E’ la cifra di due anni e mezzo di nuova attività automobilistica a Pomigliano. Soddisfatti i sindacati firmatari dell’accordo che proprio con l’utilitaria portò allo stravolgimento delle relazioni sindacali e alla rottura con la Fiom.
All’una e mezza di oggi pomeriggio la moderna catena di montaggio della fabbrica di Pomigliano ha sfornato la Panda numero 500mila. Si tratta di un evento scaturito da quel mezzo milione tondo tondo di “pezzi” e che, se non altro, costituisce comunque uno di quei momenti su cui riflettere. Certo, si è ben lontani dagli annunci di Marchionne, che il 14 dicembre del 2011, giorno del lancio della vettura, aveva ipotizzato tra le 250mila e le 300mila utilitarie all’anno. Molto probabilmente in quell’occasione l’ad di Fca non aveva previsto il crollo economico delle famiglie italiane, crollo che ormai già all’epoca stava dando una delle peggiori prove di sé. Però se non altro una certa produzione a Pomigliano c’è stata. Ma nulla a che vedere con il recente e più che glorioso passato delle Alfa Romeo 159, 147, Gt e 156. Però, c’è da ribardirlo, qualcosa c’è stato. Anche se la media di 142mila vetture all’anno, il trend produttivo in discesa e i numeri degli ancora troppi cassintegrati non lasciano affatto pensare a un futuro radioso. “Il risultato è importante – commenta intanto Raffaele Apetino, della segreteria provinciale Fim Cisl – nonostante questi anni di crisi del settore auto. Adesso non è più rinviabile l’aggiunta di un’ulteriore prospettiva industriale, con nuovi modelli anche di fascia premium per completare il rilancio dello stabilimento iniziato nel 2010”. La nuove versione Panda, in formato “KWay, sta tirando la piccola volata estiva. “FCA – precisa però Luigi Mercogliano – ha i mezzi per dare il via a nuove produzioni, anche a Pomigliano. Ma queste decisioni devono essere ben calibrate e adeguate alle condizioni di mercato. Ovviamente se Pomigliano dovesse diventare punto di riferimento anche del mercato estero, com’è successo per Melfi, allora le cose non potranno che migliorare”. .



