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Detti, ripetuti e contraddetti” della settimana: la discoteca di Corinaldo e il Poliambulatorio di Ottaviano

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La rubrica nasce dalla mia convinzione che il vero problema della comunicazione non è il sospetto che ci siano in giro “fabbriche della verità”, ma è l’incapacità di quasi tutti noi di portare a termine un discorso sviluppandolo nel rispetto della logica. E’ sempre più diffusa la tendenza a parlare per “sentenze”, come i predicatori, a rifiutare il contraddittorio, a usare un solo tono di voce, quello alto, del giudice o del “qui comando io”. Le strade dell’ironia le percorrono in pochi, perché il solo sentiero di accesso è l’autoironia, che è esercizio per molti versi assai difficile, e soprattutto è indigesto. Il titolo della rubrica ricorda quello del più noto libro di Karl Kraus, terribile Maestro di satira, di polemica e “demoniaco” creatore di aforismi (il “demoniaco” lo usa il curatore dell’edizione “Adelphi” di “Detti e contraddetti”).

 

La morale è un arnese di scasso che ha il pregio di non venir mai abbandonato sul luogo del delitto.

Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini.

 

Per quattro giorni la stampa e i frequentatori dei “social” hanno cercato di individuare i colpevoli della strage in discoteca a Corinaldo. I primi a salire sul banco degli imputati sono stati, ovviamente, gli organizzatori dell’evento e i gestori del locale, accusati, prima di tutto, ma non solo,  di aver venduto più biglietti di quanti ne consentisse la capienza. Ma quanti fossero questi biglietti in più e se altri giovani siano entrati all’ultimo momento, anche senza biglietto, nessuno lo sa con certezza. Poi è salito sul banco il ragazzo armato di spray al peperoncino: forse uno solo, forse un gruppo, che si serviva dello spray per portar via telefoni e catenine d’oro. Ma che ci facevano tanti ragazzini in quella discoteca, di notte, in attesa che arrivasse il trapper Sfera Ebbasta? E  le avete sentite le canzoni, chiamiamole così, di questo “artista”? L’indagine dei pubblici ministeri che affollano la rete e i giornali incominciava a colorarsi di “sociale”: erano chiamati sul banco gli “adultescenti”, gli adulti che si illudono di vivere, attraverso i figli, una perenne adolescenza, gli adulti che non sanno dire di no, e con loro i docenti, la scuola, e l’artista stesso, nelle canzoni (?) del quale un esorcista, Don Antonio, vede la presenza di Satana. Il quale Satana mi pare che si faccia vedere troppo in giro, in questi giorni.

Insomma, la tragedia di Corinaldo incominciava a delinearsi come l’ “exemplum” di una fondamentale questione sociale e culturale: il che  ha indotto Aldo Cazzullo a scrivere, sul “Corriere della Sera” del 12 Dicembre: “ Non mi permetto di giudicare i trapper. Se suscitano emozioni, se hanno successo, ci sarà un motivo. Chiediamoci però che generazione sta venendo su, educata non dai genitori e tanto meno dalla scuola e dalla parrocchia, ma dalla rete: meravigliosa opportunità, che però sta facendo alla convivenza civile più danni di qualsiasi scoperta della storia.”. Si poteva aprire una discussione importante: ma sul “Corriere” del12  la tragedia della “Generazione Lanterna Azzurra” risulta già retrocessa a pag.24, anche se qui il ritratto del ragazzo di 17 anni accusato di aver usato lo spray si arricchisce di particolari nuovi: nella stanza del “residence” di Senigallia in cui egli abita insieme con due maggiorenni sono stati trovati 200 gr. di cocaina,  lui si fa chiamare “Escobar”, e le condizioni della sua famiglia sono segnate dal disagio. Poi leggi qualche “pensiero” che ai ragazzi morti hanno dedicato sui “social” i loro amici, e vedi che avrebbero potuto scriverli anche i ragazzi di trenta anni fa: “Adesso eseguirai i tuoi volteggi con gli angeli” ha scritto un’amica di Asia, la ragazza di 14 anni che frequentava il liceo linguistico e dedicava il suo tempo libero alla ginnastica artistica, e Marco così ricorda Daniele, che ha girato l’ultimo video pochi minuti prima di morire: “Non riesco ancora a credere che non potremo più prenderci in giro come solo noi sapevamo fare.”.

Tra poco tutto verrà dimenticato, e la tragedia si ridurrà a una nota di cronaca.  Le note di cronaca non registreranno  problemi, e dunque non dovremo perdere tempo a tentare di capire, e a cercare soluzioni.

***

A proposito di soluzioni. Come si sa, a Ottaviano è stato chiuso il Poliambulatorio Specialistico di via San Leonardo e gli utenti ottajanesi sono costretti a rivolgersi agli uffici e alle strutture che funzionano in località Foce, a Palma Campania.Secondo i consiglieri di opposizione, non è stata una sorpresa: in un suo “post” il dott. Andrea Nocerino ha ricostruito analiticamente le fasi della vicenda, a partire dall’aprile 2015, e ha ricordato che già nel 2016 alcuni servizi importanti, come l’ufficio per il rinnovo delle esenzioni, era stato trasferito “di fatto” a Palma Campania. Con una lettera del 7/12/ 2018, inviata a tutte le autorità competenti, i consiglieri di minoranza propongono che il Comune metta a disposizione dell’Asl i locali dell’ex convento “Ave Gratia Plena”, in via Salita San Michele. Il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, ribatte, con un “post”, che quelli dell’opposizione sono arrivati secondi, perché lui, il sindaco, già aveva provveduto a mettere a diposizione dell’Asl l’edificio. Si accende la polemica, sulla rete e sui “muri” della città: notevole, dal punto di vista storico- letterario, è l’accusa di fare “populismo spicciolo sui social”(proprio così, se la memoria non mi inganna) che il sindaco rivolge a chi sostiene che l’Amministrazione non abbia saputo programmare e fornire soluzioni in tempo utile.

Mi interessa sapere chi è stato il primo a proporre la soluzione dell’“Ave gratia plena”, e dunque chiedo al sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, di pubblicare la lettera, datata e protocollata, con cui mette a disposizione dell’ Asl lo storico edificio di via Salita San Michele.

 

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