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Interrogazione parlamentare del vicepresidente della Camera.  

“Ho chiesto in più occasioni di poter visitare la centrale termoelettrica di Acerra ma l’azienda ha sempre risposto picche con la scusa di non potermi ospitare per motivi di sicurezza dovendo procedere alla manutenzione dell’impianto”.  Luigi Di Maio tuona contro la Friel, la centrale a biomassa di Acerra, che produce energia elettrica dalla combustione di olio di palma. Un impianto  contestatissimo dagli ambientalisti della zona, che parlano di “emissioni inquinanti pericolose dal camino, emissioni ben oltre i limiti del sopportabile”. Intanto il vicepresidente della Camera nonché leader del Movimento Cinque Stelle raccoglie il grido di aiuto sollevato dagli ecologisti spedendo al governo una interrogazione a risposta scritta dettagliata quanto inquietante.  All’interno si riporta anche una denuncia che parla di una contaminazione da sostanze non meglio specificate, una contaminazione che ha avvolto in uno strato oleoso gli alberi che si trovano attorno alla centrale a olio di palma.

Ecco il testo integrale dell’interrogazione di Di Maio:

“Sul territorio del comune di Acerra, in provincia di Napoli, dal 2008 è in attività una centrale termoelettrica a biomassa liquida di proprietà della «FRI-EL Acerra SRL». E alimentata a olio di palma (Crude Palm Oil) e la sua capacità installata complessiva, pari a 74,8 megawatt, fa dell’impianto di Acerra la seconda maggiore centrale termoelettrica a olio vegetale d’Europa.
All’interrogante negli ultimi mesi sono giunte ripetute segnalazioni contenenti le denunce che alcuni ambientalisti di Acerra (Napoli) hanno inviato negli anni scorsi a una pluralità di istituzioni tra cui la procura della Repubblica, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il sindaco, gli assessori comunali e alcuni dirigenti amministrativi del comune di Acerra, la provincia di Napoli, la regione Campania, l’ARPA Campania e l’ASL Napoli 2 Nord.

In tali denunce si chiedeva alle istituzioni destinatarie di procedere alla sospensione dei provvedimenti autorizzativi che consentono l’attività della FRI-EL sulla base di alcune deduzioni e osservazioni puntualmente argomentate in tali denunce; in particolare, nella denuncia inoltrata da alcuni Comitati di cittadini in data 24 ottobre 2012 si argomenta la richiesta di sospensione dell’attività della FRI-EL poiché: «esercita una attività insalubre senza aver effettuato la preliminare caratterizzazione del suolo in area SIN; non ha mai esibito un parere di compatibilità ambientale o l’AIA della precedente attività; ha usato olio di palma contenente PCB; presumibilmente emette sostanze oleose che si depositano su alberi e balconi; non si è verificato dove defluiscono gli scarichi dei fluidi di esercizio; non sono controllate le qualità e le provenienze degli altri oli vegetali alternativi all’olio di palma (potrebbero essere oli esausti); non si è verificato l’inquinamento acustico con il piano di zonizzazione; non si è verificato dove si depositano e si smaltiscono i rifiuti industriali; non si è verificato l’aumento di diossina dovuto al traffico degli oli. Si rammenta che ai sensi dell’articolo 328 del codice penale, in piena armonia con l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute pubblica come valore primario, il mancato intervento è contemplato quale omissione di atti di ufficio con specifica responsabilità in capo ai soggetti destinatari»;
Desta particolare impressione la denuncia di alcuni abitanti della zona di via Seminario ad Acerra secondo i quali viene rinvenuta una coltre oleosa sul fogliame degli alberi e/o sulle colture orticole localizzate nel comprensorio nord di Acerra.

Al fine di chiarire la situazione fino ad ora descritta, l’interrogante ha inoltrato – per il tramite della segreteria – in due occasioni richiesta alla FRI-EL di poter effettuare una visita presso lo stabilimento; nel luglio 2015, i responsabili dello stabilimento hanno respinto la richiesta poiché all’epoca sarebbero state svolte non meglio precisate «attività di manutenzione straordinaria che, per evidenti ragioni di sicurezza, limiterebbero fortemente la visita della centrale alle sole aree amministrative e di controllo. Sarà nostra premura ricontattarLa non appena ultimati i lavori di cui sopra al fine ai fissare una nuova data»; a novembre 2015, non ricevendo alcun contatto, l’interrogante ha inoltrato ulteriore richiesta di visita, nuovamente respinta poiché, secondo quanto riferito, «le attività di manutenzione straordinaria dell’impianto, più complicate di quanto inizialmente previsto, non sono ancora ultimate e siamo costretti a differire ulteriormente la visita».

Poiché ad oggi la FRI-EL non si è fatta viva, a distanza di sei mesi dal primo contatto parrebbe all’interrogante emergere in tutta evidenza un intento dilatorio degli amministratori con riferimento alla richiesta di visita, gettando così pesanti ombre sulle accuse formulate dai comitati ambientalisti dell’acerrano; se il Governo sia a conoscenza di quanto segnalato in premessa e se non ritenga di dover svolgere – per quanto di competenza e anche con l’ausilio del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente – degli accertamenti finalizzati a chiarire la piena corrispondenza delle attività dello stabilimento FRI-EL di Acerra con quanto previsto dalla normativa vigente”.