Da appena due giorni l’ex storico leader della Fiom, Maurizio Landini, è stato eletto alla guida del più grande sindacato italiano, la Cgil. Di lui è ancora vivo il ricordo delle lotte dei metalmeccanici Cgil ingaggiate fuori e dentro la Fiat di Pomigliano contro l’estromissione dalla fabbrica automobilistica voluta dall’ormai defunto amministratore delegato Sergio Marchionne. Intanto la Fiom è rientrata già da alcuni anni nello stabilimento, grazie a una leggendaria sentenza della Corte Costituzionale. E stamane c’è stato uno stato un altro scossone nella fabbrica della Panda. Alle 10 i delegati della Fiom hanno fatto partire uno sciopero chiesto dai dieci operai del settore manutenzione stampi, nello strategico reparto presse, in funzione a ciclo continuo. I lavoratori protestano contro quella che definiscono ” una palese cattiva gestione della rotazione nella cassa integrazione”. << C’è – racconta Mario Di Costanzo, della Fiom di Pomigliano – chi va spesso in fabbrica e non è quasi soggetto alla cassa integrazione, chi ci va meno spesso e chi poi ci va pochissimo. Inoltre queste ingiustizie nella rotazione della cassa si riverberano in modo negativo anche sulla turnistica generando problemi di affaticamento e confusione nei reparti più caratterizzati dai turni >>. Per effetto degli ultimi accordi sindacali sulla carta praticamente quasi tutti i 4700 dipendenti dell’impianto di Pomigliano dovrebbero sottoporsi in egual misura alla cassa integrazione a rotazione. Ma da tempo si lamentano sperequazioni nella gestione dell’ammortizzatore sociale. Ammortizzatore che scadrà in via definitiva nel settembre di quest’anno. Ma i nuovi modelli per la produzione dell’impianto napoletano non sono ancora in vista.



