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Comitati per l’acqua pubblica contro De Luca e la Gori

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Opere idriche regionali e nomina del nuovo Cda Gori, i Comitati attaccano: “Mentre i politici regionali pensano ad occupare le poltrone, il passaggio degli impianti porterà nuovi aumenti tariffari del 30%. Ora più che mai è tempo di liquidare il carrozzone Gori”

Si apre un nuovo fronte nella lunga vicenda della gestione del servizio idrico in Campania. Stavolta al centro dell’interesse della rete dei comitati per l’acqua pubblica la recente delibera con cui la giunta De Luca trasferisce al gestore Gori le opere idriche di rilevanza regionale. Si tratta di numerosi sistemi di adduzione delle acque, collettori ed impianti di depurazione delle acque reflue, realizzati nel corso dei decenni con investimenti pubblici dalla Cassa del Mezzogiorno e fino ad oggi gestiti dalla Regione, che ne sopportava anche parzialmente il costo che in tal modo non si scaricava sulle tariffe.

Il trasferimento degli impianti così porterà i cittadini dell’area vesuviana, nolana e dell’agro nocerino – sarnese a pagare oltre alla gestione clientelare e inefficiente della GORI anche le clientele ed i guasti prodotti dalla Regione, arrivando a tariffe da capogiro in cambio di servizi inefficienti. Tariffe che sono destinate ad avere nuove e ancora più forti impennate: i comitati civici temono nei prossimi aumenti del 30% proprio a causa del contestato passaggio degli impianti regionali al gestore privato.

“Una decisione grave e inaccettabile – sottolineano gli attivisti della Rete civica per l’acqua pubblica – con questa delibera i cittadini rischiano di pagare ancora una volta le conseguenze di assurde scelte clientelari perseguite dagli amministratori regionali dagli anni novanta ad oggi, anche con il complice beneplacito dei sindacati confederali”.

E sulla maxi-inchiesta aperta della Corte dei conti sul danno erariale di 500 milioni di euro provocati dal gestore Gori, rincarano la dose:  “Bisogna fare subito chiarezza e individuare tutte le responsabilità. A pagare deve essere quella cricca di privatizzatori che denunciamo da sempre, composta da politici, burocrati, affaristi che lucrano sulla pelle degli utenti, costruendo carriere dorate facendosi beffa delle leggi e ignorando la volontà popolare”. Ad aggravare la situazione “l’assoluta mancanza di democrazia nelle scelte – denunciano ancora i comitati – visto che i sindaci e gli enti locali non sono stati minimamente coinvolti, visto che l’Ato3 Sarnese-Vesuviano è guidato da un commissario che dovrebbe occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione e non può certo preoccuparsi della nomina dei nuovi vertici di Gori SpA, il cui consiglio d’amministrazione è scaduto in queste settimane. I politici regionali si preoccupino di come attuare il referendum per l’acqua pubblica, non pensino ad occupare poltrone di società private il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti e restituiscano alle amministrazioni locali le competenze sul servizio idrico”. L’unica via di uscita rimane la messa in liquidazione del colabrodo Gori e la creazione di un’azienda speciale che garantisca pienamente la gestione interamente pubblica e partecipata del servizio idrico.

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