A Somma c’è una vera scuola di artisti di strada
Il teatro comico di strada a Somma Vesuviana ha radici antiche. Molti sono stati, infatti, gli interpreti di questa forma d’arte che trae origine dai filosofi greci e dell’antica Roma. Oltre ai drammi e alle commedie, nell’antichità si svolgevano vere rappresentazioni di strada, spesso dedicate a Dioniso, dio greco del vino e del teatro. Non è un caso che a Somma siano state rinvenute statue e altre emergenze archeologiche riferibili proprio a Dioniso.
La tradizione degli interpreti di strada, poi, è continuata nelle epoche successive con i giullari, i menestrelli, i trovatori, il Carro di Tespi e i cantastorie, fino ad arrivare ai giorni nostri. Nell’epoca moderna ancora si ricordano le filastrocche di Don Liborio Occhialoni, che era solito esibirsi nei tram e nei vagoni della Circumvesuviana.
I comici di strada erano dei veri e propri artisti. Si dividevano in macchiettisti, virtuosi della parola, e in buffi, specializzati nella mimica. In genere scrivevano lunghi testi con doppi sensi di natura erotica, politica, sociale ed economica, spesso accompagnandosi con strumenti popolari ritmici. Nella nostra città ci sono stati molti e generosi interpreti.
Più di sessant’anni fa si formò a Somma la “Paranza dei guaglioni”, così chiamata per la giovane età dei componenti. Maestro e comico è stato Nunzio Ragosta, che si serviva anche dei testi scritti da sua sorella Titina. Nunzio, di professione fabbro, ha poi avuto una lunga carriera di interprete della canzone classica napoletana, che ancora continua.
Negli anni Sessanta impazzava il trio comico formato da Vincenzo, detto “Palloncino”, che con i suoi amici Francesco e Renato deliziava i paesani nelle feste di compleanno e nei cortili. Palloncino era anche un provetto fotografo e imponeva la sua forza comica nelle feste di matrimonio o di comunione.
Famoso all’epoca era anche Mimì Auriemma, detto “Moccia Moccia”, di cui le cronache ricordano lazzi e battute. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, nelle feste dedicate alla Madonna di Castello, imperversava un capocomico chiamato “Matrisciano”, proveniente da Pomigliano, che ancora tanti ricordano.
Comico di strada a tutti gli effetti è anche Ciro Ragosta, detto “Ninetta”, dal nome di un componimento dedicato a una donna. Ragosta ha scritto bellissime filastrocche in rima, recitate in diverse occasioni conviviali.
Un maestro del teatro buffo è stato anche Gerardo Valletta, detto “Bacchicco”, che, oltre a essere un cantante e un capo paranza, è stato un grande animatore del teatro di strada.
Gli annali ricordano anche le vicende comiche e le parodie scritte da Vincenzo Capasso, al secolo “Vicienzo o Viariello”. La sua canzone più famosa resta sicuramente ’E scunusciuti do Casamale, che racconta a modo suo la discesa delle Paranze da Castello. Molto apprezzate sono state anche le esibizioni rumorose, eseguite da Vincenzo Capasso solo con la bocca e le gote. La sua arte ha impressionato perfino il compianto attore Antonio Casagrande, che ha assistito meravigliato alle sue esibizioni.
E non è finita. Ai tempi nostri sono ancora vivi i ricordi delle parodie, delle canzoni, delle rime e degli strambotti scritti da “Michele e Zeza”, sostenuti con piglio poetico dal compianto Pietro Secondulfo.
E chissà quanti altri.
Insomma, gli esponenti del teatro comico di strada a Somma Vesuviana sono così numerosi da rappresentare una vera scuola. È un peccato che nessuno se ne sia accorto, per rinverdire o recuperare questa tradizione. A Somma, però, purtroppo la memoria è considerata cosa futile e inutile, che non ha il diritto di essere valorizzata.
(FONTE FOTO: RETE INTERNET)



