Armstrong affronta fin da bambino un mondo dominato dal razzismo, ma paradossalmente sarà proprio da un episodio di discriminazione che riceverà lo “strumento” – la tromba – che trasformerà la sua esistenza. «Non ha mai conosciuto suo padre. Era stato arrestato giovanissimo, perché rubava, non andava a scuola. – Ci racconta l’autrice. – Era considerato ormai perso. Aveva tutte le carte negative: nero, poverissimo, nato in un’America profondamente razzista. Tutto lasciava pensare che sarebbe finito ucciso o in galera. E invece la situazione si ribalta completamente.»
ll libro intreccia la storia personale dell’uomo e le tappe della sua carriera con il contesto più ampio della lotta per i diritti civili. « Nel libro ho inserito anche un po’ di favola. La figura fondamentale diventa quella di un prete, padre. Ed. A volte ci sono religiosi, di qualunque religione, purché parlino al cuore, che riescono davvero ad avvicinare le anime. Quando un ragazzino è rinchiuso in riformatorio, io credo non esista punizione più triste e più dura. Eppure questo prete riesce ad aprirgli gli occhi, a fargli capire che può cambiare, e come. C’è quasi una “evangelizzazione”, nel senso più umano del termine: prima gli fa capire che non sa leggere e scrivere e che, senza questo, non potrà mai essere nessuno nella vita. Poi gli apre le orecchie e gli dice: “Ma tu lo sai che forse hai una voce particolare?”. All’inizio Louis quasi si beffa di lui, ma da lì partono i primi segnali.»
Ma perché tra tutti gli artisti, Filomena Carrella ha deciso di raccontarci proprio di Louis Armstrong? Ce lo ha spiegato lei stessa. «La mia formazione professionale è, prima di tutto, musicale: sono una pianista. Louis Armstrong ha rivoluzionato il palcoscenico della musica a livello mondiale. Da giovanissima mi sono innamorata della sua figura e, soprattutto, della sua forza: dell’esempio straordinario che ha lasciato a tutte le generazioni del mondo. Louis Armstrong non è partito da zero, ma da sotto zero, ed è diventato il numero uno al mondo. Nella sua vita ci sono stati momenti durissimi, ma anche eventi decisivi. La fortuna ha avuto un ruolo, certo, ma va capita.»
Attraverso le pagine emerge un artista che ha saputo trasformare il dolore, regalando al mondo capolavori immortali come What a Wonderful World, una canzone il cui messaggio di bellezza e speranza ha contribuito a superare divisioni e a unire le persone.
«Ho voluto scrivere questo libro e dedicarlo a tutti quei ragazzi che, a volte, si sentono persi, scoraggiati, o pensano di essere nati nel Paese sbagliato o nella famiglia sbagliata. – Ha dichiarato la scrittrice – La storia ce la facciamo anche noi. La vita dona, ma bisogna saperla vedere e saperla prendere.»
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Giochi nuovi, che sembrano venire dal passato: l’estetica “Vaporwave” e il design delle slot
Dimenticate le slot di un tempo, quelle fatte di campane dorate e frutta nei rulli, suoni tradizionali e casinò scintillanti. Il design di oggi è diverso e a prima vista sembra indie, alternativo, con uno stile visivo che richiama la vaporwave, la synthwave e più in generale l’estetica retro-futuristica. Una scelta che, ovviamente, non è solo estetica, ma rappresenta una precisa strategia di mercato per intercettare una nuova generazione di giocatori cresciuta tra pixel art, cultura pop anni Ottanta e nostalgia digitale.
Prima di tutto però cerchiamo di chiarire alcuni aspetti: cosa si intende per vaporwave? Stiamo parlando di un movimento artistico e musicale che si sviluppa nei primi anni 2010, recuperando elementi grafici e sonori degli anni Ottanta e Novanta e rielaborandoli in chiave nostalgica e surreale. Neon, tramonti digitali, statue classiche, glitch visivi e palette cromatiche dominate da viola, turchese e rosa acceso sono diventati simboli riconoscibili di un linguaggio visivo nuovo e allo stesso tempo “vecchio”. La synthwave, invec30colonne sonore dei videogiochi e dei film di fantascienza di un tempo, creando atmosfere immersive e malinconiche allo stesso tempo.
Un immaginario artistico che ha un potenziale incredibile, che è stato così intercettato dalle nuove piattaforme di giochi gratis, che lo hanno trasformato in uno strumento capace di rendere il prodotto più vicino alla sensibilità estetica dei giocatori più giovani, in particolare quelli che provengono dal mondo del gaming. Case di produzione come Nolimit City hanno costruito parte della propria identità proprio su questo approccio visivo aggressivo e fuori dagli schemi e sono nati così titoli come Punk Rocker o Tombstone RIP, che presentano interfacce cariche di dettagli, animazioni dinamiche e una direzione artistica che ricorda più un videogioco indie che una slot tradizionale.
Un altro esempio significativo è Thunderkick, che vanta produzioni che si distinguono per uno stile grafico estremamente curato, spesso caratterizzato da ambientazioni surreali e palette cromatiche fortemente identitarie. Qualche titolo? Pink Elephants o Esqueleto Explosivo sono slot che mostrano un approccio artistico che mescola ironia, design minimalista e richiami alla cultura pop, avvicinandosi alla filosofia visiva tipica dei videogiochi indipendenti, dove l’aspetto estetico diventa parte integrante della narrazione. In tutto questo anche l’aspetto sonoro gioca un ruolo fondamentale: le colonne sonore synthwave, fatte di bassi pulsanti e melodie elettroniche nostalgiche, contribuiscono a rendere l’esperienza immersiva, trasformando la sessione di gioco in qualcosa di più vicino a un’esperienza videoludica. Appare evidente che il design retro-future non sia solo una moda passeggera, ma rifletta un cambiamento più profondo nel modo in cui le slot vengono concepite. I modelli grafici standard vengono abbandonati, perché nel mercato online serve distinguersi, “bucare” lo schermo. Ecco allora che l’estetica diventa uno strumento di storytelling e di costruzione dell’identità del brand, capace di fidelizzare i giocatori attraverso un linguaggio visivo riconoscibile.
A suon di pixel art e di melodie anni 80, il confine tra slot e videogiochi stia diventando sempre più sottile. E l’influenza delle tendenze artistiche contemporanee e della cultura gaming sta ridefinendo l’immaginario del settore, trasformando le slot in prodotti che puntano non solo sulla meccanica del gioco, ma sull’esperienza estetica complessiva. Un punto di forza per un comparto che si apre al futuro, ma che non dimentica da dove viene.
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