Temporanea contrazione del mercato. Dopo che l’impianto è stato chiuso per un mese.
La fabbrica della Panda resterà chiusa in cassa integrazione il 28 e il 29 settembre prossimi. L’utilitaria made in Pomigliano fa dunque registrare una lieve battuta di arresto e questo capita dopo che l’impianto partenopeo ha già visto le produzioni ferme per quasi un mese, dal 27 luglio al 25 agosto. Tutti stop a ogni modo preceduti, a giugno, da due giornate si recupero di straordinario al sabato. La sensazione è quindi di una ripresa delle attività in chiaroscuro a Pomigliano, con l’altalena di picchi e discese. Ma il sindacato Fim-Cisl, l’organizzazione più rappresentativa del sito napoletano, non vede affatto nero sulle prospettive del comparto automobilistico campano. ” Le nuove produzioni Alfa, imminenti a Cassino, potranno saturare l’occupazione entro i prossimi due anni anche a Pomigliano “, prevede Fernando Uliano, della segreteria nazionale Fim. Uliano ha pure giudicato positivamente l’intenzione, annunciata recentemente dall’ad di FCA, Sergio Marchionne, di giungere a un accordo di fusione con il colosso americano General Motors. Per quanto riguarda invece le fermate congiunturali di settembre per l’auto di punta del comparto italiano, la Panda appunto, Raffaele Apetino, coordinatore provinciale della Fim per il settore auto, spiega in un comunicato che ” i due giorni di chiusura in cassa integrazione ordinaria per lo stabilimento di Pomigliano, nonostante volumi che nel primo semestre del 2015 sono migliori del 2014, sono lo specchio di un mercato italiano dell’auto a cui è rivolta in prevalenza la Panda, che ancora non è in piena ripresa rispetto ad altri paesi dell’Europa. Adesso – conclude Apetino – è fondamentale che FCA completi il piano presentato a Detroit rilanciando Pomigliano, migliore stabilimento del gruppo, per consolidare la prospettiva industriale e occupazionale del siti partenopeo “.









