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Fiat, la vittoria di Mignano e compagni: le reazioni a caldo. DeMa raggiante

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Parla l’avvocato Marziale: “Sono stati reintegrati grazie alla nostra Costituzione e all’articolo 18”.      

Per loro sono scesi in campo intellettuali, artisti, magistrati del calibro di Erri De Luca, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Marco Travaglio, Ferdinando Imposimato e tanti altri. Anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, li ha sostenuti dal primo momento, fino alla sentenza di ieri della corte di Appello di Napoli, che consentirà ai cinque operai licenziati dalla Fiat di Pomigliano il 24 giugno del 2014 di rientrare in fabbrica dopo due anni e quattro mesi di purgatorio, senza soldi e con famiglie da sfamare. Nelle giornate che precedettero il licenziamento, gli operai, tutti cinquantenni, del reparto logistico Fiat di Nola, Marco Cusano, Antonio Montella, Roberto  Fabbricatore e Massimo Napolitano, insieme a Mimmo Mignano, collega già licenziato dalla Fiat di Pomigliano sin dal lontano 2006, avevano dato il via a una serie di manifestazioni, sia davanti al reparto logistico di Nola che davanti alla Fiat di Pomigliano, allo scopo di protestare contro i suicidi di due operai del reparto nolano, Pino De Crescenzo e Maria Baratto, finiti in cassa integrazione da molto tempo prima di togliersi la vita. I cinque attivisti dei Cobas si erano stesi sulla strada imbrattati di vernice rossa, come suicidi grondanti sangue. Poi hanno inscenato un suicidio eccellente, quello dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, con un fantoccio raffigurante l’amministratore delegato appeso a un patibolo e un finto testamento in cui l’ad si dichiarava “sinceramente pentito per tutte quelle morti di operai”. Infine, ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano, il “funerale” del manager, con bara e lumini accesi. Manifestazioni che secondo la Fiat non avevano nulla di politico o di sindacale ma che alimentavano un clima violento, da anni di piombo, oltre a ledere la sensibilità e l’onorabilità del datore di lavoro. Posizione questa ribadita dal tribunale di Nola, che per due volte ha dato ragione all’azienda. Ma la seconda sezione Lavoro della corte di Appello di Napoli ha ribaltato tutto. “E’ libertà di critica: devono tornare in fabbrica”, la sentenza che ora apre nuovi orizzonti sul fronte politico e sindacale.

“Il nostro primo pensiero va a Pino De Crescenzo e a Maria Baratto – dichiara a caldo Mimmo Mignano, 50 anni, sotto le mura di palazzo San Giacomo – io sto vivendo da cinque mesi in un’automobile. Ho una maglietta che non mi sono mai voluto togliere perché reca la scritta dell’articolo 21 della Costituzione. Intanto è un momento bellissimo, anche sotto il profilo personale – si sfoga Mignano –  perché sono licenziato dal 2006, da dieci anni! Ora voglio tornare nel mio reparto, la lastrosaldatura di Pomigliano. So che lì stanno stanno festeggiando. Però mi porto addosso il peso di un fallimento familiare ed economico. Ma mi chiedo: perché questo accanimento sulla mia persona, sul mio fisico, sui rapporti con mia figlia di nove anni? Perché Marchionne ce l’ha tanto con me? Per non parlare – confessa Mignano – del cosiddetto “fuoco amico”. Penso allo Slai Cobas, che non ha voluto firmare l’appello per il nostro rientro: si è messo fuori della storia”.

Gli avvocati sono chiari. “Quello che la corte d’appello afferma – spiegano Pino Marziale e Patrizia Totaro, i legali del lavoro che hanno curato il ricorso per il reintegro – è che queste manifestazioni non sono ascrivibili all’offesa gratuita ma a una posizione politica ed ecco che manifestazioni apparentemente lesive dell’onorabilità sono invece manifestazioni che hanno finalità di critica sindacale e politica costituzionalmente garantita”.

Estremamente soddisfatto il sindaco de Magistris:”E’ una sentenza che restituisce dignità al lavoro perché un lavoratore può essere licenziato se non lavora ma non se critica le politiche aziendali del datore di lavoro. In un’epoca di costante destrutturazione dei diritti, tra i quali soprattutto i diritti del lavoro questa sentenza sa di giustizia. Dobbiamo essere tutti grati ai 5 lavoratori del comparto logistico di Nola della Fiat di Pomigliano d’Arco”.

 

 

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