Abbiamo incontrato Marianna Scagliola, autrice del romanzo “una famiglia allargata, cane compreso”. Un grande successo che vede la cara e bella Napoli, ancora una volta come protagonista culturale.
1. Qual è il motivo per cui ha scelto quell’immagine familiare?
«Il libro è nato da un racconto, non sono partita subito con l’idea di fare un romanzo. Era un racconto umoristico poi, da quel racconto ho cominciato a sviluppare questa idea della famiglia in quanto, mi veniva più facile immaginare delle scene divertenti in questo ambito».
2. Che valore ha il cane nel racconto?
«Il cane è il fulcro del romanzo. Lui determina il cambiamento. Infatti, ho parlato del mio libro come un pet friendly proprio perché senza il cane non avrebbe ragione d’esistere. Concetta, la moglie del protagonista, utilizza il cane per farsi ascoltare. Le manie dei protagonisti sono esasperate dalla mancanza di comunicazione che c’è nella famiglia, dunque, questa incomunicabilità trova poi soluzione con l’amore verso il cane».
3. Napoli come protagonista. Come valuta il successo di Napoli soprattutto dal punto di vista cinematografico e letterario?
«Napoli merita tutto il successo. Purtroppo, solo negli ultimi anni è stata rivalutata. È una città che non si finisce mai si scoprire. Infatti, nel mio libro ci sono delle parti descrittive che ho volutamente inserito in quanto, questa città ha tante ricchezze a partire da quelle paesaggistiche. Io nutro un amore profondo per Napoli, mi meraviglio di come possa essere stata così infangata».
4. Come si fa a spiegare a chi non è napoletano purosangue cosa significa la vera passione per il calcio e per la difesa dei colori della propria vita?
«Ho cominciato a seguire il Napoli da molto piccola perché i miei genitori erano molto tifosi. Questa passione l’ho vissuta come un ‘trait d’union’ con la famiglia. Infatti, aspettavo la domenica, insieme agli altri componenti per ascoltare le partite ed immaginare i goal. È difficile spiegare perché sono emozioni che bisogna vivere».
5. Come la famosa arte dell’arrangiarsi si è traslata ai nostri giorni?
«È una grande capacità che abbiamo noi napoletani. Non è l’arte di fare i truffaldini, come spesso viene definita da qualche malpensante, ma è la capacità di mettersi in discussione di fonte a situazioni estreme. Ho visto molte aziende che hanno dovuto reinventarsi, anche a causa della pandemia, ed è lì che emerge la genialità e la voglia di fare».
6. Come concilia la banca e la letteratura?
«Ho cominciato da piccola. Mio nonno scriveva commedie che venivano messe in scena in maniera del tutto artigianale ovvero, nel cortile di casa. È stato, dunque, mio nonno a trasmettermi l’amore per la scrittura. Questo libro l’ho scritto di notte per conciliare il tutto. Quando c’è la passione, il tempo lo si trova».
7. Ha nuovi progetti in vista?
«In realtà, i lettori hanno voglia di ridere, infatti, mi hanno chiesto un seguito, ma attualmente sto lavorando ad un altro romanzo basato sul black humor».
Fonte foto: studio fotografico Sebastiano Longano






