IPer il momento è saltato il progetto del primo parco pubblico nella città tristemente nota per essere stata capitale nostrana del cemento selvaggio. È stato chiuso il cantiere, inaugurato tre anni fa dai bambini delle scuole e dal presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo. Un progetto importante: il primo polmone verde in un mare di cemento, al posto di una fabbrica dismessa da tempo immemore. Ma si è ritirata la V.C. srl di Napoli, la ditta a cui il Comune aveva affidato i lavori, per un importo di 2 milioni e 700mila euro, dopo aver pagato 3milioni e mezzo di esproprio ai costruttori casalnuovesi proprietari della fabbrica. Troppi intoppi e troppi inghippi avrebbe incontrato la V.C. sul percorso che avrebbe dovuto trasformare la ex fabbrica di pentole “Moneta” in un’area della città finalmente vivibile. << L’impresa non ce l’ha fatta e si è ritirata – spiegano dall’ufficio stampa del sindaco, Massimo Pelliccia – è stato trovato amianto nel sottosuolo per cui la società non può sopportare i costi dei lavori di bonifica >>. Comunque per la verità, nel rapporto consegnato al Comune dal direttore dei lavori, l’architetto Sergio Wirz, è scritto sostanzialmente che << la gran parte delle opere finora svolte, tutte consistenti nella sola demolizione della ex fabbrica, è stata appannaggio di un sub appalto affidato dalla stessa ditta che si è appena ritirata >>. E si tratta di un sub appalto molto “chiacchierato”. Si perché il sub appalto che ha ricevuto dalla società di Napoli il compito di demolire è un’azienda di costruzioni del Casertano il cui titolare è stato indagato nel 2012 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per i suoi rapporti con il boss di Pignataro Maggiore, Pietro Ligato, considerato dagli inquirenti testa di ponte dei corleonesi e del clan Nuvoletta di Marano. Ma questa è un’altra storia. << O forse no – affermano alcuni consiglieri comunali che vogliono conservare l’anonimato – dobbiamo vederci chiaro in questa faccenda. Non deve finire qui >>. A ogni modo, sempre nel rapporto che spiega i motivi ufficiali del flop del parco pubblico, l’architetto Wirz afferma che è stato il ritrovamento di alcune vasche di amianto contenenti all’interno liquidi chimici a rappresentare una sorta di ostacolo invalicabile a causa dei costi di bonifica e delle prescrizioni tecniche da adottare per la rimozione. Da più parti però la domanda sorge spontanea: << Non si poteva prevedere prima dell’inizio dei lavori la presenza di amianto, visto che La Moneta era una fabbrica di pentole risalente a 60 anni fa, periodo in cui il pericoloso isolante era ancora ben lungi dall’essere messo al bando ? >>. Su questo punto la replica dell’addetto stampa del sindaco è stata sicura e anche documentata: << I geologi che hanno effettuato i carotaggi nel 2012 non hanno rilevato la presenza di amianto >>. Sembra incredibile ma è così. L’amministrazione comunale infatti afferma di essere in possesso del documento che dimostrerebbe quanto sostiene. Un’affermazione che per motivi cronologici fa ricadere la responsabilità principale del flop sul sindaco precedente, Antonio Peluso, attuale consigliere comunale di opposizione. << Comunque rifaremo la gara d’appalto – l’annuncio dal municipio – il cantiere del parco riaprirà >>.








