Dati migliori rispetto al Nord secondo la Svimez. Più consumi, ma occupazione e infrastrutture restano le priorità.
C’è qualcosa che fa ben sperare per l’autunno del Mezzogiorno. I consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,7 con il pil positivo in tutte le Regioni. Nel 2015 il Sud ha beneficiato, comunque, della chiusura della programmazione dei Fondi europei 2007-2013 liberando ottimismo. Ad alimentare queste speranze per prossimi “mesi positivi”, non sono né il premier Matteo Renzi, né i governatori meridionali. E’ la Svimez che ha diffuso i dati della sua ultima indagine. Passata la pausa estiva i numeri iniziano ad essere studiati. I fondi europei hanno reso più dinamica la spesa pubblica favorendo maggiore circolazione di denaro. Ma il Sud, pur restando in larga parte indietro rispetto al Nord, cresce più del Nord stesso. La dinamica studiata attesta come settori portanti l’agricoltura e il turismo. Arretrano i consumi di energia, si divora più suolo, non decolla la corretta gestione dell’ambiente, l’apparto industriale stenta ad uscire da un lunghissimo tunnel, ma qualche speranza i ricercatori la diffondono. La Svimez rilancia la ricetta degli interventi pubblici. Tanto per non essere fraintesa. I fondi strutturali – con lo strascico polemico per tutto ciò che non è stato investito – si confermano acceleratori di spesa. L’esempio di maggiore attenzione a queste risorse da parte dei poteri locali e una programmazione seria, sono la soluzione per togliere al Mezzogiorno il manto di area malata di burocrazia e inefficienza. E’ documentato che la Basilicata è la Regione più brava. Dietro Campania, Molise, Abruzzo. Sicilia e Calabria crescono dell’1,5% e dell’1,1%, grazie alla loro agricoltura. L’anno si chiude, insomma, con segni positivi. Non è certo che il 2017 avrà lo stesso trend di un Pil al + 1%. Da Napoli in giù le famiglie hanno consumato a mani basse, certo, e Svimez certifica consumi pro capite pari al 67,9% di quelli del Centro-Nord. La disoccupazione ha avuto una leggera riduzione, ma è pur sempre la priorità. L’ottimismo per una conferma di questi dati anche per l’anno prossimo è affidato a investimenti di ogni genere. Non bastano quelli pubblici. Come sta cercando di fare la Confindustria di Vincenzo Boccia, anche i privati dovranno capitalizzare ed in fretta. Si può puntare su infrastrutture strategiche che incoraggino le nuove imprese industriali, riducendo sprechi e passaggi burocratici inutili e dispendiosi. A leggere bene i dati, è il modo migliore per non lasciare la ricerca in un elegante volume- arredo.



